26 November 2008
TRASFERIRE TECNOLOGIE IN ARCHITETTURA
TRASFERIRE TECNOLOGIE IN ARCHITETTURA
Seminario di studio e confronto
SITdA – APSTI – Il borgo della conoscenza
14-15 novembre 2008
Podere di Camporecchio, Rapolano Terme (SI)
Il report che segue è una sintesi degli interventi nei due giorni di lavoro.
Al fine di massimizzare la comunicazione e la diffusione delle informazioni, abbiamo ritenuto utile integrare il testo scritto con dei riferimenti esterni a siti web che permettano un approfondimento di alcuni temi affrontati, è possibile inoltre scaricare le presentazioni dei singoli relatori in formato PDF.
Per l’asse COMUNICAZIONE SITdA
Alberto Raimondi
Valeria Zacchei
14 Novembre
Presentazione del programma di lavoro
“Trasferire tecnologie per lo sviluppo e la competitività del sistemaâ€
PAOLO FELLI (presidente SITdA):
Credo che dall’incontro di oggi possano scaturire molte occasioni di lavoro. La SITdA si è costituita in forma ufficiale recentemente a Napoli, essa riunisce la maggior parte dei docenti e ricercatori dell’area tecnologica presenti nelle università italiane. I nostri riferimenti sono alcuni grandi maestri come Spadolini, Ciribini e Vittoria nostro socio onorario.
Crediamo fortemente alla qualità del progetto inteso in modo estensivo ad ogni azione di trasformazione del territorio nel suo insieme. Per questa caratteristica è fondamentale un approccio interdisciplinare, lavorando non solo con aree disciplinari affini, ma soprattutto settori esterni all’università come le pubbliche amministrazioni e il mondo della produzione. Ci siamo strutturati in quattro aree di lavoro e l’incontro di oggi è promosso dall’area PROMOZIONE coordinata dal Prof. Giuffrè. Spero che possano scaturire dall’incontro con L’APSTI (Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani) concrete occasioni di lavoro comune.
ALESSANDRO GIARI (presidente APSTI)
Quest’incontro ha l’obiettivo di verificare la possibilità di una relazione tra un sistema di conoscenze specifiche settoriali (SITdA) e strumenti di tipo organizzativo (APSTI) e evidenziare i possibili punti di incontro. I Parchi scientifici e tecnologici sono una realtà non omogenea, alcuni di essi hanno valenza nazionale altri sono di peso solo locale. Sono l’esempio di un provvedimento che prima costituisce gli strumenti e in seguito definisce gli obiettivi da perseguire, dunque ogni Parco è quel che ha voluto essere, costituendo così una realtà molto variegata. L’APSTI ha voluto riunirli e ha identificato il minimo comun denominatore tra essi per poterli considerare un sistema, il fattor comune è l’integrazione. Dunque collaborazione tra le PMI che vi aderiscono per sopperire alla mancanza di risorse per le attività di Ricerca e Sviluppo necessarie all’innovazione. La cooperazione tra le PMI presenti nei Parchi ha l’obiettivo della crescita e l’aumento della competitività . Gli obiettivi specifici sono:
- aiutare il modello industriale italiano delle PMI a strutturarsi per competere nel mercato
- aiutare la crescita delle conoscenze, quindi affrontare i modi e le forme in cui la ricerca entra in rapporto con l’impresa e viceversa.
In quest’ottica è importante sottolineare che occorre superare l’obiettivo dell’EFFICIENZA, intesa come misuratore del buon funzionamento della macchina organizzativa (riuscire a spendere i fondi) e misurarsi con l’EFFICACIA delle iniziative intraprese (risultati raggiunti a fronte dei fondi spesi)
Ciò vuol dire fare i conti sia con l’arretratezza del modello organizzativo di impresa sia con l’inadeguatezza del sistema della ricerca universitaria.
I 31 Parchi afferenti all’APSTI sono molto diversificati per campi di interesse, l’architettura ha interazioni con molti campi.
Un esempio di che cosa intendiamo per miglioramento è accaduto nel settore agroalimentare. Questo settore ha in Italia tradizione e credibilità internazionale, i 10 Parchi con aziende in questo settore non erano coordinate e i servizi che esse offrivano non erano a sistema. Ad esempio il Parco di Lodi si era dotato di un laboratorio di analisi per il genoma capace di effettuare un milione di analisi a fronte di un uso interno solo del 10%, ora con un accordo tutti i parchi possono far effettuare test dal Parco di Lodi sfruttandone appieno le potenzialità .
Questa metodologia può essere estesa ad altri campi, la costruzione di una filiera per l’innovazione passa necessariamente per l’integrazione, le forme più adatte ai singoli settori possono essere strutturate ad “hoc†per le specifiche necessità .
Occorre dunque uno sforzo di COMUNICAZIONE rendendo visibile ciò che c’è e riconoscere a ciascuno le proprie competenze. Il sistema universitario dovrebbe sfruttare il sistema dei Parchi per evidenziare la DOMANDA di innovazione.
Sessione di Lavoro 1
Il paradosso europeo della ricerca scientifica
ROSAIO GIUFFRE’
Rispetto al programma vi sono tre assenze (Francesco Prosperetti – Dirigente generale Min. BB.AA.CC., Luigi Paganetto – Presidente ENEA, Ezio Andreta – Presidente APRE) le loro assenze sono dovute ad impegni nel dibattito istituzionale in corso. Nei loro messaggi però si sottolinea l’importanza di questo tavolo di discussione, che non si vedeva da tempo.
Il tema dell’integrazione è un tema sul quale bisogna porre la massima attenzione e concentrazione per raggiungere gli obiettivi proposti. Il modo in cui la conoscenza diventa azione è il punto di incontro tra domanda e offerta di innovazione. All’interno dei sistemi di ricerca elevati, l’efficienza è garantita in molti modi, il problema è l’efficacia, che misura la rispondenza a obiettivi e criteri sinergici. Il nostro paese non dispone di sistemi di misura e gestione dell’efficacia. Diceva uno storico napoletano (Adolfo Omodeo) che “ il massimo della libertà di tutti è dato dalla limitazione della libertà di ciascunoâ€; il problema è anche questo: le PMI non rinunciano alle loro libertà e non si sentono in dovere di pagare o partecipare e le università d’altra parte non rinunciano alle loro autoreferenziali libertà di decidere i curricola formativi. La limitazione delle libertà di ciascuno, in chiave sinergica, può invece garantire la premessa per l’efficacia della azioni.
ROBERTO PAGANI (Politecnico di Torino)
Il Prof. Andreta è oggi impegnato a Roma nella presentazione di un nuovo Programma Europeo e mi ha pregato ti rivolgervi i saluti e l’auspicio di poter partecipare ad un secondo evento di confronto tra la nostra Società e i Parchi Scientifici e Tecnologici italiani, confronto che ritiene di grande interesse per la ricerca Europea.
A questo proposito mi ha trasferito alcuni pensieri che vi riassumo:
Oggi, nella ricerca, non è sufficiente analizzare le esigenze di conoscenza per i nuovi prodotti e le relative competenze.
Occorre chiedersi di quale conoscenza abbiamo bisogno. Sentiamo un estremo bisogno di un cambiamento culturale.
Se fino a ieri era l’industria a trainare i processi e le competenze necessarie per esplicarli, è arrivato il momento di un cambio: da domani sarà la conoscenza a dover trainare l’industria.
L’industria è lenta nei cambiamenti. Tocca all’università innescare i nuovi cambiamenti.
L’università può apparire anch’essa troppo lenta, ma sono i singoli che devono fare la differenza.
ROSARIO GIUFFRE’ (Università del Mediterraneo Reggio Calabria)
Il problema posto da Andreta è il rapporto tra conoscenza e produzione. Il problema della crisi italiana è la mancanza di dialogo tra i diversi organi che si occupano di conoscenza e produzione. Sul paradosso invito il Prof. Trombetta a parlare.
CORRADO TROMBETTA (Università del Mediterraneo Reggio Calabria).
Mi sono occupato di trasferimento tecnologico in Calabria (Delegato del Rettore per il Coordinamento delle azioni per il Trasferimento Tecnologico Università del Mediterraneo Reggio Calabria). www.unirc.it/archivio_eventi/pianificazione/conf_11_12_07/documenti/trombettaricerca2.pdf
Intorno al 1994 la UE aprì il dibattito (libro bianco sull’innovazione) sul perché l’Europa produca ricerca meno efficace di quella USA. Emerse che il livello della ricerca era a livello, ma non l’efficacia della stessa, ovvero l’impiego delle conoscenze ottenute nella produzione, il trasferimento al territorio dei risultati della ricerca. Da qui dunque possono essere tratte delle considerazioni:
le università dovrebbero contribuire meglio all’introduzione di innovazione nelle imprese. Il modello da seguire è quello della Silicon Valley, università e imprese insieme per modelli produttivi nuovi. Questo modello è stato quello a base dei successivi programmi di ricerca europei.
Necessità di introdurre un FACILITATORE, ossia un elemento con il compito di far collimare gli interessi di università e industria accelerando da una parte la velocità della ricerca e dall’altra la velocità di introduzione delle innovazioni nell’industria.
Dopo 15 anni dal libro bianco i temi che ha affrontato sono ancora freschi. In questo momento ci sono ingentissimi finanziamenti programmati dalla UE per la promozione dell’innovazione, l’università è pronta a riceverli? L’idea è che la SITdA e APSTI siano organismi adatti per rispondere in maniera strutturata e articolata. Speriamo dunque che questo primo passo porti ad una cooperazione costruttiva.
ROSARIO GIUFFRE’
I Facilitatori non sono elementi ma soggetti. Pensati così si assumono il peso di attivare azioni, promuovere relazioni, … noi stiamo cercando di mettere in piedi una impresa fatta di due parti: una che si occupa di conoscenze e una che si occupa di aspetti concreti e produttivi.
EMIL ABIRASCID (giornalista Sole 24 Ore) www.abirascid.com
Seguo da giornalista il sistema dell’innovazione in Italia. Su Nova l’inserto per la ricerca – innovazione – creatività del Sole 24Ore scrivo storie di innovatori italiani. Soprattutto Start-up.
Sono qui a presentare alcuni strumenti di cui mi occupo:
social network Innovhub (Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per l’innovazione) per far incontrare imprese e start-up
all’interno di SMAU 2008 Percorsi dell’innovazione – dall’idea al businnes
due blog sull’innovazione: http://innovazione.blogosfere.it e http://www.intesasanpaoloeurodesk.com
seguo anche il premio nazionale innovazione, che viene dato ogni anno alle migliori start-up. Ha avuto ottimi risultati ed è anche da sottolineare che gli investimenti in imprese innovative in Italia , è raddoppiato negli ultimi anni.

FABRIZIO SCHIAFFONATI (Politecnico di Milano)
Questo momento di confronto ci consente di avvicinarci alle tematiche che ci interessano più da vicino: rispetto ad un panorama più ampio, vorremmo individuare in particolare la domanda di innovazione per la qualità edilizia, l’ambiente, la costruzione. Registriamo per primi la difficoltà dell’industrializzazione: offrire possibilità di avanzamento in un mondo produttivo legato alle costruzioni.
Il problema nel settore delle costruzioni è l’Innovazione nascosta, noi dobbiamo offrire una mappa delle nostre conoscenze.
Vogliamo trovare la possibilità di interloquire con i parchi scientifici e tecnologici, per lo più sconosciuti nelle università . Il trasferimento tecnologico non avviene più nei modi tradizionali ma attraverso logiche di distretto, territorio, rete; in tal senso le Regioni stanno operando. Dovremmo quindi, nelle realtà accademiche, lavorare molto di più verso gli spin-off che verso le start-up.
GIUSEPPE COLPANI (AREA)
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Ringrazio gli organizzatori per l’opportunità di parlare in questo contesto. Parole come “Innovazione†e “Integrazione†sono le premesse migliori, AREA si estende in due campus: uno tra Trieste e la Slovenia, l’altro vicino alla Svizzera. È un ente nazionale di ricerca, e come tale ci occupiamo di fare trasferimento tecnologico, anche verso l’estero, ma considerato anche dal punto di vista del management delle imprese e dei distretti innovativi. Per quanto riguarda un tema che si possa avvicinare agli interlocutori di SITdA, il tema “Energia†credo possa essere di interesse immediato. È tuttavia un tema delicato, perché AREA non si occupa di ricerche troppo ampie: questo è dovuto ad un’iniziale scelta di campo, poiché si è deciso di affrontare due aspetti:
- Evitare gli sprechi
- Cercare di avviare iniziative che implicano l’uso di tecnologie sviluppate all’estero. Quello che in Italia manca, è la rete intermedia. Se ad esempio voglio realizzare una pompa geotermica, dove troverò l’impiantista e l’installatore in grado di fornirmi questo servizio?
Per quanto riguarda il tema Energia, dunque, le ricerche di AREA si sono concentrate innanzitutto in progetti che fosse possibile seguire dall’inizio alla realizzazione:
- Nel progetto LIDEA, ad esempio, relativo agli edifici stessi dei campus, sono stati utilizzati impianti di cogenerazione, sfruttando il calore del Sincrotrone e utilizzando pannelli solari, e sono state impiegate pompe di calore geotermiche.
- Progetto per l’ATER Friuli: progetto di riqualificazione per rendere sostenibili edifici esistenti attraverso un’ottimizzazione di acqua, energia, manutenzione e gestione.
- Un ultimo progetto presentato da poco è una proposta di riqualificazione dell’area e degli edifici del vecchio porto di Trieste: progetto che è piaciuto molto.
MASSIMO MALAGUTI (direttore del Parco Scientifico Galileo)
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Uno dei servizi del Parco Scientifico Galileo che si interfaccia direttamente con i progettisti è MATECH, che si occupa sia di ricerca di base, tramite la ricerca sulle tecnologie, sia di trasferimento tecnologico, tramite una ricerca delle tecnologie: quali sono, a chi offrirle. Il trasferimento tecnologico è sostanzialmente di due tipi:
- verticale: da settori di punta, poi migrano verso aree a volumi maggiori e consumi maggiori
- orizzontale: tecnologie mature in un settore, che trovano applicazioni in altri settori.
Matech offre un servizio per i progettisti: si basa su un archivio di materiali organizzati per prestazioni. Matech ricerca nei diversi settori produttivi materiali interessanti, e poi li archivia in un database organizzato per criteri utili ai progettisti. Attualmente Matech ha una serie di sedi in giro per l’italia.
LEONARDO MARABINI (Direttore del Marketing di Kilometro Rosso)
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Kilometro rosso è l’unico Parco Scientifico italiano finanziato al 100% da capitale privato; vicino a Bergamo, ospita aziende, università , consorzi, laboratori etc. La diversità è una delle caratteristiche più importanti di kilometro Rosso: diversità istituzionale, funzionale, disciplinare e settoriale, e il fatturato è tanto soddisfacente che si prevede un ampliamento consistente in tempi brevi. L’esperimento di “cross – fertilization†ha dato infatti ottimi frutti e continua. Noi lo chiamiamo “effetto mensaâ€, ricercatori di ambiti diversi si incontrano in luoghi comuni e per caso si attivano dei processi di condivisione e di trasferimento di conoscenze.
La sede è stata progettata da architetti come Jean Nouvel, Richard Meier, SOM.
MASSIMO COLOMBAN (Vega, Venezia)
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Il territorio del Nord –Est ha alcune caratteristiche chiave: una rete di piccole e medie imprese molto fitta; enorme waterfront e un’articolata rete di vie d’acqua. Marghera ha 3000 ettari di aree industriali, quasi tutte in disuso. Vega è un incubatore. Attraverso il recupero degli edifici, si vuole ricreare un tessuto produttivo avanzato, orientato soprattutto al settore digitale-multimediale. Il programma più importante di Vega è quello di essere un meta-distretto per aggregare le aziende: un cluster fisico, che però è anche aggregazione virtuale attraverso un portale che consenta un network attivo, che costituisca il cluster virtuale delle imprese distribuite nel territorio.
Come fondatore di Permasteelisa, con cinque laboratori di ricerca assai raffinati, avevo affrontato la sfida di affrontare l’innovazione nel settore dei serramenti. La sfida era posta da progettisti che desideravano soluzioni inedite. L’architettura a volte abbatte i limiti della tecnologia, e impone innovazione.
RENZO VALLEGGI (consiglio Amministrazione del Polo Tecnologico di Navacchio)
Scarica il PDF Valeggi NAVACCHIO
Scarica il PDF La città di vetro

Il Polo Tecnologico di Navacchio fa riferimento ad un territorio in cui non c’è una densità industriale troppo elevata, ma invece ci sono molte Università . La gestione del Polo è privatistica, seppure con una partecipazione di Comune, Provincia e Regione, e la sua principale azione è quella del Facilitatore. Il Polo si è cioè messo un po’ in posizione di garante tra banche e Università , per fare crescere e sostenere piccole e medie imprese di taglio high-tech. La grande impresa, che prima gestiva il mercato locale con relativa calma e tranquillità , oggi funziona solo se incorpora Know-how. Il parco ha facilitato il rapporto tra Azienda e Università .
I progressi compiuti sono andati nella direzione di sostegno per avvio di business,comunicazione, sviluppo di piccole imprese, nell’integrazione tra Università e Servizi. Il fatturato del Polo tecnologico di Navacchio è in crescita e ciò è la conferma che è un modello che funziona. Essendo poi anche un luogo fisico di aggregazione, favorisce creatività e scambio di informazioni. Un esempio è il progetto â€città del vetroâ€, venuto fuori dall’incontro tra ricercatori di diversa formazione, o ancora un esempio di grande successo sono alcune stampanti 3D e macchine di taglio a controllo numerico prototipate all’interno del Polo.
MARIA CRISTINA GUIDO (Parco Scientifico Tecnologico di Crotone)
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Siamo una realtà giovane, Il Parco Scientifico Tecnologico della provincia di Crotone nasce nel 2004, ed è un Consorzio a maggioranza pubblica costituito da 39 enti.
Tra i suoi obiettivi vi è quello di sostenere le imprese e le PP.AA, mediante la realizzazione di attività inerenti l’innovazione, il trasferimento di conoscenze scientifiche e tecnologiche, la consulenza per l’accesso a strumenti agevolativi
I settori in cui il PST-KR opera sono:Beni culturali, Energia e fonti rinnovabili, Filiera del legno, Agro alimentare, Medicina d’eccellenza.
ROSARIO ALAIMO (Parco Scientifico Tecnologico di Sicilia)
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Il Parco Scientifico Tecnologico di Sicilia tecnologico si basa quasi interamente su fondi privati, i nostri ambiti di ricerca sono rivolti essenzialmente ai beni culturali e allo studio dei materiali antichi. In particolare siamo esperti nell’individuazione di materiali appropriati per gli interventi di restauro dei monumenti e delle opere d’arte. Siamo dotati di laboratori per il riconoscimento della provenienza di materiali come malte, metalli, pietre. Sviluppiamo progetti di ricerca con finanziamenti privati nell’ambito delle terrecotte e delle calcareniti.
Abbiamo sviluppato una metodologia per l’analisi delle malte antiche per definire delle nuove miscele compatibili con l’intervento di restauro e con gli agenti atmosferici odierni.
15 Novembre
Alcuni soci di SITdA sono invitati a presentare l’offerta della ricerca scientifica che le Università , e in modo particolare SITdA, possono offrire a interlocutori quali i Parchi Scientifici e Tecnologici. Attraverso una serie di comunicazioni, i soci SITdA declineranno le potenzialità della Tecnologia dell’Architettura per l’ambiente, l’energia e l’edilizia sostenibile, i beni culturali e ambientali, la qualità delle costruzioni.
Alessandro Giari (Presidente APSTI, Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani, chairman)
Consiglia di essere sintetici nelle relazioni, per dare maggiore spazio alla costruzione di confronto e discussione.
FABRIZIO ORLANDI (Università “La Sapienzaâ€, Roma) – Tema Ambiente
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La comunicazione relativa alle tematiche ambientali diventa più incisiva alla luce degli spunti emersi dalla presentazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici. Il discorso introduttivo di Alessandro Giari si sviluppava su tre parole chiave: Integrazione, Efficienza, Efficacia. A queste mi riferirò. Presentando SITdA, Paolo Felli aveva detto che è un’associazione di persone interessate alla Qualità . Per i membri SITdA, infatti, la centralità della ricerca è garanzia di interesse comune per la qualità ambientale. SITdA identifica figure professionali incaricate di formare dei tecnici in grado di incidere e coadiuvare il sistema produttivo; pertanto, SITdA è in grado di agire su tutte e tre le parole chiave di Giari. SITdA e APSTI sono quindi perfettamente complementari ed un dialogo è opportuno e importante. Lavorando all’Università , i membri SITdA hanno un duplice compito: da un lato prevedere e anticipare le trasformazioni, dall’altro, il ruolo di revisione e adeguamento delle normative. Già oggi i dipartimenti interagiscono con commissioni (infrastrutture, ambiente, beni culturali), e supportano enti (regionali, interregionali, nazionali), anche per l’aspetto della costruzione. Molti colleghi, nelle varie sedi, si occupano distintamente di queste azioni, supportando e fornendo linee-guida, studi di fattibilità , verifiche, e formando quadri tecnici in grado di muoversi nella gestione e nel management del processo edilizio.
MARCO SALA (Università di Firenze) – Tema Energia
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Riassumendo in breve quello che si sta cercando di fare in questo incontro, vediamo due enti che si incontrano per cercare sinergie. L’Università cerca la possibilità di dialogo con l’impresa, un dialogo sulla produzione di ricerca. All’Università interessa sapere se a monte c’è interesse per mettere in comune da un lato le competenze, le esperienze, il personale, dall’altro la domanda. Aspettiamo che le imprese ci chiedano ricerche, anche che ci indichino le direzioni in cui muoverci. Per la mia esperienza personale, dall’estero sono venuti produttori sensibili, con cui abbiamo sviluppato innovazioni. Con le imprese italiane, invece, solo quando c’è stata una commessa si sono mossi. La possibilità per l’Università di svilupparsi passa necessariamente per la ricostruzione dei rapporti con le imprese. Ciascuno ha le sue colpe, certo, ma ci sono state difficoltà . In questo incontro Massimo Colomban ha presentato il suo progetto di network, che è uno strumento di comunicazione. Proviamo a usarlo: mettiamoci in comunicazione, cerchiamo sinergie.
Presento in chiusura una personale esperienza: la progettazione del Polo Tecnologico di Lucca. L’università ha progettato componenti innovativi (facciata e tetto verde) che Schuco produrrà . È la prova che le Università sanno ancora fare Ricerca e Innovazione. Vogliono farla con e per le imprese.
MARIA CHIARA TORRICELLI (Università di Firenze) – Tema Edilizia Sostenibile
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Gli elementi precedenti hanno espresso chiaramente l’interesse dell’Università . Il contributo dell’Edilizia, intesa come settore industriale con il suo indotto, può essere assai rilevante. Questioni strategiche sono le risorse, gli strumenti, la governance. Le Università hanno esperienza di ricerca e di studi di fattibilità e verifica della sostenibilità , dell’impatto, dei consumi, ma anche di costruzione di strumenti di controllo e verifica. Rispetto al trasferimento di metodologie di ricerca e strumenti, l’università ha saputo dotarsi di basi dati, strumenti quali il Life Cicle Assessment (LCA), strumenti di gestione. Il tutto in un obiettivo di riduzione dell’impatto ambientale. Altro aspetto importante, gli strumenti forniti dalle ICT applicate a progetto e normativa. Tutto ciò appartiene ad un ambito multidisciplinare, in cui la rete SITdA si integra, coordina e relaziona con una molteplicità di competenze.
GABRIELLA CATERINA (Università di Napoli) – Tema Beni Culturali e Recupero
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Oggi forse l’innovazione viene vista in quest’ottica: il bene culturale viene visto come elemento concorrente alla qualità della vita. In questa visione più ampia, il campo della manutenzione dei beni culturali viene concepito come uno strumento che concorre a garantire e costruire qualità della vita. Si rendono necessari strumenti innovativi per garantire manutenzione, efficacia e qualità nel tempo. Nel passaggio dal considerare un bene come elemento puntuale al considerare i beni culturali come una rete nel territorio, la tecnologia ha creato strumenti innovativi. Un campo di particolare rilevanza è , in particolare, quello della manutenzione. Grazie agli studi portati avanti nei dipartimenti, si è giunti alla normativa inerente ai procedimenti manutentivi: strumenti innovativi per una corretta manutenzione dei beni culturali nel tempo. Altro campo è quello del trasferimento tecnologico. Attraverso un esempio di cui si è occupato il dipartimento di Napoli, si è affrontata la sfida di garantire qualità di esecuzione e corretta applicazione dei processi manutentivi, in un progetto in Cina. La parte operativa è stata strutturata secondo codici e step costruttivi, strutturati appositamente per la comunicazione a distanza. Il bene culturale oggi, in una concezione di rete territoriale, necessita di strumenti innovativi per la comunicazione, come quella realizzata per il progetto cinese. Altro esempio, il cantiere Verticale. Con il consorzio CORITED, il dipartimento si è di fatto re-inventato un cantiere specifico per interventi di recupero. In questo l’Università fa la differenza: nella capacità di prefigurare e progettare organizzazioni specifiche di competenze e risorse. Per chiudere, presentiamo poi il progetto Skin: una pannellatura di protezione delle lesioni murarie, ottimo in caso di primo intervento di emergenza dopo i terremoti, e frutto di sperimentazione con materiali innovativi.
GIORGIO GIALLOCOSTA (Università di Genova) – Tema Qualità nelle Costruzioni
Concentrerò il contributo sugli aspetti di interesse operativo, tra quelli legati al tema della Qualità nelle Costruzioni. Nell’ambito di questo incontro, gli interventi di Giani e Giuffrè insistevano molto nell’evidenziare il concetto di Efficacia. Felli, nell’introduzione all’incontro, esortava ad una più efficace introduzione della ricerca nelle imprese (e viceversa), e anche tra gli interventi dei rappresentanti dei Parchi Scientifici e Tecnologici, soprattutto in quello dell’Environmental Park di Torino, si parla di Osservatorio Tecnologico. Credo che l’Osservatorio abbia un’attinenza significativa con SITdA. L’AFNOR (Association Francaise De Normalization) già nel 1988 definiva l’Osservatorio della Tecnologia come attività continua e costante di osservazione delle ricerche e delle risorse per prefigurare innovazione. L’Osservazione si attua attraverso tre azioni:
- Strutturare Innovazione e conoscenza
- Selezionare Innovazione e conoscenza
- Disseminare Innovazione e conoscenza
Sento anche di dover fare una larvata polemica all’area tecnologica a seguito di alcuni dei temi fin qui emersi. Nell’assetto produttivo, un operatore fondamentale di snodo fra il progetto e la costruzione sono le piccole imprese di costruzione. Io non credo che l’area tecnologica sia sufficientemente impegnata su azioni di questo tipo. Tanto più che molte volte le piccole imprese rappresentano proprio le figure presenti nei parchi tecnologici. Un’azienda “virtualeâ€, nel senso di “potenzialeâ€, è una rete di unità caratterizzata dallo stesso target, che si coagula quando si esprime il bisogno del committente e si dissolve quando il bisogno finisce. Credo che non esistano linee guida e qualificazione di questo processo “a rete†di imprese. Le transazioni di indotto sono offerte di prodotti, servizi, ma è necessaria una qualificazione di governance delle reti di imprese. Come si risolve il rischio da all-corporation? Di organizzazione informale, che si sovrappone a quella formale?
Vorrei infine sottolineare la necessità di predisporre codici etici come nuova frontiera per la qualità . Codici etici in grado di regolamentare rischi e derive, azione necessaria e che SITdA può promuovere.
Infine, il tema del Metabolismo industriale: in termini operativi, si tratta di un sistema che non fa che ottimizzare gli scarti industriali secondo un processo di metabolismo, che li reimpiega e ottimizza; un sistema di questo tipo non può che configurarsi in sistemi di distretti, organizzati in reti, che potrebbero bene trovare luogo nel Parco Tecnologico.
ALBERTO SPOSITO (Università di Palermo) – Tema Materiali ed Innovazione
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Dopo l’ampiezza del discorso di Giallocosta, il mio intervento si chiude invece in una piccola nicchia: i materiali innovativi. Le Nanotecnologie sono tecnologie che manipolano la materia ad una scala atomica e molecolare: a questa scala comportamenti e caratteristiche della materia cambiano drasticamente e le nanotecnologie rappresentano un modo radicalmente nuovo di produrre per ottenere materiali, strutture e dispositivi con proprietà e funzionalità notevolmente migliorate o del tutto nuove. In natura vi sono già molti materiali naturalmente nano strutturati: studiando la struttura della foglia del loto si sono ricavati materiali autopulenti; studiando la zampa del geco si sono ottenuti materiali adesivi, e le frontiere della ricerca sono molto ampie. Nel 2004 a San Francisco c’è stato un importante convegno internazionale sulle nanotecnologie. Erano presenti tutti i settori industriali, e l’edilizia? Solo in due casi, per vernici protettive e cementi autopulenti. Nulla per quanto riguarda i beni culturali. Qual è lo stato dell’arte della ricerca in Italia? E Quale lo stato dell’arte delle industrie che si occupano di nanotecnologie? Il Centro Italiano per le Nanotecnologie ha effettuato due censimenti: nel 2004 si contavano 20 unità ; oggi, nel 2008, vi sono 65 imprese. Solo le grandi e poche medie imprese fanno prodotti per l’architettura. Tuttavia queste aziende cosa fanno? Dicono di far ricerca, ma non comunicano alcun test, alcun dato, alcun risultato. Tutte dislocate al Nord, mancano totalmente le piccole e medie imprese del settore. Le nanotecnologie sono settori chiave per competere e innovare. Le condizioni però sono: un approccio congiunto e multidisciplinare, compartecipazione di istituti di ricerca pubblici e imprese private, Internazionalità , Comunicazione (indispensabile), Attività formativa.
Le Nanotecnologie esistono dal 1958. Come mai non c’è un solo testo che prefiguri scenari o sperimentazioni per un campo vasto come quello delle costruzioni?
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Dopo le comunicazioni tematiche, si è aperta una tavola rotonda tra i rappresentanti dei Parchi e della SITdA sulle possibilità di integrazione tra Domanda e Offerta di Ricerca.
ROMANO DEL NORD (Università di Firenze, Chairman)
C’è stato il tentativo di formalizzare gli interventi emersi in questo incontro di due giorni. Abbiamo quindi steso una sintetica comunicazione:
“L’APSTI – Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani – e la SITdA – Società Italiana di tecnologia dell’Architettura: facendo seguito agli incontri dei giorni 14 e 15 Novembre 2008 svoltosi nel Borgo della Conoscenza, hanno riconosciuto la comune necessità di un sistematico confronto sui temi di lavoro per azioni di trasferimento tecnologico, sulle attività sperimentali e di formazione, sul supporto alle Pubbliche Amministrazioni e alla produzione, per delineare, svolgere e diffondere temi e processi relativi alla cultura tecnologica della progettazione. Di conseguenza sottoscrivono un protocollo di intesa attivando un tavolo permanente di consultazione, uno scambio e un coinvolgimento su progetti di ricerca, ai fini di un riconoscimento e valorizzazione delle reciproche esperienze attraverso un sistematico programma di seminari di lavoro territorialmente diffusi. Concordano anche nel promuovere stage e borse di studio collegati a progetti di ricerca in campo nazionale ed internazionale, nel sollecitare Enti ed istituzioni per programmare strategie innovative con organiche ricadute nei rispettivi campi operativi, puntando in particolare alla sperimentazione di filiere virtuali di conoscenze tecnologiche sulle quali far convergere contributi e competenze delle reti dell’APSTI e della SITdAâ€. La finalità di questo incontro era proprio pervenire ad una base di intesa che fa da premessa ad azioni operative future. Invito i rappresentanti delle due istituzioni a intervenire con proposte e spunti puntuali e programmatici. Sia Giorgio Giallocosta che Marco Sala sono entrati nel merito di proposte operative: ne aggiungerei altre.
CORRADO TROMBETTA (Consorzio PIER Scral)
Avrei una proposta che parte da mie vecchie esperienze ma che potrebbero essere di grande utilità . Esempio: azioni POR e PON, misure importanti destinate a costituire realtà per il trasferimento tecnologico. Da subito porrei l’attenzione su questi strumenti, già disponibili al mondo accademico. Propongo di interfacciare anche con il Ministero, che domanda già al territorio quali siano le sue vocazioni e prefigurazioni.
ROMANO DEL NORD
Argomento di questa sessione è il match tra domanda e offerta. I due partner a mio avviso esprimono entrambi la domanda e l’offerta, dal loro punto di vista. I parchi Tecnologici esprimono domanda nel senso di contributi scientifici, e offerta nel senso di ricerca e sperimentazione interna da offrire al mercato. Anche SITdA esprime domanda, sviluppando patrimonio di ricerca che ha bisogno di confronto produttivo, ed esprime offerta, perché offre, da sempre, produzione scientifica. Sono indispensabili alcuni chiarimenti, per definire e perimetrale le competenze e i ruoli reciproci, pechè si possano trovare sinergie e prefigurare azioni e collaborazioni.
Dice il Commissario Europeo per la ricerca Scientifica che vi sono a tutt’oggi barriere tra Università , Istituti di ricerca, Enti per lo sviluppo, e applicazione della ricerca, e anche tra discipline. Il cambiamento necessario è “a change in attitudeâ€: atteggiamento diverso, e questo per tutte le parti che concorrono all’innovazione. “We need the right skills and the right professionals in the right placeâ€. Ciò che funzionava fino a ieri può non funzionare oggi. Abbiamo bisogno di cambiare velocemente quanto veloci sono le innovazioni. Queste parole confermano la bontà dell’obiettivo di convergenza tra Università e Parchi Tecnologici. Si è parlato di sviluppo del territorio attraverso lo sviluppo della conoscenza. SITdA si sente investita di questo ruolo essendo da sempre preposta alla conoscenza. Come? Uno scenario futuribile, che sta muovendo ciascuno di noi nell’ambito dell’Università . La creazione di centri di eccellenza (necessari per avere maggior visibilità e risorse) grazie a SITdA potrebbe far convergere i soci SITdA in un centro, un’istituzione di eccellenza, di riferimento per l’innovazione tecnologica del settore. Nell’ambito delle singole realtà universitarie si stanno già attuando spin-off e dinamiche di eccellenza. La rete SITdA potrebbe cucirli insieme per creare una importante massa critica. In Scandinavia, dove i Poli Tecnologici sono nati, adesso ci si sta concentrando proprio nel passaggio tra le Università e il mondo produttivo. Che vuol dire trovare formule di integrazione tra ricerca (Università ) e sviluppo (Imprese). La sostenibilità è un carattere necessario ormai nel trasferimento tecnologico. È un aspetto trasversale che non può diventare una branca specifica. Chiuse le premesse, vediamo il rapporto tra noi e i nostri interlocutori. La nostra domanda riguarda:
Formazione: quale formazione “Alta†in rapporto a quello che la produzione, il mercato richiede. Ciò serve a chi organizza cicli di dottorato, curricula di ricerca, master etc.
Ricerca: Quali tipologie di ricerca sono sensibili ai fini del trasferimento sul campo
Operatività : l’Università opera sul campo (collaborazioni con Enti, imprese, commissioni). Meglio se ciò avviene con un partner organizzato.
In queste tre azioni istituzionali, in che modo possono essere generate sinergie? Noi esprimiamo ciò che offriamo, ma abbiamo bisogno che ci venga detto quali ambiti e quali direzioni privilegiare o approfondire.
ROSARIO ALAIMO
Oggi sono qui in veste di vicedirettore di un Polo Scientifico Tecnologico, ma fino a dieci anni fa ero docente universitario. Comprendo a fondo la domanda di Del Nord. Importantissima la distinzione tra Domanda e Offerta da parte di Università e Poli Tecnologici. Le ho viste entrambe. Un tempo la ricerca applicata era vista male. Oggi, meno. L’Università fa ricerca, a volte benissimo, a volte no. A volte dice di proiettarsi nel territorio ma poi non lo fa. Il Polo Tecnologico innanzitutto si basa su fondi privati. I parchi hanno rapporti più diretti e concreti con le imprese, rispetto a quanto non faccia l’Università . Le Università fanno tante altre cose (formazione, produzione scientifica), e hanno rigidità . I parchi sono più snelli in alcune direzioni. La ricerca fatta nei parchi parte dalle necessità del territorio, quindi dal basso. La ricerca nelle Università , a volte, no. Propongo di evitare assolutamente posizioni di presunzione su chi fa la conoscenza, o su diritti di primogenitura. Partiamo dalla conoscenza.
SILVANO FALOCCO (Sdi group)
Gruppo SDI, titolari di importante progetto europeo GPP Net (Green Public Procurement , è un sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili, sta a significare che le amministrazioni pubbliche devono tenere in conto la questione ambientale negli acquisti di beni e servizi).
http://ec.europa.eu/environment/gpp/index_en.htm; http://www.apat.gov.it/site/it-IT/Temi/Mercato_verde/Green_Public_Procurement_(GPP)/
Membri del tavolo permanente del ministero sui criteri ambientali. Ora, consumo e produzioni sostenibili nell’asse Italia-Tunisia. Il tema del costruito e dei flussi di materia collegati all’edilizia sono importanti. Nell’obiettivo di ridurre i consumi legati a questi flussi è stato emanato il decreto ministeriale 135, molto recente. Una parte importante del decreto introduce i criteri ambientali da introdurre nelle costruzioni. Noi come Sdi group stiamo spingendo azioni di intervento in tale direzione. Il tema dell’edilizia sostenibile viene un po’ relegato nell’ambito GPP in quanto complesso da gestire.
Altra area importante per l’Europa, nel setttore delle costruzioni sono quelle ricerche rivolte a definire il LCA Life Cycle Assessment (Valutazione del Ciclo di Vita) in modo da dimostrare che costruire sostenibile costa meno se consideriamo l’intero ciclo di vita dell’edificio, servono ricerche, esempi, dati, numeri per avvallare queste iniziative.
ALFONSO ACOCELLA (Università di Ferrara)
Voglio comunicare ai rappresentanti dei Parchi che il sito SITdA si renderà estremamente snello nella ricerca dei soci con competenze specifiche. Saranno a breve messi in rete i profili dei soci, accessibili per parole chiave e ambiti di ricerca e interesse. Nel Blog, poi, si possono raccogliere scambi e aggiornamenti delle azioni reciproche. Quindi, propongo uno scambio di informazioni concreto sulla piattaforma del sito SITdA.
ROBERTO PAGANI
Propongo ai Parchi lo stesso quesito posto ai soci sotenitori qualche tempo fa , vogliamo stilare un programma di ricerca innovativo per l’edilizia, e presentarlo a vari interlocutori. Vorremmo avere come partner i Parchi, in modo da selezionare e indirizzare i programmi più interessanti. Altro tema è quello della Piattaforma Europea delle costruzioni, ma i partner europei non ci vedono fare sistema. Dovremmo, noi e i parchi, agire a sistema per avere maggior efficacia in chiave europea.
GIANNI SCUDO
Due proposte:
parto da ciò che ha detto Giallocosta, sugli Osservatori. L’università hanno già esperienze di Osservatorio. Dagli anni ’70, abbiamo fatto osservatori dell’innovazione. L’università è sedimentazione delle conoscenze, diamo un occhio a ciò che è stato fatto. La proposta è che all’interno di SITdA si formi un gruppo che raccolga la domande di conoscenza dei Parchi, molti hanno domande specifiche.
Seconda proposta, nel mare magnum della sostenibilità , un gruppo della nostra area deve definire come intende la sostenibilità nel suo operare, abbiamo il dovere di definire cosa è la sostenibilità nel ciclo edilizio, proprio perché come diceva Del Nord, è un aspetto trasversale e vi sono approcci molto diversi. Esistono molti modelli di valutazione della sostenibilità , debole o forte.
GIORGIO GIALLOCOSTA
Rispondo a Del Nord, sul rapporto invenzione-innovazione, punto critico persistente. Il punto critico è il rapporto tra l’esito del progresso scientifico (invenzione) e la traduzione in capacità operativa (conoscenza) non sempre questo rapporto è sincronico ma spesso diacronico per dei bug che devono essere sciolti.
L’area della Tecnologia si configura come Offerta, e questo è chiaro e come DOMANDA, in quanto chiede le strumentazioni. La caratterizzazione della domanda è meno significativa di quanto non sia l’offerta. Ciò perché l’offerta contempla anche innovazione di processo e non solo di prodotto. E ciò è enfatizzato quando l’attività di progetto evolve in ricerca.
La parte propositiva è terminata i due presidenti dei Parchi e della SITdA fanno il loro intervento conclusivo.
GIARI
Usiamo linguaggi diversi, con dinamiche diverse e modalità diverse. Non possiamo comprendere nell’accordo tutto quello che ci siamo detti. Bisogna avere forza e intelligenza per selezionare, al fine di intraprendere un percorso comune. Poi, forse , si potrà allargare.
Il tema della sostenibilità è il tema sul campo, è trasversale, c’è una forte richiesta imprenditoriale e ha un impatto mediatico alto.
Si può definire operativamente un percorso per un piano comunicazione integrato da qui a Dicembre per sensibilizzare sul tema della sostenibilità .
Istituzione di un laboratorio virtuale Pubblico-Privato di che organizzi dei flussi di conoscenze di che cosa bolle in pentola. I Parchi possono fornire un panel di imprenditori. Occorre una funzione di interprete tra impresa e università , Falocco governa un processo di produzione di nuova tecnologie e ha bisogno delle vostre conoscenze.
PAOLO FELLI
Abbiamo sperimentato una certa formula di lavoro. noi siamo qui in rappresentanza di 300 iscritti e vorrei che i presenti facciano cassa di risonanza di quest’incontro.
Non aver paura di contaminarsi. Noi facciamo formazione alta, ma abbiamo bisogno anche, come emerso da molti interventi, di formazione intermedia, ad esempio, come emerge dal confronto con le amministrazioni, c’è bisogno di chi sia in grado di controllare le intere filiere dell’innovazione.











