24 April 2008

Il Network dei Tecnologi dell’Architettura progetta il Futuro

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Il Forum coordinato da Virginia Gangemi e Roberto Palumbo con la presenza del Ministro Luigi Nicolais

Dopo due seminari costitutivi tenuti lo scorso anno presso le sedi universitarie di Firenze e di Lecco, SITdA – la Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura – è giunta al suo convegno fondativo intitolato “L’invenzione del futuro†e organizzato a Napoli all’inizio dello scorso mese di marzo.
La Società costituita da docenti universitari, ricercatori e cultori della materia afferenti all’area della Tecnologia dell’Architettura vuole essere un riferimento per chi desideri guardare al futuro come campo aperto di acquisizione di saperi e di operatività, affidandosi allo strumento della ricerca multidisciplinare; con le due intense giornate di lavori essa ha inteso assumere un volto riconoscibile all’esterno, fuori dall’esclusiva dimensione accademica per aprirsi all’incontro con i diversi livelli della realtà, incrociando cammini ed esperienze, vigile nel recepire le peculiarità e le esigenze del mondo contemporaneo.
Tale volontà di apertura e di dialogo è stata rispecchiata dalla struttura stessa del convegno suddiviso in quattro tavoli di discussione iniziale, dedicati alle differenti declinazioni del rapporto tra tecnologia dell’architettura e governo dei progetti complessi, e in un forum conclusivo dal titolo “La qualità dell’ambiente costruito: gli scenari della ricerca europea e il ruolo della Società Italiana di Tecnologia dell’Architetturaâ€.
In specifico la prima sessione ha visto confrontarsi quattro docenti membri di SITdA con altrettanti rappresentanti di istituzioni e associazioni sui seguenti temi: gestione degli appalti e progettazione esecutiva; innovazione tecnologica e competitività; sostenibilità e consumo delle risorse; domanda di management del processo edilizio e nuovi modelli di offerta.

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Romano Del Nord relatore della “sfida†Gestione degli appalti e progettazione esecutiva

Dal dibattito è emersa una chiara analisi della complessità della realtà globale contemporanea e del ruolo che in tale contesto la Società della Tecnologia può giocare offrendo le sue competenze per sostenere lo sviluppo futuro con la forza delle idee ma anche con la concretezza del saper fare. D’altra parte, sin dagli anni ’60, quando la Tecnologia dell’Architettura si è costituita come disciplina caratterizzante il campo progettuale, il suo interesse si è rivolto principalmente al tema di un’innovazione strategica capace di dar forma alla realtà costruita risolvendo molteplici problematiche: dall’inserimento dell’architettura nel contesto ambientale, fino alla valorizzazione del dettaglio esecutivo.
Oggi, di fronte alle sfide del terzo millennio, tale vocazione trova un nuovo significato e una nuova forza nella mission di una Società che, più di ieri, desidera superare la classica contrapposizione tra la dimensione della “teoria†e il piano della “praticaâ€, tra la libera creatività ideativa e l’azione costitutivamente compromessa con il mondo materiale e con la dimensione problematica ad esso legata. SITdA insomma nasce come occasione di promozione, confronto e sperimentazione per trovare risposte realistiche al progetto, soluzioni pensate e responsabili che non intendono rinunciare a sognare, ma che vogliono farlo con concretezza, confrontandosi con la multiscalarità dello scenario globale e contribuendo all’operatività delle trasformazioni in atto.

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La sala affollata del Centro dei Congressi

SITdA è un network di forze intellettuali pronto a progettare il futuro, anche cogliendo la specificità di un momento storico che ha bisogno di ritrovare fiducia in tale prospettiva. Un network che, come detto, trarrà nutrimento proprio dal contatto con la realtà e dalla possibilità di essere incisivi nello sviluppo dell’ambiente costruito: tutto ciò grazie ad un impegno collettivo e condiviso di tutte le realtà accademiche che fanno parte della rete, degli ormai numerosi soci sostenitori e di quanti vorranno accompagnare il cammino dell’associazione interagendo attivamente con essa.

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Membri del Network Tecnologi. (Da sinistra) Claudio Claudi de Saint Mihiel, Gabriella Caterina, Paolo Felli, Fabrizio Schiaffonati

Durante il convegno di Napoli la Società ha conferito la nomina di socio onorario al professor Eduardo Vittoria e ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo già operativo sulle iniziative da avviare nel prossimo triennio, tra le quali emergono l’apertura di tavoli di consultazione con Ministeri, Regioni, Enti pubblici e privati, industrie e associazioni di imprese sulle più significative sfide legate al settore delle costruzioni, delle infrastrutture e dell’ambiente; la costituzione di commissioni di esperti per promuovere i diversi punti della missione strategica della Società dei Tecnologi; la realizzazione di una nuova rivista scientifica nel dominio dell’innovazione tecnologica per l’ambiente costruito.

Membri del consiglio direttivo SITdA
Paolo Felli, Presidente – Università di Firenze
Alfonso Acocella, Vice Presidente – Università di Ferrara
Maria Rita Pinto Tesoriere – Università di Napoli Federico II
Corrado Baldi – Politecnico di Milano
Maria Cristina Forlani – Università di Chieti-Pescara
Rosario Giuffrè – Università Mediterranea di Reggio Calabria
Mario Losasso – Università di Napoli Federico II
Fabrizio Orlandi – Università di Roma La Sapienza
Roberto Pagani – Politecnico di Torino
Fabrizio Schiaffonati – Politecnico di Milano
Ferdinando Terranova – Università di Roma La Sapienza

Davide Turrini

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18 April 2008

Giunta esecutiva SItdA

In data 7 Aprile 2008 nella prima riunione del Consiglio direttivo di SITdA – formato dai membri eletti nell’Assemblea dei soci svoltasi a Napoli l’8 Marzo 2008 – si è proceduto alla elezione della Giunta esecutiva avente il compito della gestione ordinaria della SITdA onlus.

Tale Giunta esecutiva – composta dal Presidente, dal Vice Presidente, dall’Amministratore Tesoriere e da un Segretario cooptato dal Presidente fra i Soci e senza diritto di voto – è formata da

prof. PAOLO FELLI Presidente SITdA
prof. ALFONSO ACOCELLA Vice Presidente SITdA
prof. MARIA RITA PINTO Tesoriere SITdA
prof. MARIA DE SANTIS Segretario SITdA

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17 March 2008

L’invenzione del futuro: un’arte del costruire

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Eduardo Vittoria

Negli anni Settanta del Novecento ci fu un primo avvio di riforma della Facoltà di Architettura che successivamente, dieci anni dopo nel 1980, entrò a far parte (Legge n.28 e D.P.R 382 del 1980) del nuovo Sistema Universitario Italiano fondato sulla “Sperimentazione Organizzativa e Didatticaâ€. Sperimentazione che individuava due tipi di organismi universitari, i Dipartimenti e i Corsi di Laurea. Non è il caso ora di ripetere avvenimenti e iniziative a tutti noi più che note, ma di riaffermare il concetto che questa struttura dualistica metteva in crisi la stessa istituzione della Facoltà, nata, all’origine, proprio come organismo didattico e scientifico omogeneo responsabile della formazione universitaria. Dal 1980 ad oggi sono passati quasi trent’anni, molte discipline si sono modificate e molte competenze professionali e tecniche si sono ampliate, ma sono rimaste intrappolate nella burocratizzazione culturale e amministrativa degli studi che hanno reso difficile, nel bene e nel male, qualsiasi innovazione. In particolare per la Facoltà di Architettura ciò ha significato una sostanziale ripetizione delle attività progettuali lungo percorsi conoscitivi, inventivi e critici ormai desueti che non riconciliavano più l’uomo con i problemi evolutivi dell’abitare. Problemi che credo possono trovare una loro identità nell’articolazione plurale del movimento e dell’infinito.
Le Corbusier aveva sintetizzato la rappresentazione del mare in quanto “espressione di movimento e di orizzonte senza fine†in un appunto del luglio 1965, prima della nuotata mattutina dove fu colto dalla morte nel mare aperto del Mediterraneo, di fronte al Cabanon di Cap Martin. Restando però testimone ineguagliabile di intelligenza, sensibilità inventiva, presenza culturale polemica, impegnato fino in fondo nella difficile opera di tradurre in spazio abitabile sensazioni e immagini adeguate ai cambiamenti della società e dei suoi innovativi modelli esistenziali. Mi piace ricordare “l’orizzonte senza fine lecorbusieriano unendolo allo stesso concetto dell’infinito leopardiano nascosto “dalla siepe dell’ermo colle†e contrastare così le accuse mosse agli architetti responsabili di opere che si lasciano sedurre da un pensiero creativo narcisistico, fine a se stesso, derivato da una lunga catena di interconnessioni e interdipendenze patologiche che finiscono con lo squilibrare la conformazione armonica dei nostri limitati spazi di vita. Spazi che invece dovrebbero aprirsi a un continuum ambientale senza confini stabili per lasciare libera la natura di rappresentare le forme e i segni cangianti del mondo e del tempo.
Quali siano questi segni e come si realizzano è difficile dirlo: visto che lo spazio abitato investe tanti elementi della natura fisica e intellettuale sui quali si fondano le possibilità inventive del costruire. E allora mi sembra opportuno riprendere in esame quella “Art de batirâ€, arte di costruire, che estende il proprio raggio d’azione all’intera area ambientale, da trasformare in nuovo environment, valendosi di tutti gli strumenti della cultura moderna: da quelli letterari e filosofici a quelli empirici e pragmatici. Simboli dell’inquietante e instabile ricerca di una spazialità abitativa sostenuta dalla consistenza materica. Una consistenza finalizzata a sostituire la pesantezza con la leggerezza, l’opacità con la trasparenza, lo statico con il dinamico, cioè a liberare il nostro rapporto con la realtà esistenziale quotidiana da una visione costruttiva ripetitiva di schemi geometrici e forme classiche ordinate secondo principi ormai un po’ bigotti.
Allora mi sembra opportuno riprendere quella locuzione “Art de batirâ€, di origine francese che Jacques-Francois Blondel poneva in discussione riprendendo le leggi della natura e della ragione dell’utopismo simbolico dei rivoluzionari francesi, da Ledoux e Boullee. Leggi che lo stesso Blondel assumeva come indirizzo culturale dell’Ecole des Arts che fondava a Parigi nel 1743 e di cui pubblicò i corsi, essendo stato tra l’altro anche nominato da Diderot curatore dell’architettura per l’Encyclopedie.
“Art de batir†che riprendeva in un certo senso il significato greco della technè (teoria-arte-scienza) per esprimere anche il divenire dell’abitare tra astrazione dell’arte e concretezza del costruire. Una astrazione che oggi ci consente di approfondire quella cultura materiale che può essere considerata la vera fonte ispiratrice del processo inventivo dell’habitat, se si assume la poetica delle belle arti come modalità unificante dei due termini, progettistico e progettuale, che si completano a vicenda nel lavoro di progettisti che hanno competenze culturali e disciplinari diverse, comunque fondate sulla conoscenza del sapere umanistico, scientifico, tecnologico, programmatico. Saperi che contribuiscono a riaffermare quel progetto sperimentale indispensabile alla produzione degli oggetti fisici ideati, disegnati, progettati, e soprattutto pensati per un più confortevole e equilibrato spazio esistenziale della vita quotidiana, sfuggendo alla soffocante logica delle consuetudini e delle mode mercantili.
In questo senso l’architettura, o almeno ciò che ancora oggi viene così denominato, è solo una parte del paesaggio abitato che invece deve tenere insieme e incorporare idee e manufatti dell’intera realtà ambientale, tessendo relazioni con altri saperi, con altri linguaggi, con altre esperienze, come è avvenuto dopo gli anni ‘50 in una Italia che usciva da una lunga civiltà rurale e si affacciava al benessere neo capitalista anche sollecitata dalla presenza del neo marxismo e, da quella pedagogia del dissenso che, nel quarantennio che va dal 1968 ad oggi, ha coltivato, attraverso la politica, l’arte, la letteratura, il costume, il sogno di cambiare il mondo.
Oggi noi, più modestamente, ci proponiamo solo di sottrarre l’arte di costruire alla solitaria presenza dell’architettura (già Buckminster Fuller negli anni Trenta proponeva di sostituire la parola architettura con “design ambientaleâ€), per approdare ad un pensiero concreto che investe l’insieme degli oggetti, dei manufatti delle colture agrobiologiche caratterizzanti i luoghi dell’abitare negli insediamenti umani. Sviluppando la percezione intellettuale e sensoriale dello spazio che tuttora è alla base della nostra civiltà e che trova una lontana e inedita testimonianza nella “città ideale†di ispirazione albertiana, costituita da oggetti, edifici, intere piazze cittadine messe in prospettiva dai maestri delle tarsie lignee e espressa nella tavola dipinta di Urbino, compagna di quella di Berlino e di Baltimora.
Sull’uso del paesaggio che diventa coscienza non solo plastica del progetto ambientale, mi interessa citare un lungo articolo di Italo Calvino, pubblicato dal Corriere della Sera del 24 dicembre del 1967, ripreso l’anno scorso da Piergiorgio Odifreddi, matematico dell’Università di Torino e dell’Università di Cornell, nonché raffinato interprete del nostro patrimonio culturale.
In quell’articolo Italo Calvino definiva Galileo “il più grande scrittore della letteratura italiana†e precisava il suo pensiero su due piani: il primo rivelava che “Galileo usa il linguaggio non come uno strumento neutro, ma con una coscienza letteraria, con una continua partecipazione espressiva, immaginativa, addirittura lirica (…) il secondo notava che Galileo ammirò e postillò quel poeta cosmico e lunare che fu Ariostoâ€. Anche Leopardi nello Zibaldone ammira “la prosa di Galileo per la precisione e l’eleganza congiuntaâ€.
Calvino è un razionalista tenace e dubbioso, ma soprattutto è uno scrittore ispirato dal fantastico e dal possibile annidati nel corpo della realtà secondo geometrie utopiche di una mappa del mondo in perpetuo divenire. Lo scrittore italiano più apprezzato di fine ‘900, dotato di una intelligenza critica originale, descrive strutture fisico-simboliche virtuali nell’ambito di una concezione della letteratura come mappa del mondo e dello scibile. In questo scibile rientra il dialogo galileiano sopra i due massimi sistemi del mondo per la conoscenza analitica che diventa anche racconto saggistico in forma fiabesca. Calvino, dal canto suo, nei viaggi virtuali delle sue “città invisibiliâ€, racconta uno spazio virtuale che non è più a misura d’uomo, per cambiare così il senso e i connotati di una pedissequa visione e conoscenza della città e degli oggetti che la rendono visibile. Si tratta di un altro tipo di insediamento umano, nel contesto della globalizzazione e della eventuale diversità delle vite, dei saperi e delle politiche che consentono l’incontro con ciò che viene nominato come altro, cioè con quanto radicalmente può essere diverso da noi ma di cui abbiamo bisogno per condividere l’appartenenza ad uno spazio abitativo luminoso e fluente, rappresentazione poliedrica dell’arte di costruire per noi stessi e per gli altri.
In conclusione l’Università, come dimostra tutta la sua storia, è una istituzione che tende a cogliere le ansie di cambiamento latenti nella società anche per trasformare le proprie strutture e renderle sempre più rispondenti, da un lato, alle esigenze dei suoi utenti, giovani contestatori o sperimentatori, dall’altro a quelle dei suoi docenti insegnanti, non solo di nozioni, ma della vitale riflessione sullo spazio critico e storico del divenire. Personalmente condivido l’idea di quanti ritengono opportuno sostituire al modello dell’Universitas studiorum, ormai diventata essenzialmente statica e accentratrice, sistemi universitari coerenti, interagenti e strutturati, nel nostro caso, per laboratori centri inventivi e sperimentali in grado di approfondire il futuro dell’arte di costruire. Trentanni sono l’arco di una generazione e i problemi connessi con l’architettura nelle sue implicazioni con l’ambiente, la città, il territorio, il prodotto industriale, presuppongono una qualificazione non più coincidente con quella reputata necessaria per l’esercizio professionale.
Ora, prendendo spunto dal Convengo che avete organizzato su “L’Invenzione del futuroâ€, mi sembra opportuno suggerire la costituzione di un centro studi indirizzato all’â€Art de Batir†(arte di costruire). Vera e propria officina sperimentale produttrice di idee e oggetti, aperta al lavoro individuale e collettivo di studenti e docenti animati da un sapere critico e dubbioso, nonché guidati da una intelligenza pluridisciplinare sulla forma più appropriata a designare la molteplicità immanente della natura naturans, principio e ragione, di memoria spinoziana, che può ben assicurare anche la forma del futuro paesaggio umanizzato e abitato del ventunesimo secolo.

Eduardo Vittoria

Napoli, 8 marzo 2008

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11 March 2008

Eduardo Vittoria Socio Onorario di SITdA

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La SiTdA, nel conferire a Eduardo lo status di Socio onorario ed emerito della Società, ne sottolinea la singolare figura di intellettuale e progettista, e l’impegno, professionale e civile, che ha contraddistinto la sua attività di architetto, pubblicista, docente universitario e pubblico amministratore.
Segnato profondamente dall’esperienza olivettiana (vero e proprio crogiolo di formazione, negli anni del dopoguerra) testimonianza feconda di una rinnovata cultura industriale intesa a conciliare i crescenti bisogni dell’uomo moderno con i processi trasformativi del paesaggio, Vittoria trasferisce lo slancio utopico di quel periodo in una sempre aggiornata riflessione sul senso dell’architettura nel mondo contemporaneo e sulle tecnologie innovative che possono trasformarla da pura riflessione su regole formali astratte in concreta occasione di sperimentazioni. Verso la metà degli anni Settanta del Novecento, insieme a significative personalità di studiosi e progettisti quali Giorgio Boaga, Giuseppe Ciribini, Enzo Frateili, Pierluigi Spadolini, Marco Zanuso, e altri, svolge un ruolo-chiave nella fondazione dell’area disciplinare della Tecnologia dell’Architettura come attualmente connotata e già definita, nel convegno di Firenze (1974), “la disciplina di regolazione dei processi di trasformazione dell’ambiente in vista di un rinnovato controllo socialeâ€. Una definizione che, superando la nozione del costruire inteso come operazione ancillare dell’ideazione progettuale, considera la tecnologia come uno statuto eminentemente interdisciplinare capace di trasferire nel progetto ambientale la crescente complessità del mondo industriale contemporaneo. La ricerca tecnologica diviene quindi, eminentemente, fondazione sperimentale del progetto, il crocevia per riconnetterne insieme tutte le componenti scientifiche, estetiche, storiche e antropologiche a esso collegabili.
Il progetto si apre così a recepire tutte le possibili strumentazioni e trasferimenti di tecnologie che ne consentono la progressiva innovazione, modificando radicalmente i modi di concepire la forma ambientale: ora sono le possibilità trasformative intrinseche della materia, a determinare le scelte formali, attraverso una sperimentazione che muove dallo studio sistematico del mutevole evolversi delle esigenze abitative dell’uomo. Su tali basi l’area si sviluppa intorno a possibili declinazioni di una concezione in quegli anni fortemente innovativa rispetto al panorama delle Facoltà di Architettura italiane: quella dell’esistenza di una cultura del design in grado di ricomporre in una sostanziale unità metodologica tutte le componenti dell’abitare umano (dal sistema degli oggetti, agli spazi dell’architettura e della città, ai sistemi ambientali). Tali componenti sono da indagare non solo attraverso i loro caratteri formali, ma anche attraverso i materiali, le tecnologie, i processi, le norme e le strategie che ne rendono possibile l’efficace e responsabile realizzazione, nella convinzione che la qualità dell’ambiente complessivo entro cui l’uomo vive non dipende solo da quella di sue singole parti, ma dalla qualità delle connessioni che i progettisti sono in grado di istituire tra tali parti e il tutto.
Il continuo sforzo intellettuale per approfondire questi concetti e farne oggetto di sempre rinnovate sperimentazioni fa di Eduardo Vittoria una figura emerita da indicare alle più giovani generazioni di architetti e di designer affinché comprendano l’importanza di trasformare la loro innata creatività in matura progettualità da mettere al servizio del nostro Paese.

Il Presidente Paolo Felli e il Comitato Tecnico di SITdA

Napoli 8 Marzo 2008

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Il folder di Socio onorario consegnato a Eduardo Vittoria siglato dal Presidente Polo Felli e da tutto il Network Tecnologi

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24 February 2008

Assemblea soci e votazione Consiglio Direttivo SITdA

Di seguito si riportano le candidature, pervenute alla segreteria della Società, per l’elezione del Consiglio Direttivo previste a Napoli, in chiusura del I° Convegno Nazionale SITdA, in data 8 marzo 2008.

Prof. Alfonso Acocella | Università di Ferrara
Prof. Corrado Baldi | Politecnico di Milano
Prof. Giuseppe De Giovanni | Università di Palermo
Prof. Valerio Di Battista | Politecnico di Milano
Prof. Maria Cristina Forlani | Università di Chieti-Pescara
Prof. Giorgio Giallocosta | Università di Genova
Prof. Rosario Giuffrè | Università Mediterranea di Reggio Calabria
Prof. Antonio Lauria | Università di Firenze
Prof. Mario Losasso | Università di Napoli “Federico II”
Prof. Aldo Norsa | Università IUAV di Venezia
Prof. Fabrizio Orlandi | Università di Roma “La Sapienza”
Prof. Roberto Pagani | Politecnico di Torino
Prof.ssa Maria Rita Pinto | Università di Napoli “Federico II”
Prof.ssa Rossana Raiteri | Università di Genova
Prof. Marco Sala | Università di Firenze
Prof. Fabrizio Schiaffonati | Politecnico di Milano
Prof. Ferdinando Terranova | Università di Roma “La Sapienza”

Potranno essere accettate altre candidature nel corso dell’Assemblea.
Sono ammesse due deleghe di voto per ogni avente diritto presente all’Assemblea, da depositare prima delle operazioni di voto, secondo il modello allegato.

Segreteria Scientifica SITdA
Maria De Santis
Dipartimento TAD P.Spadolini
Via S. Niccolò 93
50125 Firenze
tel. 055.2491541 – 0552491569

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1 February 2008

I° Convegno Nazionale SITdA

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Napoli 7-8 marzo 2008
Centro Congressi Federico II

Programma del Convegno

Venerdi 7.3.2008

ore 9.30
Apertura dei lavori

Introduce
Claudio Claudi de Saint Mihiel, Università di Napoli “Federico IIâ€

ore 9.45 Saluti ai partecipanti da parte dei rappresentanti di Istituzioni ed Enti

ore 10.00 Presentazione della Società SITdA
Paolo Felli, Università di Firenze, Presidente SITdA

ore 10.30 La Tecnologia dell’architettura e il governo dei Progetti complessi
“Quattro sfideâ€

GESTIONE DEGLI APPALTI E PROGETTAZIONE ESECUTIVA
Romano Del Nord, Università di Firenze, Rappresentante SITdA
Domenico Crocco, Direttore Generale per la Regolazione dei Lavori Pubblici, Ministero delle Infrastrutture
Modera il dibattito: Luca Gibello, Caporedattore de «Il Giornale dell’Architettura»

pausa caffè

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E COMPETITIVITÀ
Fabrizio Schiaffonati, Politecnico di Milano, Rappresentante SITdA
Nicola Massaro, Dirigente Tecnologie, normative tecniche e qualità delle costruzioni, ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili
Modera il dibattito: Giuseppe Biondo, Direttore della rivista «Modulo»

ore 13.30 pausa pranzo

ore 15.00
SOSTENIBILITÀ E CONSUMO DELLE RISORSE
Salvatore Dierna, Università di Roma “La Sapienzaâ€, Rappresentante SITdA
Luciano Tortoioli, Direttore Politiche Territoriali Ambiente e Infrastrutture Regione Umbria, Coordinatore del Coordinamento tra le Regioni
Modera il dibattito: Maurizio Favalli, Direttore della rivista «Costruire»

pausa caffè

DOMANDA DI MANAGEMENT DEL PROCESSO EDILIZIO E NUOVI MODELLI DI OFFERTA
Aldo Norsa, Università IUAV di Venezia, Rappresentante SITdA
Rita Finzi, Direttore Progetti Speciali del C.C.C. – Consorzio Cooperative Costruzioni Soc. Coop.
Modera il dibattito: Livia Randaccio, Direttore della rivista «Il Nuovo Cantiere»

Ore 19.30 Visita al Museo MADRE e cena sociale

Sabato 8.3.2008

ore 9.30 FORUM: La qualità dell’ambiente costruito: gli scenari di ricerca in Europa e il ruolo della Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura

Da Virginia Gangemi, Università di Napoli “Federico II†e Roberto Palumbo, Università di Roma “La Sapienzaâ€:

“10 domande aâ€
Luigi Nicolais, Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione
Alfonso Andria, Parlamentare Europeo, Membro Commissione Europea Sviluppo Regionale
Ennio Cascetta, Assessore ai Trasporti della Regione Campania
Fulvio Obici, Responsabile Comunicazione PON Ricerca e Competitività 2007/2013, Direzione Generale per il coordinamento e lo sviluppo della Ricerca, Ufficio programmi operativi comunitari
Ezio Andreta, Presidente APRE – Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea
Franco Martini, Segretario Generale Fillea – CGIL
Riccardo Giustino, Vicepresidente ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili
Giannegidio Silva, Presidente M.N. Metropolitana di Napoli S.p.A

pausa caffè

ore 12.30 Conclusioni
Gabriella Caterina, Università di Napoli “Federico IIâ€

ore 13.30 pausa pranzo

ore 15.00
Conferimento nomina Socio Onorario a Eduardo Vittoria
Assemblea dei Soci
Approvazione del Regolamento
Elezione del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura
Saluto del consiglio neoeletto

Contatti
convegnositda2008@gmail.com
telefono: +39 081 2538743 +39 081 2538444
fax: +39 081 2538717

Segreteria organizzativa
Paola Ascione, Serena Viola (coordinamento), Vincenzo Caroniti, Valeria D’Ambrosio, Alessia Guarnaccia, Valentina La Gioia, Teresa Napolitano, Sara Scapicchio.

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Sede del Convegno. Centro Congressi Federico II (Via Partenope 36, Napoli)

SCARICA L’INVITO

ALBERGHI
(Elenco alberghi in convenzione con Università degli Studi di Napoli Federico II)

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9 October 2007

Network Tecnologi a confronto

A seguito del percorso di avvicinamento al 1° Convegno della SITdA previsto per l’inizio del 2008, e anche su sollecitazione di alcuni colleghi, ritengo sia utile promuovere ed incentivare l’utilizzo del Network tecnologi messo a punto dal prof. Acocella per la SITdA.
I tempi sono maturi per attivare in rete un forum di esposizione e di discussione aperta a tutti i soci, anche nell’ottica di far acquisire progressivamente una auto motivazione alla partecipazione allargata del progetto generale e una determinazione allo sviluppo di contenuti e relazioni interne ed esterne.
Il Forum intende approfondire la discussione sulle tematiche specifiche introdotte nei tavoli di lavoro del 1° seminario di Firenze e più in generale sul tema della formazione anche in vista delle decisioni da intraprendere per la l’applicazione dei nuovi decreti sulle modifiche degli ordinamenti didattici.
Lo scambio di osservazioni, modelli formativi e problemi didattici riscontrati nelle diverse Facoltà può senz’altro contribuire ed agevolare l’interpretazione e l’aggiornamento del ruolo delle nostre discipline nel quadro generale delle esigenze formative e dei profili oggi richiesti ai laureati in architettura.

Prof. Paolo Felli
Firenze, 4 ottobre 2007

A seguire una serie di estratti documenti inviati dal prof. Di Battista utili ad avviare la discussione. In particolare:
- “11 punti della Direttiva Europea 85/384
- “Professione architetto. Il rilancio della Progettualità”- (CNA/CENSIS) Roma 1999
- “Lauree triennali in architettura. Problemi e prospettive” (intervento arch. L. Bellicini) Cresme – Milano 2006.

 

DIRETTIVA EUROPEA 85/384

Dal testo:
(…) Tali studi devono essere equilibratamente ripartiti tra gli aspetti teorici e pratici
della formazione di architetto ed assicurare il raggiungimento:

1. della capacità di creare progetti architettonici che soddisfinole esigenze estetiche e tecniche;
2. di una adeguata conoscenza della storia e delle teoriedell’architettura nonché delle arti, tecnologie e scienze umanead essa attinenti;
3. di una conoscenza delle belle arti in quanto fattori chepossono influire sulla qualità della concezione architettonica;
4. di un’adeguata conoscenza in materia di urbanistica, pianificazione e tecniche applicate nel processo dipianificazione;
5. della capacità di cogliere i rapporti tra uomo e creazioni architettoniche e tra creazioni architettoniche e il loro ambiente, nonché la capacità di cogliere la necessità di adeguare tra loro creazioni architettoniche e spazi, in funzione dei bisogni e della misura dell’uomo;
6. della capacità di capire l’importanza della professione e delle funzioni dell’architetto nella società, in particolare elaborando progetti che tengano conto dei fattori sociali;
7. di una conoscenza dei metodi d’indagine e di preparazione del progetto di costruzione;
8. della conoscenza dei problemi di concezione strutturale, di costruzione e di ingegneria civile connessi con la progettazione degli edifici;
9. di una conoscenza adeguata dei problemi fisici e delle tecnologie nonché della funzione degli edifici, in modo da renderli internamente confortevoli e proteggerli dai fattori climatici;
10. di una capacità tecnica che consenta di progettare edifici che rispondano alle esigenze degli utenti, nei limiti imposti dal fattore costo e dai regolamenti in materia di costruzione;
11. di una conoscenza adeguata delle industrie, organizzazioni, regolamentazioni e procedure necessarie per realizzare progetti di edifici e per l’integrazione dei piani nella pianificazione.

Gli 11 punti delineano una figura professionale di Architetto che si può definire generalista, ma non generica. Evidenziano la necessità di un sapere trasversale che, fondato su “conoscenze†e più in particolare “adeguate conoscenze†porti alle previste “capacitàâ€.
Queste richiamano con forza la centralità dei bisogni umani, dall’ambiente e dei fattori sociali per riassumersi in progetti che soddisfino le“esigenze estetiche e tecniche (…) in funzione dei bisogni e della misura dell’uomo (…) che tengano conto dei fattori sociali, che rispondano alle esigenze degli utenti, nei limiti imposti dal fattore costo e dai regolamenti in materia di costruzioneâ€.

 

CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI ARCHITETTI/CENSIS
“PROFESSIONE ARCHITETTO. IL RILANCIO DELLA PROGETTUALITA’ – Roma 1999â€

La ricerca Censis-CNA segnala:
“La figura dell’architetto si trova a fronteggiare uno scenario professionale in fase di acceleratissima trasformazione. (…) in presenza della crescente complessità tecnico produttiva delle opere, della macchinosità della cornice normativa,della razionalizzazione delle risorse finanziarie, di un cambiamento nel ruolo e nelle funzioni del prodotto che tende sempre più ad integrarsi ad una componente di servizio. In tale contesto risulta (…) coinvolta la figura dell’architetto costretto a ripensare il percorso di costruzione del proprio ruolo, le sue funzioni, i termini dell’identità professionale. Dai processi formativi di base alle scelte di specializzazione (…) occorre sintonizzarsi con un mercato che detta nuove condizioni e impone nuove regole, ma al tempo stesso offre grandi e per certi aspetti forse inedite opportunitàâ€.
Ed evidenzia:
“un ruolo determinate potrà essere svolto dal sistema universitario†che attraverso “una seria ad approfondita analisi del prodotto e dei processi formativi (…) potrà utilmente valutare: il grado di internazionalizzazione professionale; il livello di osmosi tra sistema produttivo e produzione; la spinta al confronto con istituti universitari stranieri (…)â€.

Per quanto riguarda lo scenario su “apertura mercato europeo e debolezza del sistema Italia; ampliamento e differenziazione dei mercati; cambiamento organizzativonell’industria edilizia e la domanda tecnicality; la nascita di nuovi mercati professionali†sono proposte le seguenti aree di applicazione.

 

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“LAUREE TRIENNALI IN ARCHITETTURA. PROBLEMI E PROSPETTIVE”
Cresme, Intervento Seminario Ottobre 2006. Arch. Bellicini

 

(…)
1) Impatto delle tecnologie informatiche sul settore. Tecnologie di processo, ingegnerizzazione, ottimizzazione, nuovi prodotti, qui sicuramente è un’evoluzione continua. Vi faccio un esempio: nel settore idrotermosanitario il più grande distributore italiano, che oramai si avvicina ai 700 milioni di fatturato, tratta 600 mila articoli su un universo di 3 milioni di articoli. Oggi per fare un impianto idraulico in Italia ci sono almeno 15 modi, dieci anni fa ce ne era uno.
Chi conosce questi prodotti, chi conosce le opportunità del mercato, chi è in grado di stare dietro al processo di innovazione?
2) Ambiente, risparmio energetico è la strada dei prossimi anni, è inevitabile. Ciclo del prodotto edilizio, bonifica, smaltimento. Il tema chiave rimane quello del risparmio energetico, chi sa progettare con questa logica? Le linee delle Comunità Europea spingono sul risparmio energetico è lo scenario dei prossimi anni.
3) Infrastrutture e città. Si farà trasformazione urbana quando finirà la fase di espansione che stiamo vivendo, la trasformazione resta ma sarà partenariato pubblico e privato. Ma chi sa progettare in project financing? Bancabilità, gestione, valutazione dei rischi, valutazione dei rientri, un nuovo modo di progettare. Oggi il 30 % dei bandi di gara delle OO.PP. in termini di domanda richiede partenariato pubblico e privato, se consideriamo anche i bandi che escono e che non hanno l’importo siamo al 40 % del valore del mercato. Ma chi sa progettare con queste logiche?
4) Tema degli edifici tecnologici.
5) La chiave vera di questo mercato è il Facility management, la gestione. Andate a vedere i tassi di crescita del Global Service, come l’abbiamo chiamato con il solito provincialismo italiano, nel mondo anglosassone non esiste il global service esiste facility management ed è il tema della manutenzione.

Io penso che l’università, come qui si sta facendo, si debba confrontare su alcune questioni, mi sembra che la giornata di oggi sia di questa natura, ma quale è il rapporto tra l’università e il mercato? Quale è il rapporto tra università e innovazione e soprattutto, rispetto agli scenari evolutivi, quale è il rapporto oggi tra università e la critica dei processi di trasformazione?

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4 August 2007

Verso la Società Italiana di Tecnologia dell‘Architettura

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2° Workshop SITdA
Lecco, 15 Settembre 2007

Politecnico di Milano
Polo Regionale di Lecco
Via Marco D’Oggiono 18/A Lecco

08:45 Registrazione
09:00 Apertura dei lavori
Prof. Giulio Ballio, Rettore del Politecnico di Milano
09:20 Saluto
Prof. Riccardo Pietrabissa, Prorettore Polo regionale di Lecco
09:30 Prolusione
Prof. Paolo Felli

Sessione Plenaria

09:40 Introduzione
Prof. Corrado Baldi
10:00 Interlocuzioni SITdA e ulteriori ambiti della ricerca/progetto
Prof. Giorgio Giallocosta
10:15 1. Cultura di Piano – Approccio Strategia/Ricerca
Prof. Enzo Siviero
Prof. Giuseppe Stellin
10:35 Q&A
10:50 2. Cultura di Processo – Approccio Sviluppo/Applicazione
Arch. Nicola Colella
Prof. Mario De Grassi
Prof. Giuseppe Turchini
11:20 Q&A
11:40 3. Cultura di Progetto – Approccio Sperimentazione
Prof. Livio De Santoli
Prof. Angelo Villa
12:00 Q&A
12:15 4. Cultura di Prodotto – Approccio Valutazione
Ing. Valter Esposti
Prof. Alberto Seassaro
12:35 Q&A
12:50 Culture-Approcci
Prof. Paolo Felli
13.00 Colazione – buffet

Sessioni Parallele

14:00 1. Cultura di Piano – Approccio Strategia
Prof. Corrado Baldi (moderatore)
2. Cultura di Processo – Approccio Sviluppo
Prof. Aldo Norsa (moderatore)
3. Cultura di Progetto – Approccio Sperimentazione
Prof. Alfonso Acocella (moderatore)
4. Cultura di Prodotto – Approccio Valutazione
Prof. Roberto Pagani (moderatore)

Sessione Plenaria

16:00 Esiti delle Sessioni Parallele – Discussione
Prof. Corrado Baldi (moderatore)
Prof. Aldo Norsa (moderatore)
Prof. Alfonso Acocella (moderatore)
Prof. Roberto Pagani (moderatore)
17,30 Conclusioni
Prof. Paolo Felli

Agenzia viaggi
LAN viaggi – Gattinoni travel network s.r.l.
piazza Garibaldi 3 23900 Lecco
http://www.gattinonionline.it
referente: Erika Bonacina
codice OSDOTTA

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19 July 2007

Network Tecnologici

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SITdA, come si legge nella Missione della società scientifica, è stata fondata con lo scopo di costituire un’ampia ed inclusiva rete di docenti, ricercatori e cultori della tecnologia dell’architettura.
Attraverso le diverse iniziative di SITdA, tale rete umana «Promuove, sviluppa e divulga iniziative e ricerche di alto profilo in tutte le aree della Tecnologia dell’Architettura. Stimola l’attenzione pubblica sul valore sociale, culturale, economico e politico della ricerca tecnologica nell’architettura. Offre accesso ad una pluralità di soggetti istituzionali, alle comunità accademiche, a quelle tecniche e imprenditoriali, nonché al vasto pubblico e ai media, nei confronti di un vasto corpo di conoscenze e informazioni scientifiche, per contribuire a definire i termini di riferimento del dibattito sulla qualità dell’ambiente costruito.»
Per assolvere efficacemente e con successo a tali compiti è necessario che i membri di tale comunità, riguardabile come un Network, acquisiscano progressivamente una crescente automotivazione alla partecipazione del progetto generale e una determinazione allo sviluppo di relazioni e contenuti specifici.

Le ragioni intrinseche del Network Tecnologi
Più volte in questi ultimi mesi ci siamo indagati sulle motivazioni di fondo, di natura personale, per un impegno alla prefigurazione del Network Tecnologi e quali fra queste, eventualmente, condivisibili con gli altri membri fondatori della Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura.
Per giustificare e interpretare l’entusiasmo d’avvio abbiamo scomodato, ad un certo punto, uno stato emotivo interiore portatore di senso, quasi collegabile al concetto di felicitas, o quantomeno di empatia per le opportunità, gli accadimenti della vita activa.
Riflettere sui valori e i diversi “ingredienti†della vita – approfonditi ormai anche all’interno delle teorie economiche evolvendo l’approccio classico – significa, ricollegarsi a due categorie fondamentali affatto omogenee: i beni relazionali, con i loro valori intrinseci e gli artefatti (fisici quali le merci, o anche di natura immateriale quali risultati, successo, notorietà) che sempre più cercano di surrogare i primi attraverso i loro valori estrinseci.
Nella ricerca e nell’accesso agli artefatti il comportamento può essere valutato prevalentemente, se non esclusivamente, un fatto strumentale, un mezzo attraverso cui raggiungere obiettivi personali o di gruppo. Ciò che conta sono i risultati acquisiti, o acquisibili.
Differentemente esistono esperienze in cui il comportamento umano non è unicamente strumentale ma diventa, per larghi tratti, un valore e un fine in sé, mosso ed alimentato empaticamente da motivazioni interiori.
Fra i valori intrinseci possiamo indicare sicuramente gli atti partecipativi ai beni relazionali (polis, comunità, volontariato, famiglia, amicizia…) nei quali risulta difficile disgiungere il comportamento (mezzo) dal risultato (scopo) in quanto il primo conferisce senso al secondo e il secondo orienta il primo.
È questa l’idea-forza posta, prima di ogni altra motivazione, alla base del nostro lavoro e che ci auguriamo possa essere condivisa dagli altri membri di SITdA dando vita alla costituzione e al consolidamento della comunità fondativa d’origine (quella del settore disciplinare ICAR 12) ri-organizzata nelle forme sociali del Network. Un Network che valutiamo come un “bene-relazionale†che vale in sé per i legami umani intrinseci e le condivisioni di conoscenze arricchenti che può dischiudere.
La partecipazione alla prefigurazione e allo sviluppo del Network Tecnologi è coinvolgimento alla condivisione del processo e delle scelte culturali che saranno poste dall’Associazione. Chiaramente la partecipazione comporta impegno e consumo di una parte del proprio tempo.
Può sorgere naturale, allora, la domanda: perché devolvere tempo, lavoro, competenze ad un progetto collettivo senza evidenti, immediati e diretti ritorni personali ?
In realtà, oltre al valore intrinseco connesso alla partecipazione del bene relazionale, riteniamo esista – sia pur in forma intangibile – una sorta di “remunerazione†in termini di affinamento e crescita delle competenze personali interagendo all’interno delle attività e delle relazioni di un progetto identitario complesso, culturalmente ambizioso.

Le ragioni estrinseche del Network Tecnologi
Affrontare la competizione dell’attuale economia della conoscenza significa intravedere delle mete, lanciare delle sfide e assumere degli impegni e delle scelte utili a raggiungere gli obiettivi prefissati.
SITdA sembra volersi inserire, coscientemente, all’interno dell’orizzonte culturale che il nuovo millennio consegna su scala globale alle società avanzate quando inscrive nell’incipit del manifesto della sua costituzione i seguenti obiettivi:
«Promuovere la tecnologia dell’architettura, i suoi concetti guida, le sue innovazioni e le sue sfide, nei confronti dei soggetti istituzionali: ministeri, regioni, enti pubblici, enti locali, istituti di ricerca, nonché nei confronti di enti, aziende e associazioni private.
Sostenere la cultura della ricerca nella tecnologia dell’architettura in Italia, attraverso la creazione di un ampio e inclusivo network di accademici strutturati nell’area disciplinare, offrendo risorse informative per la formazione e la qualificazione dei giovani ricercatori e incoraggiando l’esplorazione di aree emergenti dell’innovazione tecnologica in architettura, anche promuovendo ricerche di carattere teorico e applicativo.
Collaborare alla ricerca internazionale negli ambiti interessati e correlati alle tecnologie dell’architettura e all’innovazione nelle costruzioni, attraverso incontri per lo scambio di idee, rigorosi processi di valutazione dei contributi scientifici, coltivando i collegamenti con organizzazioni e istituzioni operanti a livello internazionale.»
Ma a porsi degli obiettivi, a lanciare le sfide sono sempre degli uomini e nel caso di SITdA i suoi soci_membri, molti dei quali già noti – riuniti “in linea teorica†in una comunità scientifica di natura accademica – e molti altri ancora da “rintracciareâ€, “raggiungereâ€, coinvolgere all’iniziativa, attivi nella società civile, produttiva, culturale, istituzionale.
È questo il compito che si sta davanti, un impegno di tutti i membri di SITdA.
Il Comitato Tecnico non potrà essere che un catalizzatore e un volano temporalizzato per attivare il processo aggregativo ed organizzativo iniziale.
L’obiettivo principale del Network Tecnologi è quello di incentivare, consolidando e strutturando rapporti e relazioni già esistenti o creando nuovi ponti e collegamenti, pratiche di scambio e collaborazione, sviluppo di progetti e ricerche scientifiche.
Il primo passo è tentare di coinvolgere i membri del Network, ricevendone attenzione e sollecitazioni, in vista del superamento delle diffidenze e delle inerzie alle pratiche collaborative nella produzione di contenuti e di progettualità di rete, necessarie all’attivazione d’origine di quel processo capace di suscitare confronti, condivisione di conoscenze, prefigurazione di iniziative in nome (e per conto) di una società scientifica quale vuole essere SITdA.
Il secondo passo, da effettuare in tempi ravvicinati, è l’evoluzione della piattaforma tecnologica di rete, quale infrastruttura e canale di comunicazione in grado di assicurare connessioni efficaci e condivisione di contenuti.
Alla piattaforma digitale di rete, con ruolo di spazio relazionale e comunicativo, sarà nel tempo associata una Rivista a stampa poste nell’insieme a rappresentare gli organi scientifici di accreditamento: canali di social networking, di medium comunicativi per la produzione e ridistribuzione dei contenuti culturali di SITdA.
Il mettere in atto un dialogo tra intelligenze e competenze diverse per un irradiamento nel Paese di una visione attualizzata della tecnologia dell’architettura si inscrive nella consapevolezza della irriducibile dimensione corale (e sempre più interdisciplinare e transdisciplinare) della ricerca scientifica contemporanea offrendo un circuito di condivisione a chi lo voglia partecipare.
In un momento storico (e purtroppo lungo) di crisi di intelligenze qual è quello attuale per la società italiana ogni Istituzione è ciò che “crea†e “mette in essereâ€. Il Network Tecnologici potrebbe provare a farsi sentire (costituendo ambito di sedimentazione, di elaborazione di linee di ricerca, ipotesi di lavoro ecc.) nel valore potenziale della sua massa critica interna e, a breve, anche esterna – come una presenza nuova e come risorsa per il settore e i suoi potenziali interlocutori istituzionali.

Il Netwok Tecnologi in rete
Il fenomeno recentemente esploso del social network – nella visione di spazio relazionale prodotto dall’incontro di molte persone che si esprimono attraverso un medium condiviso scambiandosi informazioni, contatti, artefatti culturali – riproduce le logiche di comunicazione e di fiducia dei gruppi sociali “trascinandole†e “ricollocandole†in ambienti virtuali potenti e pervasivi capaci di favorire relazioni condivise (e arricchenti) al di fuori di limitazioni di tempo e di spazio. Quel tempo e quello spazio profondamente cambiati negli ultimi venti anni proprio dal virtuale digitale, dalla velocità e fluidità dell’informazione, dall’interattività a distanza.
La fusione dei concetti di comunità e connessione, come sappiamo, ha oggi un nome preciso: connettività. La connettività è l’opportunità che l’attuale livello della tecnologia mette a disposizione dell’individuo contemporaneo “relazionandolo†ed “integrandolo†in una comunità in grado di produrre, scambiare, condividere informazioni; un modo di partecipare alla rivoluzione in atto dei sistemi di comunicazione rivolto a recuperare una “cittadinanza†e una pratica di ri-utilizzo attivo delle tecnologie per sviluppare pratiche di interazione legate alla visione del social networking, rafforzative e non sostitutive delle relazioni dirette e frontali all’interno delle comunità: in tal senso si recupera l’accezione scolastica di virtualità come potenzialità operativa, e dunque non sostitutiva di quest’ultima.
Anche il Network Tecnologi, comunità accademica e scientifica nazionale e, al futuro prossimo, internazionale – può sperimentare l’orizzonte e le opportunità della connettività di rete.

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Lo spazio di visualizzazione dinamica e processuale dei contenuti, delle azioni_interazioni dei membri del Network Tecnologi può essere aperto sulla rete di internet in un ambiente di registrazione, accumulo, capitalizzazione e condivisione di contenuti identificabile nel web site istituzionale della società scientifica riguardabile come baricentro pulsante della comunità, articolato in aree istituzionali, in agenda, in blog, in progetti scientifici, in banche dati bibliografiche ecc.; a questo spazio la connettività della rete assicura i flussi complessi di relazione e di scambio. Sarà qui possibile:
- visualizzare e condividere competenze, risorse e contenuti (di origine individuale, di gruppo o collettive) in auto produzione e distribuzione
- ridurre il concetto di distanza e di “dispersione†territoriale, rafforzando i rapporti soprattutto fra coloro che più raramente si frequentano per motivi di lontananza
- ottimizzare e tesaurizzare i plus di rete in quanto canali comunicativi complessi e multipolari con elaborazione parallela dell’informazione e feedback continuo
- amplificare le connessioni relazionali e contribuire ad un ambiente stimolante e creativo
- gestire i contenuti prodotti dal Network Tecnologi nei loro valori di beni economici e di attrattività attraverso l’ipotesi di un sapere liberato da titolarità dell’editoria proprietaria
- radicare e consolidare l’identità di SITdA e i valori stessi dei progetti della società scientifica.

Livelli partecipativi
Il Network Tecnologi in rete può essere “spinto†verso un processo altamente in-formativo, auto-formativo e relazionale sviluppando nel tempo azioni utili al consolidamento dell’identità della Comunità SITdA che si orienta dinamicamente verso un sistema di scelte, di progetti, di azioni.
La processualità della sedimentazione della coscienza e delle potenzialità del Network, da ricercare in un circuito ampio ed articolato di opinione, è indirizzabile alla creazione di una rete attiva di intelligenze in grado di esprimersi liberamente in forma individuale, in gruppo o collettivamente.
Nei progetti di rete ad alta partecipazione la visione del tradizionale concetto di gestione centrale (o quella di poli chiusi ed autoreferenziali) non ha più ragione di esistere a favore di una filosofia collaborativa a guadagno condiviso qual è quella che permea la parte migliore e più innovativa delle comunità scientifiche e culturali in Rete. La collaborazione e il valore del collettivo, tipici di ogni processo di social network, spinge ad affrontare con più slancio e determinazione sfide e progetti. La filosofia dei valori condivisi presuppone interazioni ed azioni che si producono lungo i canali comunicativi attraverso cui ciascuno dona (o scambia) qualcosa e ciascuno ne guadagna qualcosa dalla capitalizzazione comune delle informazioni e della conoscenza.
Abbiamo provato a prefigurare uno scenario di connettività per SITdA in cui human Network, Comunità, connessione si fondono dando vita a un processo unitario e condiviso.
Per il quadro culturale dell’Italia, riteniamo, si tratterebbe di una vera innovazione in quanto sono poco diffuse le piattaforme abilitanti di social networking e i progetti sviluppati in rete sono patrimonio di ambienti ristretti e di piccoli gruppi.
La partecipazione alla vita del Network Tecnologi attraverso la produzione di contenuti, la condivisone di iniziative scientifiche è vista e prefigurata attraverso un approccio aperto che presuppone un modello collaborativo e paritetico fra i membri del Network. Il processo di costruzione del progetto culturale (fondazione, sviluppo e capitalizzazione di contenuti in rete) si articola su tre livelli di contribuzione: individuale, di gruppo, collettivo.

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Il primo livello è individuale. Si riserva, in questo caso, un assoluta “attribuzione†dei contenuti prodotti dal singolo membro del Network, associandoli alla sua personale reputazione. Siamo di fronte alla forma tradizonale di produzione di artefatti culturali; questi ultimi si stratificano e si diffondono, però, nel caso specifico, in uno spazio comunicativo molto particolare e diverso.
Al processo di produzione di contenuti si associano infatti gli atti nuovi ed autonomi della editazione, della trasmissione e ridistribuzione elettronica, della stessa titolarità proprietaria nello spazio della Rete. Il modello tradizionale si è trasformato; il valore (anche “economicoâ€) dei contenuti, della conoscenza non ha più una regime proprietario esterno (l’editore tradizionale) ma rimane valore e patrimonio dell’autore che lo condivide (all’interno e all’esterno Network) e lo consegna alla capitalizzazione dello spazio editoriale di SITdA.
Il secondo livello di contribuzione è di gruppo. Aggregando competenze, creando relazioni i gruppi interpretano le potenzialità completamente nuove del Network Tecnologi. È il caso in cui singoli componenti si aggregano in team per lo sviluppo di ricerche, studi, progetti valorizzando conoscenze e professionalità diverse riportando poi i risultati di lavoro in rete per la loro condivisione e diffusione.
Questo livello impone, a chi vi partecipa, una maggiore finalizzazione alle mission condivise di una parte della propria autonomia e personalità, e il cumulo di intelligenze e l’aumento della creatività che si sviluppano in un ambiente collaborativo offrono ai team i vantaggi tipici dell’effetto squadra.
Il terzo livello dell’essere in rete dei membri del Network Tecnologi è quello della comunità. Sia pur agenti singolarmente o riuniti in gruppo, tutti i partecipanti attivi nel processo di social networking producono uno sull’altro contenuti creando valore che va ad accumularsi nel tempo, ricadendo con i sui benefici sia sui produttori specifici che sulla comunità rappresentata da SITdA.

Il volano del Network | Redazione territoriale di rete
All’interno di quella che è la strategia di fondo del Network Tecnologi, orientata a promuovere relazioni e condivisione di percorsi culturali e scientifici a tutti membri senza esclusione alcuna, si ravvisa la necessità – soprattutto nella fase di avvio del processo di connettività – di individuare, sulla maglia della geografia multipolare delle Università che hanno aderito a SITdA, una serie di membri fortemente motivati allo sviluppo del progetto del Network e alla creazione dei contenuti di partenza da condividere in rete.
L’idea di fondo è la prefigurazione di una redazione, aperta e spazializzata territorialmente nel Paese, capace di essere rappresentativa di tutte le Università che hanno aderito al progetto SITdA. La dislocazione delle Facoltà di Architettura sui diversi territori regionali copre quasi interamente il Paese con l’eccezione delle regioni Basilicata, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Valle d’Aosta.

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Si punta, in particolare, all’individuazione e alla messa in connessione di membri di SITdA interessati alla produzione di contenuti.
Ogni singolo nodo della redazione rappresenta un punto di riferimento, di organizzazione e di proposizione decentrata che converge verso la struttura degli organi elettivi (o loro delegati) di SITdA.
Nodi interconnessi fra loro e caratterizzati alla massima agilità e flessibilità di proposizione e implementazione del blog e/o dei progetti scientifici in rete che nel tempo saranno sviluppati.
I compiti della redazione in rete possono essere schematizzati:
- partecipazione attiva al monitoraggio e alla produzione dei contenuti da editare all’interno del web site Tecnologi.net
- comunicazione ed interazione interna al polo di Facoltà di riferimento
- attività di coinvolgimento alla produzione di contenuti e di progettualità rispetto agli altri membri SITdA della Facoltà di riferimento.
L’obiettivo strategico della redazione di rete è di generare contenuti, idee, proposizioni, interazioni, immaginazioni e motivazioni più sentite.
Il successo del progetto digitale (e anche di quello più generale SITdA) sarà legato alla capacità di saper rispondere alla domanda personale di senso (ma anche a quella che potrebbe essere posta dall’esterno): “che cosa ci faccio qui, in questo progetto�
La redazione del Network Tecnologi, quindi, come gruppo coeso ed aperto di membri che voglia assumersi la responsabilità di animare il progetto dei contenuti e, insieme a questi, anche lo sviluppo delle relazioni interpersonali con le soddisfazioni – future – del successo (o la delusione del fallimento) dell’iniziativa culturale.
I nodi della Redazione di rete sono di seguito elencati:

POLITECNICO DI TORINO | Facoltà di Architettura
POLITECNICO DI MILANO | Facoltà di Architettura e Società
UNIVERSITÀ DI UDINE | Facoltà di Ingegneria
UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI FERRARA | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI GENOVA | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI BOLOGNA | Facoltà di Architettura di Cesena
UNIVERSITÀ DI FIRENZE | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI CAMERINO | Facoltà di Architettura di Ascoli
UNIVERSITÀ DI CHIETI | Facoltà di Architettura di Pescara
UNIVERSITÀ DI ROMA La Sapienza | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI ROMA TRE | Facoltà di Architettura
POLITECNICO DI BARI | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI NAPOLI Federico II | Facoltà di Architettura
SECONDA UNIVERSITÀ DI NAPOLI | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI REGGIO CALABRIA | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI PALERMO | Facoltà di Architettura
UNIVERSITÀ DI CATANIA | Facoltà di Architettura di Siracusa

I poli di rete si identificano attraverso un autonomo e paritetico valore propositivo e comunicativo. I loro compiti attengono:
- produzione contenuti del progetto digitale SITdA
- coinvolgimento alla produzione di contenuti
- comunicazione interna alle singole sedi
- editazione contenuti on web
L’organizzazione dei poli della redazione di rete è prefigurata attraverso nuclei di membri SITdA da individuare all’interno dei soci ordinari con un coordinamento delle attività svolto dagli organi direttivi di SITdA (o suoi delegati).

L’architettura dei Network
Nello sviluppare un network sociale è fondamentale valutare l’assetto costitutivo ed organizzativo di partenza, le relazioni e le interazioni sviluppabili, la sua flessibilità evolutiva nel tempo.
Il Network Tecnologi trova la sua architettura nella struttura organizzativa e relazionale dei soci che formano l’human network d’avvio.
Le classi dei soci contemplate dallo Statuto sono quattro ma, sostanzialmente, riconducibili – quanto a tipologie di profilo – a tre categorie:
- soci ordinari (inclusivi dei soci fondatori)
- soci onorari e benemeriti
- soci sostenitori.

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Soffermarsi brevemente sui profili delle classi dei soci può essere utile per iniziare a delineare i caratteri del Network Tecnologi offrendo una fotografia del momento fondativo ed aprire la riflessione sulle potenzialità evolutive e strategie future.
Omogenea, e identificata in partenza – almeno al momento -, risulta la categoria relativa ai soci ordinari, formata da docenti, ricercatori di ruolo, dottori di ricerca del settore disciplinare della Tecnologia dell’Architettura ICAR 12.
È prevista la possibilità di uno “slargamento†dell’area dei soci ordinari con “altre immissioniâ€: «Possono ottenere l’iscrizione – si legge nello Statuto – come soci ordinari anche persone che non rientrino nelle categorie precedenti e che per loro formazione scientifica o tecnica, o per la loro esperienza aziendale o per la loro attività professionale attuale rientrano tra i cultori delle discipline dell’area della Tecnologia dell’Architettura.»
Dalla politica che verrà adottata per tali immissioni – più o meno indirizzata nel futuro ad “aprire†e “diversificare†rispetto al nucleo d’origine di natura accademica di SITdA – ne deriverà, chiaramente, un’articolazione della compagine delle figure e dei profili presenti nella categoria dei soci ordinari, destinata ad essere, molto probabilmente, quella più numerosa.
La seconda categoria inerente i soci onorari e benemeriti, sarà alimenterà “per chiamata†coinvolgendo al progetto e alle iniziative della società scientifica: «esponenti del mondo culturale e professionale, italiani e stranieri, che si siano particolarmente distinti nell’ambito disciplinare della Tecnologia dell’Architettura».
Questa classe di soci sembra potersi leggere come una sorta di comitato scientifico onorario internazionale, in cui, a fianco dei “padri benemeriti†italiani dell’area disciplinare della Tecnologia dell’Architettura, potranno aggiungersi quanti oggi nell’operatività o nell’approccio teorico rappresentano riferimenti significativi rispetto alle linee di sviluppo precisate nella Missione di SITdA
La proiezione questa classe di soci onorari verso l’orizzonte transnazionale appare fondamentale, sia per i valori intrinseci di apertura a scambi culturali vasti su base globale, sia per quelli eminentemente strategici di attrattività esercitabile da personaggi di comprovata reputazione.
La terza categoria dei soci dell’Associazione è quella dei soci sostenitori: «Istituzioni scientifiche, Società, Enti pubblici o privati, Istituzioni ed Associazioni culturali e professionali». L’iscrizione avviene – in questo caso – per domanda e su parere favorevole del Comitato Tecnico SITdA. Questa classe di soci rappresenta, indubbiamente, il ponte di collegamento e radicamento nella realtà istituzionale, culturale, produttiva, professionale del Paese.

Alfonso Acocella

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