26 November 2008

TRASFERIRE TECNOLOGIE IN ARCHITETTURA

TRASFERIRE TECNOLOGIE IN ARCHITETTURA
Seminario di studio e confronto
SITdA – APSTI – Il borgo della conoscenza
14-15 novembre 2008
Podere di Camporecchio, Rapolano Terme (SI)

Il report che segue è una sintesi degli interventi nei due giorni di lavoro.
Al fine di massimizzare la comunicazione e la diffusione delle informazioni, abbiamo ritenuto utile integrare il testo scritto con dei riferimenti esterni a siti web che permettano un approfondimento di alcuni temi affrontati, è possibile inoltre scaricare le presentazioni dei singoli relatori in formato PDF.

Per l’asse COMUNICAZIONE SITdA
Alberto Raimondi
Valeria Zacchei

14 Novembre

Presentazione del programma di lavoro
“Trasferire tecnologie per lo sviluppo e la competitività del sistemaâ€

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PAOLO FELLI (presidente SITdA):
Credo che dall’incontro di oggi possano scaturire molte occasioni di lavoro. La SITdA si è costituita in forma ufficiale recentemente a Napoli, essa riunisce la maggior parte dei docenti e ricercatori dell’area tecnologica presenti nelle università italiane. I nostri riferimenti sono alcuni grandi maestri come Spadolini, Ciribini e Vittoria nostro socio onorario.
Crediamo fortemente alla qualità del progetto inteso in modo estensivo ad ogni azione di trasformazione del territorio nel suo insieme. Per questa caratteristica è fondamentale un approccio interdisciplinare, lavorando non solo con aree disciplinari affini, ma soprattutto settori esterni all’università come le pubbliche amministrazioni e il mondo della produzione. Ci siamo strutturati in quattro aree di lavoro e l’incontro di oggi è promosso dall’area PROMOZIONE coordinata dal Prof. Giuffrè. Spero che possano scaturire dall’incontro con L’APSTI (Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani) concrete occasioni di lavoro comune.

ALESSANDRO GIARI (presidente APSTI)
Quest’incontro ha l’obiettivo di verificare la possibilità di una relazione tra un sistema di conoscenze specifiche settoriali (SITdA) e strumenti di tipo organizzativo (APSTI) e evidenziare i possibili punti di incontro. I Parchi scientifici e tecnologici sono una realtà non omogenea, alcuni di essi hanno valenza nazionale altri sono di peso solo locale. Sono l’esempio di un provvedimento che prima costituisce gli strumenti e in seguito definisce gli obiettivi da perseguire, dunque ogni Parco è quel che ha voluto essere, costituendo così una realtà molto variegata. L’APSTI ha voluto riunirli e ha identificato il minimo comun denominatore tra essi per poterli considerare un sistema, il fattor comune è l’integrazione. Dunque collaborazione tra le PMI che vi aderiscono per sopperire alla mancanza di risorse per le attività di Ricerca e Sviluppo necessarie all’innovazione. La cooperazione tra le PMI presenti nei Parchi ha l’obiettivo della crescita e l’aumento della competitività. Gli obiettivi specifici sono:

  • aiutare il modello industriale italiano delle PMI a strutturarsi per competere nel mercato
  • aiutare la crescita delle conoscenze, quindi affrontare i modi e le forme in cui la ricerca entra in rapporto con l’impresa e viceversa.

In quest’ottica è importante sottolineare che occorre superare l’obiettivo dell’EFFICIENZA, intesa come misuratore del buon funzionamento della macchina organizzativa (riuscire a spendere i fondi) e misurarsi con l’EFFICACIA delle iniziative intraprese (risultati raggiunti a fronte dei fondi spesi)
Ciò vuol dire fare i conti sia con l’arretratezza del modello organizzativo di impresa sia con l’inadeguatezza del sistema della ricerca universitaria.
I 31 Parchi afferenti all’APSTI sono molto diversificati per campi di interesse, l’architettura ha interazioni con molti campi.
Un esempio di che cosa intendiamo per miglioramento è accaduto nel settore agroalimentare. Questo settore ha in Italia tradizione e credibilità internazionale, i 10 Parchi con aziende in questo settore non erano coordinate e i servizi che esse offrivano non erano a sistema. Ad esempio il Parco di Lodi si era dotato di un laboratorio di analisi per il genoma capace di effettuare un milione di analisi a fronte di un uso interno solo del 10%, ora con un accordo tutti i parchi possono far effettuare test dal Parco di Lodi sfruttandone appieno le potenzialità.
Questa metodologia può essere estesa ad altri campi, la costruzione di una filiera per l’innovazione passa necessariamente per l’integrazione, le forme più adatte ai singoli settori possono essere strutturate ad “hoc†per le specifiche necessità.
Occorre dunque uno sforzo di COMUNICAZIONE rendendo visibile ciò che c’è e riconoscere a ciascuno le proprie competenze. Il sistema universitario dovrebbe sfruttare il sistema dei Parchi per evidenziare la DOMANDA di innovazione.

Sessione di Lavoro 1
Il paradosso europeo della ricerca scientifica

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ROSAIO GIUFFRE’
Rispetto al programma vi sono tre assenze (Francesco Prosperetti – Dirigente generale Min. BB.AA.CC., Luigi Paganetto – Presidente ENEA, Ezio Andreta – Presidente APRE) le loro assenze sono dovute ad impegni nel dibattito istituzionale in corso. Nei loro messaggi però si sottolinea l’importanza di questo tavolo di discussione, che non si vedeva da tempo.
Il tema dell’integrazione è un tema sul quale bisogna porre la massima attenzione e concentrazione per raggiungere gli obiettivi proposti. Il modo in cui la conoscenza diventa azione è il punto di incontro tra domanda e offerta di innovazione. All’interno dei sistemi di ricerca elevati, l’efficienza è garantita in molti modi, il problema è l’efficacia, che misura la rispondenza a obiettivi e criteri sinergici. Il nostro paese non dispone di sistemi di misura e gestione dell’efficacia. Diceva uno storico napoletano (Adolfo Omodeo) che “ il massimo della libertà di tutti è dato dalla limitazione della libertà di ciascunoâ€; il problema è anche questo: le PMI non rinunciano alle loro libertà e non si sentono in dovere di pagare o partecipare e le università d’altra parte non rinunciano alle loro autoreferenziali libertà di decidere i curricola formativi. La limitazione delle libertà di ciascuno, in chiave sinergica, può invece garantire la premessa per l’efficacia della azioni.

ROBERTO PAGANI (Politecnico di Torino)
Il Prof. Andreta è oggi impegnato a Roma nella presentazione di un nuovo Programma Europeo e mi ha pregato ti rivolgervi i saluti e l’auspicio di poter partecipare ad un secondo evento di confronto tra la nostra Società e i Parchi Scientifici e Tecnologici italiani, confronto che ritiene di grande interesse per la ricerca Europea.
A questo proposito mi ha trasferito alcuni pensieri che vi riassumo:
Oggi, nella ricerca, non è sufficiente analizzare le esigenze di conoscenza per i nuovi prodotti e le relative competenze.
Occorre chiedersi di quale conoscenza abbiamo bisogno. Sentiamo un estremo bisogno di un cambiamento culturale.
Se fino a ieri era l’industria a trainare i processi e le competenze necessarie per esplicarli, è arrivato il momento di un cambio: da domani sarà la conoscenza a dover trainare l’industria.
L’industria è lenta nei cambiamenti. Tocca all’università innescare i nuovi cambiamenti.
L’università può apparire anch’essa troppo lenta, ma sono i singoli che devono fare la differenza.

ROSARIO GIUFFRE’ (Università del Mediterraneo Reggio Calabria)
Il problema posto da Andreta è il rapporto tra conoscenza e produzione. Il problema della crisi italiana è la mancanza di dialogo tra i diversi organi che si occupano di conoscenza e produzione. Sul paradosso invito il Prof. Trombetta a parlare.

CORRADO TROMBETTA (Università del Mediterraneo Reggio Calabria).
Mi sono occupato di trasferimento tecnologico in Calabria (Delegato del Rettore per il Coordinamento delle azioni per il Trasferimento Tecnologico Università del Mediterraneo Reggio Calabria). www.unirc.it/archivio_eventi/pianificazione/conf_11_12_07/documenti/trombettaricerca2.pdf
Intorno al 1994 la UE aprì il dibattito (libro bianco sull’innovazione) sul perché l’Europa produca ricerca meno efficace di quella USA. Emerse che il livello della ricerca era a livello, ma non l’efficacia della stessa, ovvero l’impiego delle conoscenze ottenute nella produzione, il trasferimento al territorio dei risultati della ricerca. Da qui dunque possono essere tratte delle considerazioni:
le università dovrebbero contribuire meglio all’introduzione di innovazione nelle imprese. Il modello da seguire è quello della Silicon Valley, università e imprese insieme per modelli produttivi nuovi. Questo modello è stato quello a base dei successivi programmi di ricerca europei.
Necessità di introdurre un FACILITATORE, ossia un elemento con il compito di far collimare gli interessi di università e industria accelerando da una parte la velocità della ricerca e dall’altra la velocità di introduzione delle innovazioni nell’industria.
Dopo 15 anni dal libro bianco i temi che ha affrontato sono ancora freschi. In questo momento ci sono ingentissimi finanziamenti programmati dalla UE per la promozione dell’innovazione, l’università è pronta a riceverli? L’idea è che la SITdA e APSTI siano organismi adatti per rispondere in maniera strutturata e articolata. Speriamo dunque che questo primo passo porti ad una cooperazione costruttiva.

ROSARIO GIUFFRE’
I Facilitatori non sono elementi ma soggetti. Pensati così si assumono il peso di attivare azioni, promuovere relazioni, … noi stiamo cercando di mettere in piedi una impresa fatta di due parti: una che si occupa di conoscenze e una che si occupa di aspetti concreti e produttivi.

EMIL ABIRASCID (giornalista Sole 24 Ore) www.abirascid.com
Seguo da giornalista il sistema dell’innovazione in Italia. Su Nova l’inserto per la ricerca – innovazione – creatività del Sole 24Ore scrivo storie di innovatori italiani. Soprattutto Start-up.
Sono qui a presentare alcuni strumenti di cui mi occupo:
social network Innovhub (Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per l’innovazione) per far incontrare imprese e start-up
all’interno di SMAU 2008 Percorsi dell’innovazione – dall’idea al businnes
due blog sull’innovazione: http://innovazione.blogosfere.it e http://www.intesasanpaoloeurodesk.com
seguo anche il premio nazionale innovazione, che viene dato ogni anno alle migliori start-up. Ha avuto ottimi risultati ed è anche da sottolineare che gli investimenti in imprese innovative in Italia , è raddoppiato negli ultimi anni.

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FABRIZIO SCHIAFFONATI (Politecnico di Milano)
Questo momento di confronto ci consente di avvicinarci alle tematiche che ci interessano più da vicino: rispetto ad un panorama più ampio, vorremmo individuare in particolare la domanda di innovazione per la qualità edilizia, l’ambiente, la costruzione. Registriamo per primi la difficoltà dell’industrializzazione: offrire possibilità di avanzamento in un mondo produttivo legato alle costruzioni.
Il problema nel settore delle costruzioni è l’Innovazione nascosta, noi dobbiamo offrire una mappa delle nostre conoscenze.
Vogliamo trovare la possibilità di interloquire con i parchi scientifici e tecnologici, per lo più sconosciuti nelle università. Il trasferimento tecnologico non avviene più nei modi tradizionali ma attraverso logiche di distretto, territorio, rete; in tal senso le Regioni stanno operando. Dovremmo quindi, nelle realtà accademiche, lavorare molto di più verso gli spin-off che verso le start-up.

GIUSEPPE COLPANI (AREA)
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Ringrazio gli organizzatori per l’opportunità di parlare in questo contesto. Parole come “Innovazione†e “Integrazione†sono le premesse migliori, AREA si estende in due campus: uno tra Trieste e la Slovenia, l’altro vicino alla Svizzera. È un ente nazionale di ricerca, e come tale ci occupiamo di fare trasferimento tecnologico, anche verso l’estero, ma considerato anche dal punto di vista del management delle imprese e dei distretti innovativi. Per quanto riguarda un tema che si possa avvicinare agli interlocutori di SITdA, il tema “Energia†credo possa essere di interesse immediato. È tuttavia un tema delicato, perché AREA non si occupa di ricerche troppo ampie: questo è dovuto ad un’iniziale scelta di campo, poiché si è deciso di affrontare due aspetti:

  1. Evitare gli sprechi
  2. Cercare di avviare iniziative che implicano l’uso di tecnologie sviluppate all’estero. Quello che in Italia manca, è la rete intermedia. Se ad esempio voglio realizzare una pompa geotermica, dove troverò l’impiantista e l’installatore in grado di fornirmi questo servizio?

Per quanto riguarda il tema Energia, dunque, le ricerche di AREA si sono concentrate innanzitutto in progetti che fosse possibile seguire dall’inizio alla realizzazione:

  • Nel progetto LIDEA, ad esempio, relativo agli edifici stessi dei campus, sono stati utilizzati impianti di cogenerazione, sfruttando il calore del Sincrotrone e utilizzando pannelli solari, e sono state impiegate pompe di calore geotermiche.
  • Progetto per l’ATER Friuli: progetto di riqualificazione per rendere sostenibili edifici esistenti attraverso un’ottimizzazione di acqua, energia, manutenzione e gestione.
  • Un ultimo progetto presentato da poco è una proposta di riqualificazione dell’area e degli edifici del vecchio porto di Trieste: progetto che è piaciuto molto.

MASSIMO MALAGUTI (direttore del Parco Scientifico Galileo)
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Uno dei servizi del Parco Scientifico Galileo che si interfaccia direttamente con i progettisti è MATECH, che si occupa sia di ricerca di base, tramite la ricerca sulle tecnologie, sia di trasferimento tecnologico, tramite una ricerca delle tecnologie: quali sono, a chi offrirle. Il trasferimento tecnologico è sostanzialmente di due tipi:

  • verticale: da settori di punta, poi migrano verso aree a volumi maggiori e consumi maggiori
  • orizzontale: tecnologie mature in un settore, che trovano applicazioni in altri settori.

Matech offre un servizio per i progettisti: si basa su un archivio di materiali organizzati per prestazioni. Matech ricerca nei diversi settori produttivi materiali interessanti, e poi li archivia in un database organizzato per criteri utili ai progettisti. Attualmente Matech ha una serie di sedi in giro per l’italia.

LEONARDO MARABINI (Direttore del Marketing di Kilometro Rosso)
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Kilometro rosso è l’unico Parco Scientifico italiano finanziato al 100% da capitale privato; vicino a Bergamo, ospita aziende, università, consorzi, laboratori etc. La diversità è una delle caratteristiche più importanti di kilometro Rosso: diversità istituzionale, funzionale, disciplinare e settoriale, e il fatturato è tanto soddisfacente che si prevede un ampliamento consistente in tempi brevi. L’esperimento di “cross – fertilization†ha dato infatti ottimi frutti e continua. Noi lo chiamiamo “effetto mensaâ€, ricercatori di ambiti diversi si incontrano in luoghi comuni e per caso si attivano dei processi di condivisione e di trasferimento di conoscenze.
La sede è stata progettata da architetti come Jean Nouvel, Richard Meier, SOM.

MASSIMO COLOMBAN (Vega, Venezia)
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Il territorio del Nord –Est ha alcune caratteristiche chiave: una rete di piccole e medie imprese molto fitta; enorme waterfront e un’articolata rete di vie d’acqua. Marghera ha 3000 ettari di aree industriali, quasi tutte in disuso. Vega è un incubatore. Attraverso il recupero degli edifici, si vuole ricreare un tessuto produttivo avanzato, orientato soprattutto al settore digitale-multimediale. Il programma più importante di Vega è quello di essere un meta-distretto per aggregare le aziende: un cluster fisico, che però è anche aggregazione virtuale attraverso un portale che consenta un network attivo, che costituisca il cluster virtuale delle imprese distribuite nel territorio.
Come fondatore di Permasteelisa, con cinque laboratori di ricerca assai raffinati, avevo affrontato la sfida di affrontare l’innovazione nel settore dei serramenti. La sfida era posta da progettisti che desideravano soluzioni inedite. L’architettura a volte abbatte i limiti della tecnologia, e impone innovazione.

RENZO VALLEGGI (consiglio Amministrazione del Polo Tecnologico di Navacchio)
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Il Polo Tecnologico di Navacchio fa riferimento ad un territorio in cui non c’è una densità industriale troppo elevata, ma invece ci sono molte Università. La gestione del Polo è privatistica, seppure con una partecipazione di Comune, Provincia e Regione, e la sua principale azione è quella del Facilitatore. Il Polo si è cioè messo un po’ in posizione di garante tra banche e Università, per fare crescere e sostenere piccole e medie imprese di taglio high-tech. La grande impresa, che prima gestiva il mercato locale con relativa calma e tranquillità, oggi funziona solo se incorpora Know-how. Il parco ha facilitato il rapporto tra Azienda e Università.
I progressi compiuti sono andati nella direzione di sostegno per avvio di business,comunicazione, sviluppo di piccole imprese, nell’integrazione tra Università e Servizi. Il fatturato del Polo tecnologico di Navacchio è in crescita e ciò è la conferma che è un modello che funziona. Essendo poi anche un luogo fisico di aggregazione, favorisce creatività e scambio di informazioni. Un esempio è il progetto â€città del vetroâ€, venuto fuori dall’incontro tra ricercatori di diversa formazione, o ancora un esempio di grande successo sono alcune stampanti 3D e macchine di taglio a controllo numerico prototipate all’interno del Polo.

MARIA CRISTINA GUIDO (Parco Scientifico Tecnologico di Crotone)
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Siamo una realtà giovane, Il Parco Scientifico Tecnologico della provincia di Crotone nasce nel 2004, ed è un Consorzio a maggioranza pubblica costituito da 39 enti.
Tra i suoi obiettivi vi è quello di sostenere le imprese e le PP.AA, mediante la realizzazione di attività inerenti l’innovazione, il trasferimento di conoscenze scientifiche e tecnologiche, la consulenza per l’accesso a strumenti agevolativi
I settori in cui il PST-KR opera sono:Beni culturali, Energia e fonti rinnovabili, Filiera del legno, Agro alimentare, Medicina d’eccellenza.

ROSARIO ALAIMO (Parco Scientifico Tecnologico di Sicilia)
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Il Parco Scientifico Tecnologico di Sicilia tecnologico si basa quasi interamente su fondi privati, i nostri ambiti di ricerca sono rivolti essenzialmente ai beni culturali e allo studio dei materiali antichi. In particolare siamo esperti nell’individuazione di materiali appropriati per gli interventi di restauro dei monumenti e delle opere d’arte. Siamo dotati di laboratori per il riconoscimento della provenienza di materiali come malte, metalli, pietre. Sviluppiamo progetti di ricerca con finanziamenti privati nell’ambito delle terrecotte e delle calcareniti.
Abbiamo sviluppato una metodologia per l’analisi delle malte antiche per definire delle nuove miscele compatibili con l’intervento di restauro e con gli agenti atmosferici odierni.

15 Novembre
Alcuni soci di SITdA sono invitati a presentare l’offerta della ricerca scientifica che le Università, e in modo particolare SITdA, possono offrire a interlocutori quali i Parchi Scientifici e Tecnologici. Attraverso una serie di comunicazioni, i soci SITdA declineranno le potenzialità della Tecnologia dell’Architettura per l’ambiente, l’energia e l’edilizia sostenibile, i beni culturali e ambientali, la qualità delle costruzioni.
Alessandro Giari (Presidente APSTI, Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani, chairman)
Consiglia di essere sintetici nelle relazioni, per dare maggiore spazio alla costruzione di confronto e discussione.

FABRIZIO ORLANDI (Università “La Sapienzaâ€, Roma) – Tema Ambiente
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La comunicazione relativa alle tematiche ambientali diventa più incisiva alla luce degli spunti emersi dalla presentazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici. Il discorso introduttivo di Alessandro Giari si sviluppava su tre parole chiave: Integrazione, Efficienza, Efficacia. A queste mi riferirò. Presentando SITdA, Paolo Felli aveva detto che è un’associazione di persone interessate alla Qualità. Per i membri SITdA, infatti, la centralità della ricerca è garanzia di interesse comune per la qualità ambientale. SITdA identifica figure professionali incaricate di formare dei tecnici in grado di incidere e coadiuvare il sistema produttivo; pertanto, SITdA è in grado di agire su tutte e tre le parole chiave di Giari. SITdA e APSTI sono quindi perfettamente complementari ed un dialogo è opportuno e importante. Lavorando all’Università, i membri SITdA hanno un duplice compito: da un lato prevedere e anticipare le trasformazioni, dall’altro, il ruolo di revisione e adeguamento delle normative. Già oggi i dipartimenti interagiscono con commissioni (infrastrutture, ambiente, beni culturali), e supportano enti (regionali, interregionali, nazionali), anche per l’aspetto della costruzione. Molti colleghi, nelle varie sedi, si occupano distintamente di queste azioni, supportando e fornendo linee-guida, studi di fattibilità, verifiche, e formando quadri tecnici in grado di muoversi nella gestione e nel management del processo edilizio.

MARCO SALA (Università di Firenze) – Tema Energia
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Riassumendo in breve quello che si sta cercando di fare in questo incontro, vediamo due enti che si incontrano per cercare sinergie. L’Università cerca la possibilità di dialogo con l’impresa, un dialogo sulla produzione di ricerca. All’Università interessa sapere se a monte c’è interesse per mettere in comune da un lato le competenze, le esperienze, il personale, dall’altro la domanda. Aspettiamo che le imprese ci chiedano ricerche, anche che ci indichino le direzioni in cui muoverci. Per la mia esperienza personale, dall’estero sono venuti produttori sensibili, con cui abbiamo sviluppato innovazioni. Con le imprese italiane, invece, solo quando c’è stata una commessa si sono mossi. La possibilità per l’Università di svilupparsi passa necessariamente per la ricostruzione dei rapporti con le imprese. Ciascuno ha le sue colpe, certo, ma ci sono state difficoltà. In questo incontro Massimo Colomban ha presentato il suo progetto di network, che è uno strumento di comunicazione. Proviamo a usarlo: mettiamoci in comunicazione, cerchiamo sinergie.
Presento in chiusura una personale esperienza: la progettazione del Polo Tecnologico di Lucca. L’università ha progettato componenti innovativi (facciata e tetto verde) che Schuco produrrà. È la prova che le Università sanno ancora fare Ricerca e Innovazione. Vogliono farla con e per le imprese.

MARIA CHIARA TORRICELLI (Università di Firenze) – Tema Edilizia Sostenibile
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Gli elementi precedenti hanno espresso chiaramente l’interesse dell’Università. Il contributo dell’Edilizia, intesa come settore industriale con il suo indotto, può essere assai rilevante. Questioni strategiche sono le risorse, gli strumenti, la governance. Le Università hanno esperienza di ricerca e di studi di fattibilità e verifica della sostenibilità, dell’impatto, dei consumi, ma anche di costruzione di strumenti di controllo e verifica. Rispetto al trasferimento di metodologie di ricerca e strumenti, l’università ha saputo dotarsi di basi dati, strumenti quali il Life Cicle Assessment (LCA), strumenti di gestione. Il tutto in un obiettivo di riduzione dell’impatto ambientale. Altro aspetto importante, gli strumenti forniti dalle ICT applicate a progetto e normativa. Tutto ciò appartiene ad un ambito multidisciplinare, in cui la rete SITdA si integra, coordina e relaziona con una molteplicità di competenze.

GABRIELLA CATERINA (Università di Napoli) – Tema Beni Culturali e Recupero
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Oggi forse l’innovazione viene vista in quest’ottica: il bene culturale viene visto come elemento concorrente alla qualità della vita. In questa visione più ampia, il campo della manutenzione dei beni culturali viene concepito come uno strumento che concorre a garantire e costruire qualità della vita. Si rendono necessari strumenti innovativi per garantire manutenzione, efficacia e qualità nel tempo. Nel passaggio dal considerare un bene come elemento puntuale al considerare i beni culturali come una rete nel territorio, la tecnologia ha creato strumenti innovativi. Un campo di particolare rilevanza è , in particolare, quello della manutenzione. Grazie agli studi portati avanti nei dipartimenti, si è giunti alla normativa inerente ai procedimenti manutentivi: strumenti innovativi per una corretta manutenzione dei beni culturali nel tempo. Altro campo è quello del trasferimento tecnologico. Attraverso un esempio di cui si è occupato il dipartimento di Napoli, si è affrontata la sfida di garantire qualità di esecuzione e corretta applicazione dei processi manutentivi, in un progetto in Cina. La parte operativa è stata strutturata secondo codici e step costruttivi, strutturati appositamente per la comunicazione a distanza. Il bene culturale oggi, in una concezione di rete territoriale, necessita di strumenti innovativi per la comunicazione, come quella realizzata per il progetto cinese. Altro esempio, il cantiere Verticale. Con il consorzio CORITED, il dipartimento si è di fatto re-inventato un cantiere specifico per interventi di recupero. In questo l’Università fa la differenza: nella capacità di prefigurare e progettare organizzazioni specifiche di competenze e risorse. Per chiudere, presentiamo poi il progetto Skin: una pannellatura di protezione delle lesioni murarie, ottimo in caso di primo intervento di emergenza dopo i terremoti, e frutto di sperimentazione con materiali innovativi.

GIORGIO GIALLOCOSTA (Università di Genova) – Tema Qualità nelle Costruzioni
Concentrerò il contributo sugli aspetti di interesse operativo, tra quelli legati al tema della Qualità nelle Costruzioni. Nell’ambito di questo incontro, gli interventi di Giani e Giuffrè insistevano molto nell’evidenziare il concetto di Efficacia. Felli, nell’introduzione all’incontro, esortava ad una più efficace introduzione della ricerca nelle imprese (e viceversa), e anche tra gli interventi dei rappresentanti dei Parchi Scientifici e Tecnologici, soprattutto in quello dell’Environmental Park di Torino, si parla di Osservatorio Tecnologico. Credo che l’Osservatorio abbia un’attinenza significativa con SITdA. L’AFNOR (Association Francaise De Normalization) già nel 1988 definiva l’Osservatorio della Tecnologia come attività continua e costante di osservazione delle ricerche e delle risorse per prefigurare innovazione. L’Osservazione si attua attraverso tre azioni:

  • Strutturare Innovazione e conoscenza
  • Selezionare Innovazione e conoscenza
  • Disseminare Innovazione e conoscenza

Sento anche di dover fare una larvata polemica all’area tecnologica a seguito di alcuni dei temi fin qui emersi. Nell’assetto produttivo, un operatore fondamentale di snodo fra il progetto e la costruzione sono le piccole imprese di costruzione. Io non credo che l’area tecnologica sia sufficientemente impegnata su azioni di questo tipo. Tanto più che molte volte le piccole imprese rappresentano proprio le figure presenti nei parchi tecnologici. Un’azienda “virtualeâ€, nel senso di “potenzialeâ€, è una rete di unità caratterizzata dallo stesso target, che si coagula quando si esprime il bisogno del committente e si dissolve quando il bisogno finisce. Credo che non esistano linee guida e qualificazione di questo processo “a rete†di imprese. Le transazioni di indotto sono offerte di prodotti, servizi, ma è necessaria una qualificazione di governance delle reti di imprese. Come si risolve il rischio da all-corporation? Di organizzazione informale, che si sovrappone a quella formale?
Vorrei infine sottolineare la necessità di predisporre codici etici come nuova frontiera per la qualità. Codici etici in grado di regolamentare rischi e derive, azione necessaria e che SITdA può promuovere.
Infine, il tema del Metabolismo industriale: in termini operativi, si tratta di un sistema che non fa che ottimizzare gli scarti industriali secondo un processo di metabolismo, che li reimpiega e ottimizza; un sistema di questo tipo non può che configurarsi in sistemi di distretti, organizzati in reti, che potrebbero bene trovare luogo nel Parco Tecnologico.

ALBERTO SPOSITO (Università di Palermo) – Tema Materiali ed Innovazione
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Dopo l’ampiezza del discorso di Giallocosta, il mio intervento si chiude invece in una piccola nicchia: i materiali innovativi. Le Nanotecnologie sono tecnologie che manipolano la materia ad una scala atomica e molecolare: a questa scala comportamenti e caratteristiche della materia cambiano drasticamente e le nanotecnologie rappresentano un modo radicalmente nuovo di produrre per ottenere materiali, strutture e dispositivi con proprietà e funzionalità notevolmente migliorate o del tutto nuove. In natura vi sono già molti materiali naturalmente nano strutturati: studiando la struttura della foglia del loto si sono ricavati materiali autopulenti; studiando la zampa del geco si sono ottenuti materiali adesivi, e le frontiere della ricerca sono molto ampie. Nel 2004 a San Francisco c’è stato un importante convegno internazionale sulle nanotecnologie. Erano presenti tutti i settori industriali, e l’edilizia? Solo in due casi, per vernici protettive e cementi autopulenti. Nulla per quanto riguarda i beni culturali. Qual è lo stato dell’arte della ricerca in Italia? E Quale lo stato dell’arte delle industrie che si occupano di nanotecnologie? Il Centro Italiano per le Nanotecnologie ha effettuato due censimenti: nel 2004 si contavano 20 unità; oggi, nel 2008, vi sono 65 imprese. Solo le grandi e poche medie imprese fanno prodotti per l’architettura. Tuttavia queste aziende cosa fanno? Dicono di far ricerca, ma non comunicano alcun test, alcun dato, alcun risultato. Tutte dislocate al Nord, mancano totalmente le piccole e medie imprese del settore. Le nanotecnologie sono settori chiave per competere e innovare. Le condizioni però sono: un approccio congiunto e multidisciplinare, compartecipazione di istituti di ricerca pubblici e imprese private, Internazionalità, Comunicazione (indispensabile), Attività formativa.
Le Nanotecnologie esistono dal 1958. Come mai non c’è un solo testo che prefiguri scenari o sperimentazioni per un campo vasto come quello delle costruzioni?
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Dopo le comunicazioni tematiche, si è aperta una tavola rotonda tra i rappresentanti dei Parchi e della SITdA sulle possibilità di integrazione tra Domanda e Offerta di Ricerca.

ROMANO DEL NORD (Università di Firenze, Chairman)

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C’è stato il tentativo di formalizzare gli interventi emersi in questo incontro di due giorni. Abbiamo quindi steso una sintetica comunicazione:
“L’APSTI – Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani – e la SITdA – Società Italiana di tecnologia dell’Architettura: facendo seguito agli incontri dei giorni 14 e 15 Novembre 2008 svoltosi nel Borgo della Conoscenza, hanno riconosciuto la comune necessità di un sistematico confronto sui temi di lavoro per azioni di trasferimento tecnologico, sulle attività sperimentali e di formazione, sul supporto alle Pubbliche Amministrazioni e alla produzione, per delineare, svolgere e diffondere temi e processi relativi alla cultura tecnologica della progettazione. Di conseguenza sottoscrivono un protocollo di intesa attivando un tavolo permanente di consultazione, uno scambio e un coinvolgimento su progetti di ricerca, ai fini di un riconoscimento e valorizzazione delle reciproche esperienze attraverso un sistematico programma di seminari di lavoro territorialmente diffusi. Concordano anche nel promuovere stage e borse di studio collegati a progetti di ricerca in campo nazionale ed internazionale, nel sollecitare Enti ed istituzioni per programmare strategie innovative con organiche ricadute nei rispettivi campi operativi, puntando in particolare alla sperimentazione di filiere virtuali di conoscenze tecnologiche sulle quali far convergere contributi e competenze delle reti dell’APSTI e della SITdAâ€. La finalità di questo incontro era proprio pervenire ad una base di intesa che fa da premessa ad azioni operative future. Invito i rappresentanti delle due istituzioni a intervenire con proposte e spunti puntuali e programmatici. Sia Giorgio Giallocosta che Marco Sala sono entrati nel merito di proposte operative: ne aggiungerei altre.

CORRADO TROMBETTA (Consorzio PIER Scral)
Avrei una proposta che parte da mie vecchie esperienze ma che potrebbero essere di grande utilità. Esempio: azioni POR e PON, misure importanti destinate a costituire realtà per il trasferimento tecnologico. Da subito porrei l’attenzione su questi strumenti, già disponibili al mondo accademico. Propongo di interfacciare anche con il Ministero, che domanda già al territorio quali siano le sue vocazioni e prefigurazioni.

ROMANO DEL NORD
Argomento di questa sessione è il match tra domanda e offerta. I due partner a mio avviso esprimono entrambi la domanda e l’offerta, dal loro punto di vista. I parchi Tecnologici esprimono domanda nel senso di contributi scientifici, e offerta nel senso di ricerca e sperimentazione interna da offrire al mercato. Anche SITdA esprime domanda, sviluppando patrimonio di ricerca che ha bisogno di confronto produttivo, ed esprime offerta, perché offre, da sempre, produzione scientifica. Sono indispensabili alcuni chiarimenti, per definire e perimetrale le competenze e i ruoli reciproci, pechè si possano trovare sinergie e prefigurare azioni e collaborazioni.
Dice il Commissario Europeo per la ricerca Scientifica che vi sono a tutt’oggi barriere tra Università, Istituti di ricerca, Enti per lo sviluppo, e applicazione della ricerca, e anche tra discipline. Il cambiamento necessario è “a change in attitudeâ€: atteggiamento diverso, e questo per tutte le parti che concorrono all’innovazione. “We need the right skills and the right professionals in the right placeâ€. Ciò che funzionava fino a ieri può non funzionare oggi. Abbiamo bisogno di cambiare velocemente quanto veloci sono le innovazioni. Queste parole confermano la bontà dell’obiettivo di convergenza tra Università e Parchi Tecnologici. Si è parlato di sviluppo del territorio attraverso lo sviluppo della conoscenza. SITdA si sente investita di questo ruolo essendo da sempre preposta alla conoscenza. Come? Uno scenario futuribile, che sta muovendo ciascuno di noi nell’ambito dell’Università. La creazione di centri di eccellenza (necessari per avere maggior visibilità e risorse) grazie a SITdA potrebbe far convergere i soci SITdA in un centro, un’istituzione di eccellenza, di riferimento per l’innovazione tecnologica del settore. Nell’ambito delle singole realtà universitarie si stanno già attuando spin-off e dinamiche di eccellenza. La rete SITdA potrebbe cucirli insieme per creare una importante massa critica. In Scandinavia, dove i Poli Tecnologici sono nati, adesso ci si sta concentrando proprio nel passaggio tra le Università e il mondo produttivo. Che vuol dire trovare formule di integrazione tra ricerca (Università) e sviluppo (Imprese). La sostenibilità è un carattere necessario ormai nel trasferimento tecnologico. È un aspetto trasversale che non può diventare una branca specifica. Chiuse le premesse, vediamo il rapporto tra noi e i nostri interlocutori. La nostra domanda riguarda:
Formazione: quale formazione “Alta†in rapporto a quello che la produzione, il mercato richiede. Ciò serve a chi organizza cicli di dottorato, curricula di ricerca, master etc.
Ricerca: Quali tipologie di ricerca sono sensibili ai fini del trasferimento sul campo
Operatività: l’Università opera sul campo (collaborazioni con Enti, imprese, commissioni). Meglio se ciò avviene con un partner organizzato.
In queste tre azioni istituzionali, in che modo possono essere generate sinergie? Noi esprimiamo ciò che offriamo, ma abbiamo bisogno che ci venga detto quali ambiti e quali direzioni privilegiare o approfondire.

ROSARIO ALAIMO
Oggi sono qui in veste di vicedirettore di un Polo Scientifico Tecnologico, ma fino a dieci anni fa ero docente universitario. Comprendo a fondo la domanda di Del Nord. Importantissima la distinzione tra Domanda e Offerta da parte di Università e Poli Tecnologici. Le ho viste entrambe. Un tempo la ricerca applicata era vista male. Oggi, meno. L’Università fa ricerca, a volte benissimo, a volte no. A volte dice di proiettarsi nel territorio ma poi non lo fa. Il Polo Tecnologico innanzitutto si basa su fondi privati. I parchi hanno rapporti più diretti e concreti con le imprese, rispetto a quanto non faccia l’Università. Le Università fanno tante altre cose (formazione, produzione scientifica), e hanno rigidità. I parchi sono più snelli in alcune direzioni. La ricerca fatta nei parchi parte dalle necessità del territorio, quindi dal basso. La ricerca nelle Università, a volte, no. Propongo di evitare assolutamente posizioni di presunzione su chi fa la conoscenza, o su diritti di primogenitura. Partiamo dalla conoscenza.

SILVANO FALOCCO (Sdi group)
Gruppo SDI, titolari di importante progetto europeo GPP Net (Green Public Procurement , è un sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili, sta a significare che le amministrazioni pubbliche devono tenere in conto la questione ambientale negli acquisti di beni e servizi).
http://ec.europa.eu/environment/gpp/index_en.htm
; http://www.apat.gov.it/site/it-IT/Temi/Mercato_verde/Green_Public_Procurement_(GPP)/
Membri del tavolo permanente del ministero sui criteri ambientali. Ora, consumo e produzioni sostenibili nell’asse Italia-Tunisia. Il tema del costruito e dei flussi di materia collegati all’edilizia sono importanti. Nell’obiettivo di ridurre i consumi legati a questi flussi è stato emanato il decreto ministeriale 135, molto recente. Una parte importante del decreto introduce i criteri ambientali da introdurre nelle costruzioni. Noi come Sdi group stiamo spingendo azioni di intervento in tale direzione. Il tema dell’edilizia sostenibile viene un po’ relegato nell’ambito GPP in quanto complesso da gestire.
Altra area importante per l’Europa, nel setttore delle costruzioni sono quelle ricerche rivolte a definire il LCA Life Cycle Assessment (Valutazione del Ciclo di Vita) in modo da dimostrare che costruire sostenibile costa meno se consideriamo l’intero ciclo di vita dell’edificio, servono ricerche, esempi, dati, numeri per avvallare queste iniziative.

ALFONSO ACOCELLA (Università di Ferrara)
Voglio comunicare ai rappresentanti dei Parchi che il sito SITdA si renderà estremamente snello nella ricerca dei soci con competenze specifiche. Saranno a breve messi in rete i profili dei soci, accessibili per parole chiave e ambiti di ricerca e interesse. Nel Blog, poi, si possono raccogliere scambi e aggiornamenti delle azioni reciproche. Quindi, propongo uno scambio di informazioni concreto sulla piattaforma del sito SITdA.

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ROBERTO PAGANI
Propongo ai Parchi lo stesso quesito posto ai soci sotenitori qualche tempo fa , vogliamo stilare un programma di ricerca innovativo per l’edilizia, e presentarlo a vari interlocutori. Vorremmo avere come partner i Parchi, in modo da selezionare e indirizzare i programmi più interessanti. Altro tema è quello della Piattaforma Europea delle costruzioni, ma i partner europei non ci vedono fare sistema. Dovremmo, noi e i parchi, agire a sistema per avere maggior efficacia in chiave europea.

GIANNI SCUDO
Due proposte:
parto da ciò che ha detto Giallocosta, sugli Osservatori. L’università hanno già esperienze di Osservatorio. Dagli anni ’70, abbiamo fatto osservatori dell’innovazione. L’università è sedimentazione delle conoscenze, diamo un occhio a ciò che è stato fatto. La proposta è che all’interno di SITdA si formi un gruppo che raccolga la domande di conoscenza dei Parchi, molti hanno domande specifiche.
Seconda proposta, nel mare magnum della sostenibilità, un gruppo della nostra area deve definire come intende la sostenibilità nel suo operare, abbiamo il dovere di definire cosa è la sostenibilità nel ciclo edilizio, proprio perché come diceva Del Nord, è un aspetto trasversale e vi sono approcci molto diversi. Esistono molti modelli di valutazione della sostenibilità, debole o forte.

GIORGIO GIALLOCOSTA
Rispondo a Del Nord, sul rapporto invenzione-innovazione, punto critico persistente. Il punto critico è il rapporto tra l’esito del progresso scientifico (invenzione) e la traduzione in capacità operativa (conoscenza) non sempre questo rapporto è sincronico ma spesso diacronico per dei bug che devono essere sciolti.
L’area della Tecnologia si configura come Offerta, e questo è chiaro e come DOMANDA, in quanto chiede le strumentazioni. La caratterizzazione della domanda è meno significativa di quanto non sia l’offerta. Ciò perché l’offerta contempla anche innovazione di processo e non solo di prodotto. E ciò è enfatizzato quando l’attività di progetto evolve in ricerca.
La parte propositiva è terminata i due presidenti dei Parchi e della SITdA fanno il loro intervento conclusivo.

GIARI
Usiamo linguaggi diversi, con dinamiche diverse e modalità diverse. Non possiamo comprendere nell’accordo tutto quello che ci siamo detti. Bisogna avere forza e intelligenza per selezionare, al fine di intraprendere un percorso comune. Poi, forse , si potrà allargare.
Il tema della sostenibilità è il tema sul campo, è trasversale, c’è una forte richiesta imprenditoriale e ha un impatto mediatico alto.
Si può definire operativamente un percorso per un piano comunicazione integrato da qui a Dicembre per sensibilizzare sul tema della sostenibilità.
Istituzione di un laboratorio virtuale Pubblico-Privato di che organizzi dei flussi di conoscenze di che cosa bolle in pentola. I Parchi possono fornire un panel di imprenditori. Occorre una funzione di interprete tra impresa e università, Falocco governa un processo di produzione di nuova tecnologie e ha bisogno delle vostre conoscenze.

PAOLO FELLI
Abbiamo sperimentato una certa formula di lavoro. noi siamo qui in rappresentanza di 300 iscritti e vorrei che i presenti facciano cassa di risonanza di quest’incontro.
Non aver paura di contaminarsi. Noi facciamo formazione alta, ma abbiamo bisogno anche, come emerso da molti interventi, di formazione intermedia, ad esempio, come emerge dal confronto con le amministrazioni, c’è bisogno di chi sia in grado di controllare le intere filiere dell’innovazione.

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25 November 2008

ENERGIA POSITIVA DAL SAIE 2008 – la più grande fiera edilizia italiana

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Fin dal primo giorno i segnali sono stati forti e positivi +10% di visitatori, replicati nei successi giorni che hanno consentito di registrare lo stesso numero di operatori professionali dell’edizione 2007, nonostante la riduzione di un giorno di apertura della manifestazione.

Innovazione tecnologica e cultura del costruire sono un binomio inscindibile di SAIE, il salone internazionale delle costruzioni dove più di 1700 aziende mostrano i loro prodotti e sistemi e si incontrano con 177.000 operatori del settore per discutere e confrontarsi su soluzioni, progetti, tecnologie per costruire il futuro.

SAIEnergia – il nuovo salone dedicato alle energie rinnovabili e alle tecnologie a basso consumo per il costruire sostenibile – ha animato il dibattito suscitando l’interesse degli addetti ai lavori portando al SAIE nuovi profili professionali che hanno ulteriormente arricchito il confronto attivato dall’evento.
L’energia è stato il filo conduttore per le iniziative di SAIE 2008, che ha proposto una vera Via dell’efficienza energetica in edilizia che, partendo dal nuovo salone, ha toccato tutti i settori espositivi del SAIE.
Anche Cuore Mostra, il tradizionale appuntamento culturale di SAIE con il titolo +QUALITA’ –ENERGIA ha focalizzato l’attenzione al binomio Energia-Architettura e ha portato a Bologna i protagonisti mondiali del “costruire sostenibile†quali Alejandro Gutierrez, Jaime Lerner, German Brun, Matthias Sauerbruch, Merrit Bucholz, a presentare le più innovative soluzioni architettoniche su scala internazionale. Di grande impatto anche la mostra– curata dall’architetto Marco Visconti (MDN & Partners) – che ha presentato una selezione dei migliori progetti che hanno saputo tradurre in architettura il costruire sostenibile.
Mario Cucinella è stato il testimonial d’eccezione e curatore culturale e scientifico del Saie Forum, organizzato nell’ambito di SAIEnergia, dove una vera piazza dell’Energia – momento centrale del Salone – ha messo a fuoco soluzioni, tecnologie, innovazioni per l’architettura del futuro. Seguitissimi anche gli incontri di SAIEnergia in cui i tecnici hanno potuto incontrare aziende leader di mercato per dibattere degli strumenti per la progettazione sostenibile, dei sistemi e dei prodotti edilizi per l’efficienza energetica e le tecnologie per l’energia rinnovabile.
Se il SAIE è stata la sede di confronto sul costruire futuro, è stata anche la sede per valutare come “riqualificare†in classe A gli edifici esistenti. RiqualificasA è stata, infatti, l’iniziativa realizzata in collaborazione con Casa&Clima e LVH-APA che ha presentato le migliori soluzioni che permettono di abbattere i consumi energetici in un edificio esistente.
In chiusura di SAIE 2008 anche la prima edizione di EDILTROPHY, il trofeo internazionale dei lavoratori delle costruzioni, che ha visto venti scuole – che annoverano fra i loro iscritti molti stranieri, la cui integrazione è facilitata dal percorso formativo – sfidarsi nella costruzione di un manufatto in muratura faccia a vista che ha evidenziato le abilità manuali e la conoscenza delle tecniche di base nelle lavorazioni tradizionali.

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24 November 2008

Sicurezza sul lavoro nei cantieri edili. Appalti e tutela della legalità

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Per combattere il lavoro nero, le infiltrazioni mafiose e le morti bianche serve la conoscenza dei cantieri sul territorio, delle imprese, dei subappalti e dei lavoratori; maggior coordinamento ispettivo e più concertazione istituzionale. Un tentativo serio di lanciare alcune proposte per un più compiuto sistema di prevenzione e per una maggiore sicurezza nei cantieri della nostra regione: questo lo scopo del convegno “Sicurezza sul lavoro nei cantieri edili. Appalti e Tutela della Legalita’â€. Parlare di edilizia significa affacciarsi su una vera giungla.
Esiste infatti una grande varietà di tipologie di cantieri: pubblici, privati, di dimensioni grandi, medie o piccole, civili, stradali; oltre a quelli dedicati alle ristrutturazioni, alle grandi opere e alle manutenzioni. Il tutto all’interno di un sistema estremamente complesso dove è arduo districarsi tra appalti, subappalti o forniture con posa in opera; dove è all’ordine del giorno il lavoro irregolare, che sia esso nero, grigio o sommerso; dove al personale in organico si mescolano squadre di cottimisti, spesso in trasferta da altre regioni.
Servono iniziative forti, campagne di informazione maggiori, politiche sulla formazione che riguardano i lavoratori ma anche gli imprenditori, specialmente nel comparto delle piccole imprese, dove il tema della sicurezza è molto spesso ignorato e sottovalutato e serve anche una politica scolastica che prevede la materia inerente la sicurezza nelle scuole di ogni ordine e grado.
Quando si parla di sicurezza del lavoro, è inevitabile parlare anche di appalti. Non a caso la questione appalti rappresenta una parte importante per la qualità del lavoro, che deve essere per tutte le amministrazioni locali un punto nodale nell’organizzare e gestire le procedure di appalto.
Dal criterio del massimo ribasso a quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa attraverso parametri pre-definiti (analisi del valore): una svolta possibile, questa, e che deve impegnare tutte le amministrazioni, sia sul piano politico che su quello tecnico.

F.S.

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20 November 2008

APSTI

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APSTI – Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani è il network nazionale dei Parchi Scientifici e Tecnologici, a cui aderiscono oltre 30 PST, rappresentativi della quasi totalità delle regioni italiane, per sostenere lo sviluppo economico dei territori attraverso l’innovazione.
L’Associazione opera affinché queste infrastrutture si caratterizzino sempre più come INTEGRATORI tra i bisogni di crescita innovativa delle imprese, con particolare riferimento a quelle piccole e piccolissime, e il patrimonio di conoscenza espresso dai Poli di eccellenza Tecnologica e Scientifica, dalle Università e dai Centri di ricerca, mettendo a sistema le funzioni dei tanti soggetti che interagiscono nel campo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.
I Parchi, pur essendo molto diversi tra loro, per dimensioni e struttura organizzativa, hanno alcuni fattori comuni come la vicinanza con Università e centri di ricerca, l’offerta di strutture immobiliari e di servizi qualificati per lo sviluppo competitivo di sistemi di PMI, il supporto e la promozione, attraverso gli Incubatori, di start up tecnologiche. Tuttavia il sistema italiano non brilla certo per efficacia e funzionalità. In Italia sono stati censiti oltre 300 centri per l’innovazione e il trasferimento tecnologico (Indagine IPI 2005), che seppur connotati da provenienza, caratteristiche funzionali, giuridiche, territoriali diverse tra loro, operano in un “campo†comune con scarsa complementarietà, integrazione e risultati poco soddisfacenti in relazione alle risorse pubbliche impiegate.
Questo “scenario†si è presentato, fino ad oggi in un quadro istituzionale, caratterizzato da una carenza di politiche organiche, in grado di attuare nuovi modelli organizzativi funzionali alla produzione e diffusione dell’innovazione, ed in carenza di sistematicità e complementarietà nell’utilizzazione dei tanti, (probabilmente troppi) soggetti Consorzi, Agenzie, Poli, Parchi che operano o affermano di operare a sostegno dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.
In Italia c’è sicuramente bisogno della sistematizzazione del rapporto Ricerca-Imprese che consenta, così come accade in Europa e nel resto del mondo, che i Parchi – strutture che concentrano fisicamente ed organizzativamente imprese hi-tech, centri di ricerca e servizi per esaltare e stimolare la propensione all’innovazione,, anche attraverso lo sviluppo di economie di scala (condivisione di servizi e spazi comuni) e l’aggregazione su progetti comuni (commercializzazione, finanza innovativa, internazionalizzazione) – possano svolgere al meglio le loro funzioni.
Tuttavia, questo sistema non potrà costituirsi in modo naturale, come è avvenuto in Francia, Inghilterra e nei Paesi Scandinavi poichè il modello prevalente che ha caratterizzato l’esperienza italiana è quella nella quale il flusso di risorse destinate all’innovazione e al trasferimento tecnologico è andato e va tuttora a sostenere quasi esclusivamente l’offerta e non la domanda: l’offerta di know-how, l’offerta di servizi tecnologici, che centri di ricerca, università e centri servizi propongono.
Oggi, in Italia, fatta eccezione per casi rarissimi e con l’esclusione del 1-2% di imprese medio-grandi, è difficile da parte di chiunque abbia disponibilità di know-how e di tecnologia attivare in forma autonoma efficaci azioni di trasferimento tecnologico. In sostanza appare impraticabile la strada della crescita innovativa senza entrare in un complesso e articolato processo al quale partecipino più soggetti specializzati che collaborino sistematicamente e che prenda avvio non dalla disponibilità di conoscenza (offerta) ma dalla evidenziazione e sistematizzazione dei bisogni delle imprese (domanda). Il criterio è valido sia per i settori tradizionali, per i quali è necessaria un’azione di sostegno per il loro sviluppo e/o conversione verso produzioni di eccellenza, sia per la crescita dei settori ad alto contenuto tecnologico. In sintesi dobbiamo far diventare centrale e prioritaria la domanda di innovazione rispetto all’offerta.
Questo, a nostro avviso, rappresenta uno degli elementi focali, e la possibile risposta alla disarmonia di strumenti e di politiche rappresenta una priorità assoluta per il sistema Paese. Appaiono quindi necessarie nuove politiche e nuovi strumenti in grado di disegnare nuove strategie che ci “obblighino†ad azioni omogenee e complementari, e nuovi parametri per rilevare la produttività di ciascun organismo. C’è bisogno di una nuova cultura dell’efficacia e dell’efficienza. C’è bisogno di risultati concreti: crescita dei sistemi di impresa, degli addetti, del fatturato, dei brevetti, del tessuto economico-sociale dei territori.

APSTI ha avviato negli ultimi anni un forte processo di rinnovamento ed è attualmente impegnata nella valorizzazione del notevole patrimonio di competenze scientifiche, tecnologiche ed organizzative presenti nei Parchi, affinché possa divenire il contenuto condiviso ed utilizzato dalla rete, evitando duplicazione di interventi e sprechi di risorse.
Questa rete si sta consolidando e qualificando per affrontare tematiche settoriali e generali per:
promuovere in modo sistematico gli strumenti e le politiche di sostegno e qualificazione delle attività per lo sviluppo dei sistemi di impresa hi-tech;
stimolare e sostenere l’evoluzione innovativa dei settori produttivi di valenza strategica che, insieme, possano garantire una nuova competitività del sistema economico nazionale.
facilitare la nascita e lo sviluppo di nuove imprese high-tech attraverso un sistema integrato di incubazione.

Oggi sono attive le seguenti Commissioni di lavoro:
Finanza per l’Innovazione, per definire una strategia di approccio al tema della finanza per l’innovazione, che costituisce ad oggi uno dei limiti principali alla nascita ed allo sviluppo di nuove imprese caratterizzate da un elevato contenuto in termini di ricerca e sviluppo;
Incubatori – Start-up – Spin- off, con l’obiettivo di facilitare e supportare la nascita e lo sviluppo di giovani imprese;
Agroalimentare, per integrare e valorizzare in logica cooperativa le competenze e le strutture tecnologiche di servizio;

Il lavoro della Commissione Incubatori ha portato a conoscere in dettaglio la fisionomia e l’operatività degli incubatori (42%) presenti presso i Parchi Scientifici e Tecnologici associati ad APSTI e a due importanti considerazioni conclusive: la prima che nel percorso di creazione di nuova imprenditorialità hi-tech l’incubazione si configura come fase transitoria, la cui naturale accelerazione potrà avvenire all’interno del Parco. La seconda è l’individuazione di un percorso di incubazione riconoscibile e definibile in: politiche di entrata e uscita; organizzazione di servizi; professionalità dello staff di Incubazione; integrazione con il sistema Parco; finanza dedicata.

Di particolare rilevanza i risultati emersi dal lavoro della Commissione agroalimentare che ha lavorato sulla sistematizzazione e valorizzazione comune del patrimonio tecnologico e scientifico presente presso i Parchi, attraverso una Carta comune dei servizi che sarà presentata entro l’anno in corso.
I risultati della Rete dei PST:
- 14 Incubatori supportano la nascita e sviluppo di nuove imprese
- 600 Aziende Hi-tech insediate di cui 140 incubate
- 6.300 Occupati ad elevata specializzazione tecnologica che lavorano presso i Parchi
- 2.500 Aziende usufruiscono dei servizi dei PST
- 115 Centri di ricerca pubblico/privati insediati

www.apsti.it

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18 November 2008

SICUREZZA NEI CONTRATTI PUBBLICI
Problematiche e prospettive applicative

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15 November 2008

APSTI e SITdA, insieme per il trasferimento tecnologico in architettura

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Siglato tra le due organizzazioni un protocollo di intesa per integrare competenze e risorse in settori come le energie alternative, i nuovi materiali e la domotica.

Borgo della Conoscenza, 15 novembre 2008.
APSTI, Associazione dei Parchi scientifici e tecnologici italiani e SITdA, Società italiana di Tecnologia dell’Architettura, siglano un protocollo di intesa con l’obiettivo di attivare la collaborazione nello sviluppo di progetti di ricerca e trasferimento tecnologico.
La firma è stata siglata in occasione del workshop svoltosi presso il Borgo della Conoscenza vicino Siena che ha visto la partecipazione di architetti e rappresentanti dei parchi scientifici e tecnologici italiani: Area Science Park di Trieste, Vega di Venezia, Galileo di Padova, Kilometro Rosso di Bergamo, Polo di Navacchio (Pisa), Pst di Crotone e Parco tecnologico della Sicilia.
Alessandro Giari, presidente di APSTI e Paolo Felli, presidente di SITdA, nel firmare il protocollo di intesa enfatizzano come l’accordo si proponga di sostenere la comune necessità di confronto sui temi di lavoro, sulle attività sperimentali, sulla formazione. È prevista anche la promozione di stage e borse di studio, la partecipazione a progetti di ricerca nazionali e internazionali, la condivisione di competenze e risorse.
APSTI e SITdA intendono lavorare all’innovazione tecnologica applicata all’architettura con particolare attenzione alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, i nuovi materiali nanostrutturati, la domotica.
“Abbiamo definito un accordo estremamente significativo e importante – dichiara Alessandro Giari, presidente APSTI – perché ci consente di interagire con le competenze di alto livello di SITdA costruendo insieme una relazione tra la richiesta di innovazione delle imprese e la capacità dei Parchi scientifici e tecnologici di erogare tecnologie avanzate. Con il comune obiettivo di contribuire allo sviluppo innovativo e competitivo del sistema economico del Paeseâ€.
“Questo accordo nasce per diffondere in modo più strutturato le attività innovative delle due organizzazioni – afferma Paolo Felli, presidente SITdA – e per consentire una formazione post-laura dei nostri architetti orientata alle attività che i parchi scientifici e tecnologici stanno sviluppando al fine di sviluppare il trasferimento dell’innovazione in contesti operativiâ€.

Profilo APSTI
Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani è il Network nazionale dei Parchi Scientifici e Tecnologici, a cui aderiscono la maggioranza dei PST (31 associati) rappresentativi della quasi totalità delle regioni italiane, per sostenere lo sviluppo economico attraverso l’innovazione.
L’Associazione opera affinché queste infrastrutture si caratterizzino sempre più come integratori tra i bisogni di crescita innovativa delle imprese, con particolare riferimento a quelle piccole e piccolissime, e il patrimonio di conoscenza espresso dai Poli di eccellenza Tecnologica e Scientifica, dalle Università e dai Centri di Ricerca, mettendo a sistema le funzioni dei tanti soggetti che interagiscono nel campo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.
APSTI è impegnata nella valorizzazione del notevole patrimonio di competenze scientifiche, tecnologiche ed organizzative presenti nei Parchi, perché possa divenire il contenuto condiviso ed utilizzato dalla rete al fine di innalzare il livello di competitività dei sistemi di impresa e del territorio.

Profilo SITdA
SITdA nasce nel 2007 per costituire un’ampia e inclusiva rete di docenti universitari e cultori della materia afferenti all’area della Tecnologia dell’Architettura con finalità di collegare università, professioni, istituzioni; attuare politiche di ricerca di alto profilo; sedimentare nel settore disciplinare una cultura dell’internazionalizzazione; divulgare la ricerca; promuovere un approccio multi e transdisciplinare della tecnologia dell’architettura; contribuire ai processi normativi; assistere le istituzioni nel controllo e nella valutazione della qualità edilizia; cooperare con il sistema educativo nazionale nella formazione; fungere da riferimento culturale; valorizzare l’eccellenza.

Contatti stampa APSTI
Laura Bonicoli
apsti@apsti.it
050 754130
www.apsti.it

Contatti stampa SITdA
Alfonso Acocella
vicepresidente@tecnologi.net
338 9135967
www.tecnologi.net

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13 November 2008

TRASFERIRE TECNOLOGIE IN ARCHITETTURA

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TRASFERIRE TECNOLOGIE IN ARCHITETTURA
Seminario di studio e confronto
14-15 novembre 2008
Il Borgo della Conoscenza

Podere di Camporlecchio, Rapolano Terme (SI)

SITdA – Società Italiana Tecnologia dell’Architettura
APSTI – Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani

Coordinamento:
Rosario Giuffrè (membro del Consiglio Direttivo SITdA)
Corrado Trombetta

La SITdA, Società Italiana della Tecnologia dell’Architettura (www.tecnologi.net), e l’APSTI, Rete Italiana dei Parchi Scientifici e Tecnologici, (www.apsti.it) promuovono un incontro di studi e confronti sulle tematiche centrali del trasferimento delle conoscenze tecnologiche, delle metodologie di ricerca, della domanda articolata del mondo della produzione e della offerta operative esistente nel paese.
L’iniziativa è una prima risposta alle tematiche emergenti nell’ambito dello scenario strategico delineato dall’Unione Europea per la programmazione 2007-2013 che rimarca l’importanza di una forte connessione fra la ricerca scientifica e le istanze dell’innovazione tecnologica con le diverse ricadute sui molteplici operatori ed utenti.
In particolare si tratta di un matching tra la comunità scientifica della SITdA e la realtà dei Parchi Scientifici che sviluppano ricerca innovativa con Aziende nei settori dei Beni Culturali, della Bioedilizia, dell’Energia, delle Fonti Rinnovabili, della Qualità delle Costruzioni e dell’Architettura in genere.
Un momento di confronto e riflessione, in cui si alterneranno, con brevi presentazioni tematiche, la domanda e le prospettive della ricerca applicata – rappresentata da alcuni dei Parchi Scientifici più prestigiosi che operano sul territorio italiano – l’offerta della ricerca scientifica, rappresentata dal network della SITdA.
Lo scopo è superare il solco tra la ricerca e la produzione per individuare e definire comuni opportunità di sviluppo e di ricerca in sintonia con i programmi europei, con le evidenti richieste del mercato, le cui istanze dell’innovazione, si pongono in un quadro globale di sviluppo competitivo.
L’iniziativa nasce dall’obiettivo della SITdA di porsi come luogo significativo di raccolta di informazioni e di organizzazione delle conoscenze, oltre che di possibilità di trasferimento delle stesse e di formazione di coscienza settoriale pubblica, anche nel modo universitario, primo passo per superare quello che è stato definito “il paradosso europeoâ€, ovvero una ricerca che, seppur avanzata, non incide con coerenza e costanza nelle diverse fasi dello sviluppo economico, sociale e di formazione dei quadri.
L’obiettivo, quindi, non è quello tradizionale di relazioni e comunicazioni scientifiche a convegni e congressi, ma quello di aprire orizzonti e sollevare quadri tematici per costruire scenari di forte incisività sul piano della trasferibilità delle istanze e delle condizioni di sviluppo, anche al mondo delle pubbliche amministrazioni e degli enti di settore.

Il luogo prescelto è il “Borgo della Conoscenzaâ€, un Centro d’Eccellenza per la formazione e la cultura d’impresa collocato nel suggestivo panorama delle colline senesi e frutto del lavoro di recupero conservativo dell’architetto Paolo Portoghesi. Il Borgo della Conoscenza è un centro di formazione a basso impatto aziendale appartenente a Sdi Group, unico gruppo
italiano attualmente presente con un’offerta integrata sulla sostenibilità. Questa scelta in favore dell’ambiente si è tradotta in azioni concrete. Innanzitutto una certificazione ISO 14001 e poi il ricorso a routine di mitigazione e compensazioni delle emissioni di co2.
Le modalità sono quelle dell’immersione totale, favorite dal contesto, per dare forza alle relazioni e sostanza agli argomenti che cinquanta addetti ai lavori vorranno proporre nelle due mezze giornate rese disponibili attraverso un fondo per il Trasferimento Tecnologico Calabrese.

Programma

Venerdi 14 novembre 2008

Presentazione del programma di lavoro
Trasferire tecnologie per lo sviluppo e la competitività del sistema
Alessandro Giari Presidente APSTI
Paolo Felli, Presidente SITdA

Sessione di lavoro 1
Il paradosso europeo della ricerca scientifica
Chairman: Emil Abirascid Giornalista, collaboratore del IL SOLE 24 ORE
Corrado Trombetta, Consorzio PIER Scral
Luciano Criscuoli, MIUR Direzione Generale per il coordinamento e lo sviluppo della ricerca
Alessandro Bianchi, Ministero dei Trasporti nel secondo governo Prodi
Dibattito e Conclusioni

Sessione di lavoro 2
Bisogno, Necessità e Opportunità di nuove Tecnologie in Architettura
Rappresentanti dei Parchi Scientifici e Tecnologici a cura dell’APSTI
La domanda di ricerca applicata per l’ambiente, l’energia e la bioedilizia; i beni culturali e ambientali; la qualità delle costruzioni e nuovi materiali.
Chairman: Fabrizio Schiaffonati SITdA
PST Environment Park Torino – Davide Damosso
PST Kilometro Rosso Bergamo – Mirano Sancin
PST Polo Tecnologico di Navacchio – Renzo Valleggi
Area Scienze Park Trieste – Giuseppe Colpani
PST-KR Crotone – Maria Bruni
PST Galileo Padova – Massino Malaguti
PST Vega Venezia – Massimo Colomban
PST Sicilia – Rosario Alaiamo
PIER, Calabria – Gino Mamone
Dibattito e Conclusioni

Sabato 15 novembre 2008

Sessione di lavoro 3
L’offerta della Ricerca Scientifica e il Trasferimento Tecnologico, a cura della SITdA
La Tecnologia dell’Architettura per l’ambiente, l’energia e la bioedilizia; i beni culturali e ambientali; la qualità delle costruzioni.

Chairman: Alessandro Giari - Presidente APSTI
Ambiente – Fabrizio Orlandi
Energia – Marco Sala
Edilizia Sostenibile – Chiara Torricelli
Beni Culturali e il Recupero – Gabriella Caterina
Qualità nelle Costruzioni – Giorgio Giallocosta
Materiali ed innovazione – Alberto Sposito
Dibattito e Conclusioni

Sessione di lavoro 4
Matching tra la Domanda e l’Offerta di Ricerca e nuove Tecnologie
Tavola rotonda tra i rappresentanti dei Parchi Tecnologici e della SITdA, i Giornalisti e gli esperti
Chairman: Prof. Romano Del Nord

Proposte e chiusura
Giari, APSTI: Strategie per l’integrazione tra centri di competenza tecnologici e scientifici e i sistemi produttivi
Felli SITdA: Nuove opportunità di ricerca per lo sviluppo: innovare con le aziende.

Link dei parchi partecipanti
www.envipark.com
www.kilometrorosso.com
www.polotecnologico.it
www.area.trieste.it
www.pst.kr.it
www.galileopark.it
www.vegapark.ve.it
www.pstsicilia.org

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SVP Marketing Strategico ed Iniziative Speciali – Maire Tecnimont S.p.A.

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Arch. Gianni Bardazzi
SVP Marketing Strategico ed Iniziative Speciali – Maire Tecnimont S.p.A.

Socio Sostenitore SITdA

Contributo sui temi del dibattito aperti nell’incontro

SITdA incontra i Soci Sostenitori
Firenze, 20 ottobre 2008

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6 November 2008

SITdA incontra i Soci Sostenitori

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SITdA incontra i Soci Sostenitori
Firenze, 20 ottobre 2008
Villa “La Sfacciataâ€

La società SITdA, dopo la definizione di motivazioni e strategie elaborate in occasione del convegno fondativo di Napoli, ha organizzato un incontro con i Soci Sostenitori per comunicare le prossime iniziative, proposte nel Programma Operativo, approvate dal Consiglio Direttivo per il biennio 2008-2010. L’incontro, oltre al carattere informativo, ha avuto lo scopo di avviare rapporti di condivisione e di proficua collaborazione per gli sviluppi delle future iniziative SITdA.

L’incontro ha avuto luogo a Firenze nella villa “La Sfacciataâ€, sede della Fondazione Targetti, messa a disposizione per questa occasione.

Dott. Paolo Targetti
Fondazione Targetti
La maggiore preoccupazione al momento dovrebbe essere non solo innovare, ma anche riconoscere le innovazioni valide e portarle al successo per un opportuno ritorno sul territorio. Troppo spesso il nostro Paese non riesce a premiare adeguatamente i meritevoli: l’innovazione senza comunicazione è in questo caso una possibilità inespressa e non feconda. Il mondo delle imprese può e dovrebbe sempre di più essere un osservatore attento a cogliere tutte le opportunità che possono arrivare dal mondo della ricerca, ma è anche vero che chi ricerca e innova deve saper opportunamente comunicare i risultati del proprio lavoro. Questo è il contributo che la Fondazione Targetti vuole portare al territorio: instaurare rapporti di proficuo scambio con l’università per promuovere, sostenere e sviluppare la cultura della luce nell’architettura e nelle città. In questo la Fondazione Targetti intende impegnarsi per promuovere protocolli di intesa con l’Università allo scopo di finanziare borse di dottorato e rapporti di proficuo scambio nei curricula formativi universitari.

Eugenio Baronti
Assessore alla Ricerca, Università e Casa, Regione Toscana
La regione si è posta l’obiettivo di percorrere con decisione la strada della ricerca e dell’innovazione per lo sviluppo sostenibile del territorio. La scelta, a questo punto obbligata e senza alternative, impone la direzione della conversione ecologica verso un nuovo modello di sviluppo per: innovare il sistema produttivo, modificare i cicli della produzione, ridurre la pressione e l’impatto sul territorio dei distretti industriali, ridurre le emissioni in atmosfera, la produzione dei rifiuti, il consumo di energia e lo spreco di risorse, costruire un nuovo sistema energetico da fonti rinnovabili calibrato e autocentrato sulle diverse specificità territoriali, promuovere la sicurezza, la salute e la qualità della vita, il dialogo interculturale, la coesione sociale, la riqualificazione del patrimonio urbano secondo i criteri dell’edilizia sostenibile, un nuovo sistema di mobilità delle merci e delle persone, l’ecoefficienza nel governo del territorio e nella gestione dei servizi.
Una società evoluta ha il dovere di mobilitare tutte le energie disponibili naturali, umane e finanziarie, le sue capacità creative, la sua conoscenza, mettere in gioco e dispiegare tutte le potenzialità di quello che è il suo bene comune più prezioso – l’Università, la ricerca, la formazione e l’innovazione – per cercare di vincere questa grande sfida epocale. La Regione Toscana ha già intrapreso questo cammino ma deve cercare di far convergere tutte queste energie e risorse, in modo coordinato ed integrato, verso gli obiettivi strategici del Piano Regionale di Sviluppo per collocare la Toscana del futuro nel segmento di alta innovazione nella divisione internazionale del lavoro.
Per raggiungere questo obiettivo, la Regione si sta dotando di strumenti per favorire un “sistema di rete†che coinvolga l’Università, le imprese e gli enti di ricerca del territorio in un disegno di sviluppo organico e coordinato: strumenti che sono raccolti nel disegno di Legge regionale sull’innovazione e la ricerca.
Il piano di azione immediato è quello di consolidare i rapporti tra i diversi soggetti di questa rete, per annullare la distanza tra il sistema di imprese e le punte avanzate di eccellenza scientifica e tecnologica, assicurando informazione, supporto e conoscenza ad un sistema produttivo, quello toscano, caratterizzato dalla fortissima presenza di piccole imprese che sono oggettivamente in grande difficoltà nell’identificare e nel realizzare significativi progressi nel campo dell’innovazione spesso per mancanza di conoscenza dei traguardi innovativi raggiunti in tanti settori.
Per questo il futuro si gioca anche sulla capacita di mettere in rete le conoscenze, i traguardi scientifici raggiunti, far incontrare la domanda di innovazione delle imprese con l’offerta di trasferimento tecnologico dei risultati della ricerca.
Il tema del “trasferimento tecnologico†viene inteso in questa politica regionale come azione coordinata strettamente legata alle realtà territoriali per promuovere e rilanciare risposte e supporto. Un ulteriore strumento sarà l’“osservatorio†finalizzato a monitorare gli effetti e i risultati dell’utilizzo delle risorse evitando cosi dispersioni inutili dei finanziamenti.
Infine l’iniziativa di sostenere la partecipazione al VII Programma Quadro con finanziamenti regionali che supporteranno le strutture nella fase complessa della definizione delle domande e questo attraverso lo stanziamento di 20.000 euro per progetti complessi e 10.000 euro per i progetti semplici.
Con la nuova Legge regionale sulla ricerca si è posto con forza l’obiettivo di modificare l’attuale modello di governance regionale che, per rispondere ed essere all’altezza di questi ambiziosi obiettivi, dovrà essere meno settorializzata, meno separata e organizzata per compartimenti stagni e rigidi.
Demolire quindi quel modo irrazionale di agire ed operare, dove non è difficile imbatterci in progetti che si sovrappongono o addirittura in progetti uguali finanziati in tempi diversi da settori diversi.

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PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA SITdA:
I relatori di SITdA sui 4 assi tematici

Prof. Rosario Giuffrè
“Promozioneâ€

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Obiettivi generali della Società sono da un lato una nuova cultura tecnologica da costruire, diffondere e rendere prassi ordinaria, e dall’altro l’urgente tema del trasferimento tecnologico. L’asse tematico della Promozione ha dunque il compito di strutturare da un lato le caratteristiche di Riconoscibilità e specificità della SITdA, attraverso l’accreditamento delle sue potenzialità e della rete di risorse di cui dispone, e infine, in coordinamento con l’asse tematico della comunicazione, l’organizzazione di una serie di azioni volte a dare visibilità, diffusione e riconoscibilità alla Società stessa.
La prima fase è dunque volta a individuare le motivazioni principali della SITdA e della realtà con cui essa intende interfacciarsi (culturale e tecnica, sociale e produttiva, associativa e pubblicistica), e gli strumenti di scambio, confronto e decisione con cui strutturare politiche e contenuti (commissioni di lavoro, brainstorming cartacei, scambi telematici, videoconferenze).
La seconda fase consiste in un’azione di accreditamento della SITdA nei suoi vari aspetti: Scientifico (Presso centri di ricerca, università e scuole specialistiche); Tecnico-operativo (presso industrie di settore e centri studi); di dialogo con Pubbliche amministrazioni ed Enti (ministeri, regioni, comuni, consorzi, associazioni varie); Stampa e Agenzie (riviste specializzate, quotidiani, bollettini ufficiali, agenzie di stampa a carattere nazionale e internazionale); Enti internazionali (CIB, UNESCO, etc.)
La terza fase consiste invece nello strutturare collegamenti con i settori privilegiati, rappresentati dal mondo della produzione(aziende costruttrici, società di componenti, società di design), dal settore di gestione (settori confindustriali, rappresentanze di sindacato, l’associazionismo specializzato), dalle amministrazioni pubbliche (nazionali, regionali e locali), dalle società scientifiche e fondazioni (del settore della costruzione, dell’ambiente, della qualità della vita, dell’economia, nazionali e internazionali), e infine con le biblioteche e i fondi scientifici.
La quarta fase, infine, intende sviluppare azioni più specifiche mirate a ricerca e trasferimento tecnologico. Tra queste: attivazione e sponsorizzazione di seminari di studio e di ricerca, stage stanziali e mobili, master vari; attivazione e sponsorizzazione di convegni nazionale e locali, congressi internazionali in unione con altri enti; editing di settore in collegamento con l’asse tematico della comunicazione, con rubriche fisse, interventi specialistici tecnici e di politica e programmazione; processi di formazione di quadri specializzati, sensibilizzazione dell’opinione pubblica, programmazione della vita politica e sociale; relazioni internazionali, con università straniere e consorzi internazionali (es: H2CU); matching fra mondo dell’impresa e mondo della ricerca con promozione di incubatori di avanguardia

Prof. Roberto Pagani
“Innovazione e Ricercaâ€

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Dagli Obiettivi generali espressi nella “Missione SITdAâ€, l’asse Innovazione e Ricerca si concentra su tre punti in particolare: attuare politiche della ricerca , sostenendo la cultura della ricerca nella tecnologia dell’architettura in Italia, attraverso la creazione di un ampio e inclusivo network di accademici strutturati nell’area disciplinare; sedimentare la cultura dell’internazionalizzazione attraverso incontri per lo scambio di idee, coltivando i collegamenti con organizzazioni e istituzioni operanti a livello internazionale; promuovere un approccio multi e transdisciplinare della tecnologia dell’architettura, ovvero promuovere le competenze dei propri membri (accademici, istituzionali, professionali, industriali) nell’ambito di ricerche, iniziative e attività pubbliche e private.
L’internazionalizzazione di SITdA parte innanzitutto dalla costituzione di un Comitato Scientifico Internazionale, organismo snello e flessibile, adottato per aprire i confini della SITdA sulle tematiche della innovazione tecnologica per l’umanità. Tale comitato opera come riferimento culturale e scientifico, svolgendo la revisione dei programmi strategici dell’associazione e svolgendo anche il ruolo di referee scientifico nei convegni di SITdA. Inoltre, interviene nella individuazione delle Iniziative Strategiche di Ricerca per il Settore delle Costruzioni.
Ai membri internazionali designati dal Consiglio Direttivo viene conferito il titolo di socio onorario; la provenienza sarà, in linea di massima: 3 Europa, 2 US, 1 Sud America, 1 India, 1 China, 1 Japan, 1 Australia, 1 Africa.
Le commissioni di lavoro, inoltre,nomineranno volta per volta dei responsabili, cooptati dal CD in relazione alle specifiche azioni, per sviluppare e istruire i temi previsti dalle azioni del programma operativo.
Il programma di internazionalizzazione si muove lungo quattro azioni:
Organizzazione di una prima Conferenza Internazionale: CityFutures, Architettura, Design, Tecnologia per la Città del Futuro, 4-5 February 2009, nell’ambito di MADE Expo
Iniziative Strategiche di Ricerca per il Settore delle Costruzioni: Individuazione di iniziative strategiche della ricerca italiana nel settore delle costruzioni. Le iniziative entreranno a far parte della piattaforma di confronto di SITdA con “figure” e “istituzioni” di interesse preferenziale
Azione nell’ambito della Piattaforma Europea delle Costruzioni: Incontro con i soggetti operanti nella Piattaforma Tecnologica Italiana delle Costruzioni, Approfondimento Iniziative Strategiche individuate da SITdA significative per PTIC, Consultazioni con Piattaforma Europea delle Costruzioni e per modellare i programmi quadro comunitari
Azione con le Regioni sui Piani Operativi di Ricerca: le sedi Regionali SITdA potrebbero iniziare esaminando i Piani Operativi di Ricerca (POR), poi istruendo un Workshop interno sui Piani Operativi di Ricerca (POR),e quindi incontrare il Coordinamento delle Regioni su strumenti attuativi dei Piani Operativi di Ricerca in avvio, e avviare consultazioni con gli Enti Regionali sulle modalità di cooperazione sui POR.

Prof.ssa Maria Cristina Forlani
“Formazioneâ€

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Dagli Obiettivi generali espressi nella “Missione SITdAâ€, l’asse Formazione focalizza tre punti in particolare: cooperare nella formazione – collaborare con il sistema educativo nazionale al fine di far progredire la formazione nelle aree della tecnologia e dell’innovazione nell’architettura, indagandone le componenti e le metodologie interdisciplinari, a tutti i livelli ed in tutti i tipi di formazione; fungere da riferimento culturale – valorizzare l’eccellenza. Lavoro complesso, che mostra un panorama formativo estremamente frammentario.
Sarebbe invece utile armonizzare la formazione per realizzare un modello nuovo, che sia valido in un contesto europeo. Per questo l’asse tematico della Formazione individua quattro azioni principali:
apertura di un forum di discussione sull’applicazione del DM 270 e sul ruolo della disciplina Tecnologica nei curricula formativi;
sviluppo di un quadro sinottico delle offerte formative;
individuazione delle principali tendenze della ricerca internazionale;
valorizzazione delle eccellenze attraverso un premio “Award SITdAâ€.
Nel predisporre un quadro organico della formazione, SITdA mostra grandi opportunità di collaborazione e concertazione sia per l’Università che per i Soci Sostenitori: se infatti l’obiettivo SITdA per la formazione è di prospettare nuovi orizzonti di lavoro per le uscite dei corsi di studio, l’obiettivo dei Soci Sostenitori è quello di individuare nuovi quadri per le proprie strutture. Ciò mostra un ampio campo di possibili azioni comuni, per soddisfare entrambi gli obiettivi: la possibilità di collaborare nella organizzazione dei “masterâ€, di finanziare e organizzare Stage nelle proprie strutture, di sostenere curricula nei dottorati, di finanziare borse su tematiche di ricerca ad hoc, di sollecitare l’eccellenza, partecipando in maniera concertata al Premio SITdA.

Prof. Alfonso Acocella
“Comunicazioneâ€

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SITdA è innanzitutto una Società scientifica, il cui compito principale è la produzione di conoscenza. Per questo, è fondamentale lo sviluppo e lo scambio continuo di relazioni e comunicazione.
Il progetto di Comunicazione per SITdA si svolge innanzitutto in due direzioni principali: verso il suo interno (fra i propri Soci aderenti), e verso l’esterno(con istituzioni / mercato / media). Data l’ampiezza del numero di soci sostenitori e ordinari, la qualità della comunicazione è data dal numero e dalla qualità dei flussi informazionali e relazionali possibili, misurata in termini di semplicità d’uso dell’interfaccia e di accessibilità ai contenuti. L’attività fino ad ora svolta è consistita innanzitutto nella definizione identitaria e organizzativa dell’asse Comunicazione all’interno della Società; l’attività svolta è stata l’ideazione, produzione, distribuzione di informazioni nel sito web, man mano che venivano strutturate.
Un progetto più completo ed organico dell’asse comunicativo prevede tuttavia tre azioni principali:

  • Implementazione e maturazione del sito Web come principale interfaccia del Network Tecnologi. Il sito web consente già oggi diversi livelli di visualizzazione: dalla lista dei soci sostenitori (cui corrisponde un profilo descrittivo, e un link alla loro mainpage), alla lista dei soci ordinari (cui corrispondono profili curricolari e aree tematiche di interesse), ai soci onorari, che saranno soprattutto personalità internazionali (cui corrisponde ancora un profilo curricolare e l’indicazione di specifiche aree di interesse o ricerca). Questi tre livelli consentono molte possibili connessioni, e l’opportunità per i soci di contattare altri soci, di promuovere scambi, relazioni e conoscenza nella creazione di network di vario tipo. Nell’area blog, infine, i contenuti e le discussioni dei soci possono essere condivise, elaborate e diffuse in Rete.
  • Organizzazione di conferenze tematiche, con la messa a punto di un programma di conferenze tematiche da attuarsi a partire dal 2009, di concerto con le altre misure (Innovazione, Formazione, Promozione). Il calendario delle conferenze tematiche prevede già alcune date:
    Trasferire Tecnologie in Architettura (2008, Valdichiana)
    Cityfutures_MADEexpo (2009, Milano)
    Secondo Convegno nazionale SITdA (2009, Roma)
    Ma potrebbero essere previste, già dal 2009-2010, una serie di conferenze che, sotto il titolo “Tecnologie per l’Architetturaâ€, si rivolgano volta per volta alle realtà produttive specifiche del settore (ad esempio laterizio, vetro, calcestruzzo, pietra, energia e luce).
  • Rivista Scientifica. La Società rappresenta una massa critica dal potenziale enorme: i soci producono già conoscenza e contenuti nell’ambito dell’attività universitaria. Questa potenzialità potrebbe essere indirizzata nel progetto di una nuova rivista scientifica (digitale o a stampa) sull’innovazione tecnologica per l’architettura, la città e l’ambiente. Il Progetto scientifico e di fattibilità economica potrà prevedere in progress la produzione di numeri monografici in collaborazione con riviste di settore presenti sul mercato, pertanto si potrebbe prevedere una fase iniziale in cui SITdA contribuisce con la realizzazione di numeri tematici su riviste di settore, poi una seconda fase in cui il magazine si presenta in forma digitale, e infine una fase in cui questo progetto si concretizza in una rivista cartacea istituzionale.

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INTERVENTI DEI SOCI SOSTENITORI

Ing. Carlo Volpi
C.P.F. Costruzioni S.p.A., Vice-Presidente di Confindustria Firenze
Confindustria ha l’obiettivo di promuovere e sviluppare una sinergia continua tra il mondo della ricerca e le esperienze professionali delle aziende. Le innovazioni, siano esse brevettate o meno, di prodotto e/o di servizio e/o di processo produttivo, sono sempre più la chiave del successo competitivo del mondo produttivo europeo.
Confindustria da tempo appoggia queste relazioni promuovendo premi, bandi che possono incentivare i rapporti proficui tra industria e università e enti di ricerca. Uno degli ambiti d’interesse di Confindustria è il tema emergente e strategico che riguarda mobilità e infrastrutture nella gestione del territorio e delle aree produttive. Si dovrebbe dare vita, insieme agli stakeholder del territorio, ad una pianificazione strategica infrastrutturale. Partendo da un’analisi dei dati emergenti del contesto e prendendo contatti con i partner locali di riferimento (Enti locali, associazioni di imprese, società di gestione dei trasporti pubblici, organismi ideatori e realizzatori delle opere) è possibile condividere i risultati dell’analisi per proporre soluzioni ripetibili che possano risultare efficaci e in questa particolare fase della pianificazione infrastrutturale del territorio.
In quest’ambito Confindustria è interessata a promuovere azioni di ricerca volte ad affrontare il tema del “trasporto delle merci nei centri storiciâ€, per contribuire alla valorizzazione dei centri storici attraverso il miglioramento e l’implementazione di progetti innovativi sulla mobilità. Un tema di ricerca, caratterizzato da una forte interdisciplinarietà, che deve riuscire a focalizzare e analizzare modelli di riferimento nazionali e internazionali, progetti e loro modalità di attuazione e di gestione.

Ing. Gianfranco Di Cesare
Andil, Associazione Nazionale dei Produttori di Laterizi
L’Andil, in qualità di rappresentante di un settore produttivo quasi interamente volto all’edilizia, opera necessariamente a tre livelli: attraverso una politica intersettoriale, con la partecipazione attiva all’interno di organismi federativi, cerca di supportare programmi di interesse generale inerenti il “Sistema delle costruzioni”; attraverso una politica di settore, cerca di organizzare e perfezionare regole e accordi nell’ambito specifico del processo produttivo, mediante la fattiva collaborazione dei produttori stessi; infine, attua una politica di prodotto, attraverso iniziative specificatamente mirate a promuovere, nei confronti dell’utenza, una migliore conoscenza dei prodotti, delle loro prestazioni e del loro corretto impiego, e l’impegno concreto nel campo della ricerca finalizzata e di base e nell’evoluzione della normativa tecnica.
Attualmente si assiste ad un evidente gap tra progetto e realizzazione dell’opera: l’innovazione tecnologica non dialoga con le competenze dell’impresa. La realtà nazionale chiede delle risposte che a mio parere possono realizzarsi solo attraverso la “contaminazione†tra il mondo della produzione e quello della ricerca e della formazione. In questo l’università dovrebbe potenziarsi come servizio del “fare†affiancando l’impresa nello sviluppo, e la SITdA in questo contesto si pone come referente di grande potenzialità per intervenire su tutti e tre i livelli di azione dell’Andil.
Credo che La SITdA non può ignorare il suo ruolo politico e quindi dovrebbe assumere una posizione sui tavoli della normativa, sia nell’ambito del “Sistema delle costruzioni†che nei settori più specifici, e proporsi con una formazione che sia volta al “fareâ€, pensate ad esempio alle implicazioni derivate dalla normativa sulle prestazioni di isolamento acustico dell’involucro come risultato da garantire “in operaâ€.

Arch. Gianni Bardazzi
SVP Marketing Strategico ed Iniziative Speciali – Maire Tecnimont S.p.A.
Pur avendo avuto rapporti frequenti con l’Università, è solo da poco che si sente impiegare il termine “piano strategicoâ€, e soprattutto lo si sente nell’ambito dell’area della tecnologia dell’architettura.
Questa è una novità importante da cogliere e sviluppare, poiché esprime un mutato atteggiamento e interesse della formazione verso temi e strumenti in grado di comprendere e successivamente fornire risposte ai temi emergenti del settore e della società tutta. Se pensiamo alla necessità impellente di nuove infrastrutture energetiche, dobbiamo di conseguenza porci la questione strategica del controllo del loro impatto ambientale. Evidente quindi è la priorità di potenziare quegli ambiti disciplinari della formazione dell’architetto in grado di preparare e supportare la formazione di tecnici con un profilo che obbligatoriamente dovrà includere capacità e competenze per la gestione di problemi e progetti complessi.

Ing. Vincenzo Di Nardo
Vicepresidente ANCE Toscana
Oggi il tema della centralità del progetto pone l’accento sulla relazione fra i contenuti tecnici del progetto e lo strumento del Project Financing. Alla certezza dei costi, indispensabile per programmarne gli interventi, non può che corrispondere un progetto certo, dettagliato, che non preveda smagliature sui contenuti tecnici e sui tempi. Nel sistema del Project Financing la variabile dei costi richiede di essere controllata non solo in relazione alla costruzione ma anche alla manutenzione: infatti, se i costi di quest’ultima risultano eccessivi, le opere rischiano di cadere in una condizione incontrollata che non garantisce i ritorni degli investimenti. Le infrastrutture sono oggi prospettate solo con soluzioni di Project Financing che di fatto cambiano radicalmente la cultura del progetto fino ad ora adottata: per questo, è quanto mai necessaria oggi una forte consapevolezza della finanza di progetto.
Le energie rinnovabili spostano l’attenzione sulla formazione di tecnici in grado di progettare con queste tecnologie anche nella complessità dei centri storici e nelle città d’arte. La formazione ha un ruolo chiave in questo processo, e dovrebbe fornire tecnici che possano far crescere le imprese, su questi aspetti innovativi del settore. Nel campo dell’alta formazione l’apporto della SITdA può essere determinante nel prefigurare percorsi formativi in grado di fornire figure specializzate di supporto alle specifiche e reali esigenze delle imprese. Un altro tema sensibile è quello della sicurezza, soprattutto alla luce della rinnovata attenzione agli infortuni sul lavoro; il problema, però, sta soprattutto nella gestione delle piccole imprese e nel controllo successivo al rilascio del permesso di costruire. Si propongono in tal senso azioni congiunte fra la SITdA e l’ANCE, al fine di organizzare una sorta di “task force†per gestire tematiche di pressante rilevanza, quali quelle sulla sicurezza, e per collegarsi alle diverse risorse del network al fine di costituire una rete interattiva fra i diversi attori del processo edilizio. In tal senso, l’Ance Toscana ha collaborato per anni con il dipartimento TAD di Firenze, con risultati ottimi, formando progettisti in grado di affrontare la complessità del progetto e la sua gestione. Come membro esecutivo ANCE propongo un protocollo d’intesa ANCE/SITdA per promuovere la formazione di un nuovi profili di progettisti “globaliâ€, in grado, cioè, di lavorare sul progetto complesso e di affrontare la complessità del mercato.

Ing. Ivan Cicconi
Direttore ITACA (Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) e vicepresidente del Comitato Costruzioni dell’UNI
Dopo la L 457/78 e il Progetto Finalizzato Edilizia promosso dal CNR, negli ultimi decenni è venuto progressivamente a mancare l’apporto della sperimentazione all’edilizia, e da anni mancava un tavolo di discussione come quello che SITdA intende strutturare. Vi sono riflessioni necessarie su questioni fondamentali, quali il ruolo del progetto e del progettista oggi. Il quadro della politica tecnica determinato dalla prima versione della “Legge Merloni†mostrava degli elementi interessanti che fornivano una risposta adeguata ai principali elementi del dibattito degli inizi degli anni ’90 sulla “centralità del progetto†e del progettista rispetto al ciclo del costruire. Tuttavia, nell’attuale momento di evoluzione del progetto e della costruzione verso strategie di sostenibilità – che rappresenteranno il tema forte dei prossimi 20 anni – l’attuale quadro normativo sui LL.PP. restituisce una sostanziale modifica di quelle che erano interessanti premesse di rilancio delle tematiche progettuali. Dalla centralità del progetto, infatti, si è passati attraverso la procedura dell’appalto integrato alla subordinazione del progetto a tutti i momenti del ciclo di produzione edilizia. Infatti la progettazione viene affidata a trattativa privata a discapito della capacità innovativa del progetto e della portata sperimentale delle soluzioni sia planimetrico spaziali che costruttive. A fronte di tale condizione occorre sviluppare un ripensamento radicale dell’approccio al progetto: problemi complessi richiedono un approccio multidisciplinare, ma allo stesso tempo è necessario riconquistare la centralità del progetto e un ruolo indipendente rispetto agli altri ruoli professionali coinvolti (secondo un’indipendenza contrattuale), come garanzia di maggiore controllo della qualità dell’architettura e delle opere.
L’attuale sistema normativo ha fra l’altro determinato un assetto imprenditoriale e industriale “debole†rispetto all’innovazione e alla competitività. Molte grandi imprese diventano quasi delle “scatole vuoteâ€: per esempio, in pochi anni Impregilo è passata da molte migliaia di dipendenti a soli 540 dipendenti, esternalizzando numerose attività fra cui, in particolare, i servizi di progettazione. Questo assetto d’impresa non può certo favorire i processi di innovazione che, per i prossimi decenni, a fronte dell’attuale quadro normativo, difficilmente potranno vedere significative evoluzioni.

Dott. Giampiero Bambagioni
Vicepresidente Tecnoborsa
Tecnoborsa è una società consortile di emanazione delle Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, fondata per contribuire allo sviluppo, alla regolazione, alla trasparenza del mercato immobiliare italiano. Attraverso il comitato tecnico-scientifico Tecnoborsa svolge attività di studio e ricerca nel campo dell’economia immobiliare italiana e internazionale, coordinando e sviluppando ricerche, discussioni e dibattiti. Tecnoborsa guarda con favore un dialogo con SITdA per molti possibili spunti, ad esempio il tema della sostenibilità, spesso citato, ma che andrebbe affrontato anche dal punto di vista della sua fattibilità economica.

Dott. Alfredo Simonetti
Direttore Generale CTP (Edilizia e Sicurezza- Comitato Paritetico Territoriale di Roma e Provincia)
Nato da un accordo tra l’Associazione Costruttori Edili Romani e i Sindati dei lavoratori Edili aderenti, nel territorio di Roma, a CGIL, CISL e UIL, il comitato paritetico Territoriale si muove soprattutto in direzione della formazione di personale in grado di coadiuvare le imprese per i problemi legati alla sicurezza sul lavoro nei cantieri.
Nel campo della formazione si esprimono carenze nelle nuove professioni, poiché nel mondo del lavoro si richiedono nuove competenze oltre la progettazione convenzionale. Anche il tema della sicurezza richiede di “entrare†nel progetto in una forma più consapevole: da accessorio al progetto esecutivo e all’esecuzione dell’opera, le tematiche della sicurezza della costruzione delle opere devono diventare necessariamente parte integrante del progetto.

Arch. Antonella Grossi
Comitato Scientifico SAIE
Da sempre il SAIE di Bologna ha rappresentato non solo l’occasione di una importante fiera di settore, ma un significativo momento di cultura della tecnologia dell’architettura. In particolare, il comitato scientifico del Cuore-mostra rappresenta, con continuità, un importante osservatorio sulla cultura tecnologica dell’architettura, proponendo ogni anno argomenti di approfondimento e orientamento della cultura del costruire. L’evento del SAIE rappresenta dunque un importante appuntamento sul progetto e sulle tecnologie, anzi, probabilmente la sede più adatta ad ospitare iniziative centrate sulla tecnologia dell’architettura. Per questo,appare quanto mai opportuno formulare con SITdA idonee iniziative per il prossimo anno.

Prof. Roberto Palumbo
Il prof. Palumbo individua, in termini pragmatici, la necessità di delineare non solo temi di approfondimento e tavoli di lavoro per la SITdA ma anche una sorta di “road map†operativa, attraverso la quale effettuare una opportuna selezione delle tematiche e temporalizzazione delle iniziative proposte dal dibattito.
Fra le tante possibili, nei processi formativi attinenti le discipline del progetto sarebbe auspicabile una riflessione per prevedere una formazione in cui vengano integrate le discipline economiche, gestionali, di impiantistica. Entro tale quadro programmatico, sarebbe inoltre opportuno pianificare una serie di incontri più frequenti, se mai anche di piccoli gruppi di lavoro per approfondire la discussione su argomenti specifici.

Prof. Fabrizio Schiaffonati
L’attuale quadro del panorama economico e degli apparati universitari delinea grandi trasformazioni in atto in uno scenario di crisi. L’azione della SITdA potrebbe rappresentare un forte contributo per organizzare e rendere più efficaci le azioni dell’area ICAR12. Si potrebbe concordare un “Patto di azione†come obiettivo di carattere comune, per rilanciare una cultura tecnica e politecnica attualmente in grossa crisi, proprio quando le innovazioni sono sempre più frequenti ed il panorama delle innovazioni tecniche è sempre più vivace.
Nell’ambito delle Facoltà di architettura, se la cultura politecnica è in decadenza, l’area ICAR12 è stata ed è tra le poche a operare resistenza. Nella organizzazione dei corsi di laurea in Architettura, è evidente la centralità del progetto a tutto campo, che fa sì che la gran parte di coloro che si laureano non hanno capacità di esercizio e controllo del progetto. D’altra parte, i programmi dell’area ICAR 12 sono spesso obsoleti, e se si pesassero i corsi di laurea secondo la massa critica, molti dei corsi ICAR 12 risulterebbero probabilmente marginali rispetto ai corsi più frequentati e di “appeal†nelle facoltà di architettura. Compito primo di SITdA, dunque, dovrebbe essere quello di riprendere la responsabilità dell’insegnamento, uscendo da una marginalità rispetto non solo alle singole università, ma anche rispetto all’assetto culturale attuale. Ciò vuol dire, per SITdA, comunicare non solo verso l’esterno, ma anche al suo interno, tra professori, con responsabilità.
Quanto alla ricerca, in Italia essa si svolge quasi esclusivamente nelle Università. Ribadendo dunque per l’Università la centralità che richiede, bisogna però dotarla di adeguati stanziamenti di risorse senza sottovalutare l’introduzione di necessari meccanismi di premialità per le ricadute e l’efficacia della ricerca stessa.

Prof. Paolo Felli
L’intervento del Presidente della SITdA, raccogliendo le istanze emerse dal dibattito, suggerisce spunti di riflessione su alcuni punti critici che minano oggi la qualità della progettazione e la sua rispondenza a un equilibrato processo del costruire.
Tra queste emergono condizioni di criticità espresse dal mondo delle professioni tecniche che molto spesso tendono a misurarsi con “evasioni†morfologiche, forme architettoniche esasperate che risultano spesso incontrollate rispetto alla loro fattibilità tecnica e alle prestazioni richieste, minando in questo modo l’immagine della professionalità dell’architetto.
Di contro nella produzione dell’edilizia si nota spesso una regressione del mondo dell’impresa, in cui gli spazi, temporali ma anche fisici, riferiti ai momenti di “dignità del cantiere†che riguardano la sfera lavorativa e della convivialità delle relazioni umane che in esse possono esprimersi, sembrano contrarsi o sparire del tutto con gravi ripercussioni sulla complessiva qualità dell’opera e sul mondo del lavoro.
E’ evidente il rapporto di stretta connessione intercorrente tra la concorrenza sleale, il lavoro abusivo irregolare e le problematiche relative alla tutela delle condizioni di igiene e sicurezza del lavoro in edilizia. Pensiamo alla trasformazione del cantiere, alla perdita e al ruolo di quegli spazi di dignità del luogo di lavoro dove la funzione del riposo e del momento conviviale diventava anche trasferimento delle conoscenze tra maestranze e operai e come questo interferisce anche nell’integrazione e nella formazione di quelle nuove forze lavoro che provengono da paesi e culture diverse.

di Valeria Zacchei

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5 November 2008

Margini in calo nelle costruzioni*

«Quand le bâtiment va tout va?» Questo adagio è ancora valido dopo la “sbornia” finanziaria (e immobiliare)? Il settore delle costruzioni, appartenente all’economia “reale” (contrapposta alla “virtuale”) e primario, è ancora trainante? La recessione incombente comporta un rischio più grave del ritardo infrastrutturale (dal momento che l’investimento pubblico vale 1/5 del totale): una contemporanea crisi del costruire in conto terzi e in conto proprio (in primis l’investimento nel mattone che permette all’80% delle famiglie italiane di possedere case). Si tratta dell’11,1%del Pil e (l’8,4%degli occupati), limitandosi ai lavori a cui vanno aggiunti almeno altri cinque punti di Pil in forniture e servizi, che rischia di tornare al 9% toccato nel 1998 dopo la crisi innescata, per la prima volta dal dopoguerra, dal contemporaneo incepparsi degli investimenti pubblici e privati. Rivedremo questo stesso film?Una risposta si può cercare nelle Classifiche allegate a «Edilizia e Territorio». I cui fotogrammi sono rivelatori. A tutto il 2007 l’offerta delle costruzioni, incluso il suo indotto, produttivo, ingegneristico, impiantistico, almeno al vertice, ha approfittato di un decennio favorevole per rafforzarsi e soprattutto internazionalizzarsi. Questo è vero in particolare per i marchi dell’impiantistica, che pongono l’Italia quarta esportatrice al mondo di lavori quando non è che settima di merci, ma anche di quelli del cemento, delle macchine, delle piastrelle, diventati multinazionali “di nicchia” radicandosi all’estero. È meno vero per i costruttori (edili e civili), frenati da un mercato nazionale che non premia le dimensioni e non incentiva le sinergie. Ecco alcune evidenze. I gruppi dell’ingegneria/impiantistica (per il 60% proiettati all’export) incrementano il fatturato del 23,9%, i margini del 23,5%, gli utili del 93,5%, il patrimonio del 23,2%, i dipendenti del 16,7% e riducono l’indebitamento del 9,7%. Il boom degli investimenti in impianti (soprattutto nel petrolio e nel gas) ha sostenuto i conti di chi opera “chiavi in mano” (e dei relativi fornitori) e rallenta meno di quanto si deprezzano le materie prime. All’opposto chi vende servizi di ingegneria, meno competitivi perché le ” ore uomo” italiane sono carissime, è già colpito da tagli a consulenze e progettazioni che anticipano quelli agli interventi.
Il fotogramma della produzione di componenti e materiali non è meno istruttivo. Il comparto, più concentrato al vertice pur nell’estrema varietà merceologica, incrementa la produzione dell’8,1%, i margini del 5,4%, gli utili dell’11,4%, il patrimonio del 7,1%, l’indebitamento del solo 5,8% e la forza lavoro del 4,6%. Con punte migliori per i produttori di componenti (i cui prezzi restano più remunerativi) che di materiali (che più risentono delle tensioni finanziarie dei clienti nonché dei costi dell’energia). Infine il comparto delle costruzioni si conferma il più fragile e frammentato: il fatturato cresce dell’ 8,2% (quasi solo all’esportazione), il margine si riduce (seppure dello 0,3%), l’utile aumenta del 10,5%,il patrimonio dell’11,2% ma l’indebitamento peggiora del 23% mentre la forza lavoro si espande del 13,8% (aggravando il costo di un fattore già impegnativo).
Quali indicazioni trarne? Se la forza conquistata all’estero promette di traghettare al “dopo recessione†l’impiantistica (industriale e di processo) e l’industria che ha delocalizzato nei Paesi giusti, le aziende più vincolate al territorio (la pletora di imprese di costruzioni, nonché di installazione, di società di progettazione, l’industria e la distribuzione minuta) rischiano di trovarsi nella tenaglia di consumi e investimenti entrambi calanti. Ogni restrizione creditizia ad attività che come queste producono ricchezza reale rischia di vanificare dieci lunghi anni di crescita e rafforzamento imprenditoriale. E, traguardando la congiuntura rischia di provocare un danno strutturale all’economia: la riduzione del capitale fisso sociale.

Aldo Norsa

*Articolo tratto da Il Sole 24 ore del 2 novembre 2008

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