12 February 2009

BUILDING FUTURES


(Superstudio, Life/Surface, from Fundamental Acts, 1972)

Building Futures
Un corso supportato dalla Scuola di Dottorato del Politecnico di Milano aperto a tutti i dottorandi e ricercatori in qualche modo interessati al settore edilizia, architettura e costruzioni.
Il corso ha un’anima tecnologica (inventare modi di costruire, sperimentare loro prototipazione “intensiva”) e un ambizioso obiettivo generale: insegnare ai futuri ricercatori (non necessariamente del settore costruzioni) a pensare innovazione

Maggiori informazioni su:
http://buildingfutures.polimi.it/
http://buildingfutures.polimi.it/Course

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COSTRUIRE CITTA’ SENZ’AUTO

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Nell’anniversario del protocollo di Kyoto, Legambiente presenta una sintetica rassegna mondiale di nuovi quartieri pensati per un basso tasso di motorizzazione.

Le strade del Novecento si sono riempite di automobili e furgoni, insegne e semafori. L’aria si è avvelenata.
Le strade del nuovo secolo dovranno tornare a popolarsi di pedoni, mezzi di trasporto più piccoli, essibili, pubblici o in condivisione. Aumenta l’esigenza di verde, igiene e pulizia dell’aria. La nuova rivoluzione della mobilità nasce dalle città.
Legambiente presenta un dossier di decine di quartieri in cui si vive senz’auto, di storie di successo, di futuro possibile. A partire da questo dossier Legambiente, Fondazione Riccardo Catella e Istituto Ambiente Italia lanciano una suggestione che vuole essere l’inizio di una ricerca che vorremmo percorrere insieme anche nella prospettiva dell’EXPO 2015, occasione non solo per Milano, ma per tutta Italia, per costruire o convertire i primi quartieri e città senz’auto anche da noi.
L’incontro si prefigura come uno dei momenti preparatori al progetto “Green Life: costruire città sostenibiliâ€, Mostra Internazionale dedicata all’architettura sostenibile che si aprirà tra un anno nel febbraio 2010 alla Triennale di Milano.

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11 February 2009

UNA RISPOSTA ITALIANA DI INCREDIBILE E IMMEDIATA EFFICACIA ALLA GRANDE CRISI FINANZIARIA

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CONCLUSA LA DUE GIORNI DI CITYFUTURES

Si è conclusa a Milano, promossa da MADE expo con l’apporto scientifico della Società Italiana della Tecnologia (SITdA), la due giorni sul futuro delle città. Nove relatori da tutto il mondo (Cina, Giappone, USA, UK, Australia, Grecia, Portogallo e Brasile) e tre tavole rotonde di controrelatori italiani, tutti i massimi esperti nel campo energia/ambiente/insediamento, hanno fatto l’analisi delle prospettive future della situazione ambientale, energetica, funzionale e sociale delle città e delle regioni metropolitane e hanno definito, insieme al quadro conclusivo drammatico, una proposta di portata ed efficacia immediata “esplosivaâ€.
Dalla due giorni di Cityfutures 2009 emerge, condivisa da tutti gli intervenuti, una forte indicazione per una strategia di intervento di rapida attuabilità: investire il massimo possibile delle risorse disponibili in una campagna di manutenzione ordinaria e straordinaria su tutto il parco edilizio, residenziale, terziario, scolastico e ospedaliero. La campagna, finalizzata specificamente alla ottimizzazione energetica e ambientale degli edifici, avrebbe una enorme immediata potenzialità agli effetti del rilancio dell’economia reale, dell’occupazione, della promozione degli investimenti privati operando in modo diffuso su un complesso di centinaia di migliaia di aziende del settore edilizio e dell’indotto edilizio che rappresentano 2-3 milioni di posti di lavoro in tutto il Paese.
La campagna manutentiva proposta, a differenza di altre proposte di investimento, potrebbe partire immediatamente con gli interventi alla scala dei singoli edifici e proseguire in modo continuo e crescente con gli interventi alle scale dei sistemi insediati via via più complessi.
Secondo gli autorevoli speaker, con questa iniziativa l’Italia si candiderebbe a essere la più innovativa tra le nazioni sviluppate nel varare il proprio piano Marshall per trovare soluzioni immediate che fondono lavoro, investimento, ritorno economico, ritorno ambientale.
Oltre alla partenza immediata e alla significativa rapida efficacia di spinta sull’economia e sull’occupazione, la campagna avrebbe come ritorno a breve e medio termine una riduzione dei consumi di energia valutabile fin d’ora intorno al 20% dell’energia attualmente assorbita dai settori interessati (residenze, uffici, scuole, ospedali) intervenendo su tutte le tecnologie: involucri, serramenti, esterni, elettrodomestici, illuminazione, riscaldamento, condizionamento, reti elettriche, reti idrauliche, riduzione dei rifiuti urbani solidi, trattamento delle acque reflue.
Tutti gli esperti intervenuti hanno sollecitato l’attenzione del decisorio politico per predisporre una corsia privilegiata di grande priorità a questa linea operativa.

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10 February 2009

TECNICHE, ESPERIMENTI, RICERCHE, RAGIONAMENTI SULL’ARCHITETTURA IN TERRA

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Le tecniche costruttive in terra cruda hanno un ruolo centrale nell’architettura di molte aree del mondo.
Il Dipartimento di Progettazione e studio dell’architettura ha stretto una collaborazione con due comuni degli altopiani andini in Perù, il cui tessuto urbano annovera una consistente parte in terra cruda. Uno degli obiettivi di tale collaborazione, è quello di preservare e rafforzare non solo il patrimonio edilizio ma soprattutto il know-how diffuso su questo modo di costruire ambientalmente ed economicamente sostenibile.
Allo stesso tempo, le tecniche in terra cruda stanno godendo di crescente considerazione anche in Europa, dove, oltre al positivo bilancio energetico complessivo ed ai benefici igrometrici, se ne apprezzano sempre di più anche le qualità espressive.
Con il convegno TERRA, in programma per il giorno 13 febbraio prossimo, il DIPSA intende costruire una prima opportunità d’incontro tra alcuni dei massimi studiosi del settore. Tale occasione si profila anche come incontro tra Europa e Sudamerica, due continenti dai quali, in modo diverso, stanno arrivando spunti innovativi su una fra le più antiche pratiche costruttive.
Il convegno prevede quattro sessioni tematiche in cui, oltre ad alcune questioni di fondo ed alla presentazione del lavoro svolto dal nostro Dipartimento, saranno trattati i temi dell’innovazione tecnologica e della sperimentazione progettuale.
Sono previsti interventi di Julio Vargas Neumann (PE), Raquel Barrionuevo de Machicao (PE), Gernot Minke (D), Eike Roswag (D) ed altri.

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8 February 2009

ARCHITETTURE PER LA SALUTE

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4 February 2009

BOOM DI PRESENZE PER LA PRIMA GIORNATA DI MADE EXPO

Si è aperta oggi la seconda edizione di MADE expo, la manifestazione fieristica internazionale dedicata all’architettura e all’edilizia in programma alla Fiera di Milano-Rho fino al 7 febbraio.
Grandissima soddisfazione degli organizzatori per questa prima giornata, che ha raccolto consensi da parte degli addetti ai lavori al di sopra di ogni aspettativa. Progettisti, imprese e serramentisti, i grandi protagonisti.
I giudizi positivi espressi dagli espositori rispetto all’affluenza e alla qualità dei visitatori consentono agli organizzatori di guardare alle prossime tre giornate con grande ottimismo e fiducia, anche per la ripresa del settore delle costruzioni e dell’edilizia, che vede in MADE expo la massima espressione.
(Continua su MADEexpo)

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3 February 2009

TUTTO PRONTO PER LA SECONDA EDIZIONE DI MADE expo

1739 espositori, di cui 263 esteri, su una superficie espositiva di oltre 100.000 mq. fanno di MADE expo uno dei principali appuntamenti mondiali per i settori dell’edilizia e dell’architettura.
Amplissima la proposta dei 29 saloni che soddisfano le molteplici esigenze di progettisti, imprese e serramentisti con soluzioni innovative declinate sia in materiali tradizionali che high-tech.
Intenso il programma degli eventi e dei convegni che vedrà coinvolti alcuni tra i principali scienziati mondiali su tematiche che riguardano le nuove frontiere del progetto e del costruire.
Alle ore 18.00 di martedì 3 febbraio in Piazzetta Reale a Milano, alla presenza del Sindaco Letizia Moratti, sarà inaugurata TOYBUILDING, l’installazione evento organizzata da MADEexpo in collaborazione con il Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e promosso da Federlegno-Arredo e Uncsaal, in occasione del centenario del primo Manifesto Futurista.

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MADE EXPO INAUGURA TOY BUILDING

Saranno il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory a inaugurare ufficialmente MADE expo, il salone internazionale dell’architettura e dell’edilizia in fiera Milano-Rho, martedì 3 febbraio 2009 alle ore 18.00 con l’apertura di Toy Building n.1 in Piazzetta Reale.
Toy Building n.1 è un’installazione del progettista Italo Rota ispirata alle sculture di Giacomo Balla, in omaggio al centenario del Manifesto Futurista. L’evento, promosso da MADE expo e realizzato da MADE eventi srl con il patrocinio di Federlegno-Arredo e Uncsaal, è ideato e curato da Franco Laera di Change Performing Arts in collaborazione con Comune di Milano, Assessorato alla cultura e Palazzo Reale.

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1 February 2009

CITYFUTURES
Third Session Abstract

Versione italiana

DENISE DE LUCA
LEARNING FROM NATURE
BIOMIMICRY: INNOVATION INSPIRED BY NATURE

Janine Benyus coined the term “biomimicry†in 1997 when she published her book Biomimcry: Innovation Inspired by Nature. Benyus, an ever-curious biologist and captivating storyteller, describes biomimicry as “the conscience emulation of nature’s genius.†A less eloquent but perhaps more pragmatic definition is that biomimicry is a sustainable design tool based on emulating strategies used by living things to perform functions that we want our technologies to perform –
everything from creating color to generating energy. The goal of biomimicry is to design products and processes, companies and policies — new ways of living — that are well adapted to life on earth over the long haul.
If you haven’t heard the term biomimicry before, you probably have seen biomimicry in action. Velcro, for example, was designed by emulating the strategy used by burrs to cling to animal fur. Corrugation emulates the strategy used by scallops to create strength with less material. Solar panels emulate the strategy used by leaves to convert sunlight into a useable form of energy. Biomimics around the world are learning how to extract nature’s best ideas and turn them into sustainable design solutions. These innovators are learning to adhere like a gecko, cool buildings like a termite, make fiber optics like a sea sponge, repel microbes like kelp, and run a business like a redwood forest. Like them, we can all learn to look to nature as a model for innovative design solutions.
We can also look to nature as a measure of the sustainability of our designs. Biomimicry applies an ecological standard to judge the “rightness†of our innovations. These standards are expressed in what we call “Life’s Principlesâ€. The idea is that after 3.8 million years of evolution, nature has learned what works, what is appropriate, and what lasts here on earth.
The more we can design our technical world to function like the natural world, the more likely we are to endure on this home that is ours, but not ours alone. For many, the true beauty of biomimicry is that it allows us to look beyond the drawing table – sometimes for the first time. “Biomimicry is a new way of viewing and valuing nature,
based not on what we can extract from the natural world, but on what we can learn from it.†(Janine Benyus). This suggests that as designers we can look at nature not as a reservoir of natural resources, there for our exploitation, but rather as a reservoir of knowledge, of information, of inspiration. We can look to nature as a mentor that teaches us how we can fit the natural world.

R E E N A  T I W A R I
INTEGRATING THE MARGINALIZED
TOWARDS A CONNECTED CITY

Making liveable cities and addressing demands of sustainability, peak oil and climate change are same concerns. City thinkers need to come up with cogent solutions to resolve these urgent issues. However, it will be to no avail until the city collective is mobilised to make cities liveable – safe, secure, environmentally responsive and beautiful. Emerging disconnections between people and their city environments is becoming apparent in cities dealing with identity-crisis, crisis of consumerism and with social polarization. Currently almost 3 billion people live in cities. Of these, about a third live in slums. According to the UNHabitat report, that number is likely to double to 2 billion in 30 years’ time unless serious action is taken. In Indian mega-cities, nearly 30-60% of city dwellers live in slums. 93% of all employment and 64% of all savings comes from the informal sector of which slums are a huge part (NSSO, 2002). This informal economy re-introduces neighbourhoods and households as spaces for the production of goods and services while strengthening community relations in these districts. Yet, the people who live in slums are completely marginalized by the mainstream of the city. Where do they belong? Since they develop and operate beyond the formal control of the state, they are not legally part of the city, neither do they belong to other organised structures such as villages. They inhabit a liminal zone which can be spatially characterised as between order and chaos, and between permanence and impermanence. The marginalised survive and evolve with a minimum or complete lack of infrastructure (water, electricity, sanitation, education and transport). Attempts to integrate this informal urbanism into the mainstream have included on-site redevelopment which has introduced new spatial morphologies resulting in social disruption.
Another approach has been the complete displacement of these communities to new sites that lie on city peripheries thus shifting the problem elsewhere. In this context, questions remain on whether there are other ways of working within existing spatial morphologies and troubleshooting problems through democratic participation and empowerment.
With fast growth of slums it becomes critical to address and explore these existing and new geographies of the marginalised and the main stream – of urban poor and rich – in our cities. Will the Technology City of Future with increased global migration and global dependence increase polarization? Alternatively is there a way to utilise strengths of the technological ‘hardware’ and human ‘software’ of the marginalised and the mainstream to create a City of, for and by the people that responds to issues of rapid urbanization and migration.

ALEXANDROS  N . T OMBAZIS
ECO-TECHNOLOGIES IN ARCHITECTURAL DESIGN
IS ECO-LOGICAL DESIGN SOMETHING DIFFERENT?

Vernacular architecture is of great importance for architects in today’s world of globalization, as it is an immense source from which to learn but not to copy. Copying would be meaningless except possibly from a purely aesthetic point of view. It is after the first oil crisis in the mid 70ies that so-called solar architecture came into being with its main emphasis on energy conservation. However, due to its very rudimental design, it did little to influence mainstream architecture. In the 80ies and 90ies we see a broadening of issues with a more holistic design approach.
I have tried through the years to motivate colleagues in the line that “Less is beautifulâ€, meaning that bioclimatic design is not only a matter of economy and sustainability. I now believe that we have no more time to wait. With the climate change facts that we know so much about, it is also a matter of our obligation to design and think in an eco-logical manner, which after all should not be an architecture of its own. In our present-day world of extreme morphocracy and morphocompetition the element that will be able to bring things together once more could well be an ecological approach to design as a complementary facet of what is from many points of view so positive: globalism.
The presentation will be complemented with examples of work by A. N. Tombazis and Associates.

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CITYFUTURES
Abstract Terza Sessione

English version

DENISE DE LUCA
IMPARARE DALLA NATURA
BIOMIMETICA: INNOVARE ISPIRANDOSI ALLA NATURA

Nel 1997 Janine Benyus ha coniato il termine biomimetica (“biomimicryâ€) in occasione della pubblicazione del suo libro Biomimcry: Innovation Inspired by Nature. Benyus, biologa e scrittrice, definisce la biomimetica come la “cosciente imitazione del genio della naturaâ€. In altre parole, la biomimetica è uno strumento per il progetto, basato sull’emulazione delle strategie adottate dalle varie specie presenti in natura, per migliorare le prestazioni delle tecnologie da noi adottate – qualunque tecnologia: dalla produzione del colore, a quella dell’energia. Lo scopo della biomimetica è inventare prodotti e processi, politiche pubbliche e aziendali – nuovi modi di vita – molto più adatti a garantire la vita sulla terra nel lungo periodo.
Se non avete mai sentito il termine biomimetica prima d’ora, molto probabilmente avrete visto invenzioni bioispirate in azione. Il velcro, per esempio, è stato inventato imitando una strategia naturale quale la capacità dei semi di alcune piante di aggrapparsi al pelo degli animali. Piegare un materiale per aumentare la resistenza senza incrementarne la quantità è una strategia propria di alcune conchiglie. I pannelli solari imitano quella capacità delle foglie di convertire l’energia solare in una forma direttamente utilizzabile di energia. Gli scienziati che si occupano di biomimetica nelle varie parti del mondo cercano di individuare le migliori idee della natura e di convertirle in soluzioni progettuali sostenibili. Questi innovatori stanno sviluppando tecnologie in grado di permettere di aderire come le zampe del geco, di raffrescare gli edifici come avviene nei termitai, di produrre fibre ottiche ispirate dalle spugne marine, di respingere I microbi come fanno alcune alghe marine, di amministrare la complessità ispirandosi a una foresta di sequoie. In questo modo si può imparare a fare della natura un modello per innovative soluzioni progettuali.
La natura può anche costituire la misura della sostenibilità dei nostri progetti. La biomimetica, infatti, applica uno standard ecologico per giudicare la “correttezza†delle innovazioni. Questi standard sono rintracciabili nei “principi della vitaâ€. In altre parole dopo 3,8 miliardi di anni di evoluzione, la natura ha imparato che cosa funziona, che cosa è appropriato e che cosa dura nel tempo. Più siamo in grado di portare il nostro mondo tecnologico a funzionare come la natura, più a lungo possiamo sopravvivere su questo pianeta che è nostro ma non solo nostro.
Molti percepiscono nella biomimetica la possibilità di vedere oltre il tavolo di disegno – forse per la prima volta. “La biomimetica è un nuovo modo di vedere e valutare la natura basato non su cosa possiamo estrarre da essa ma su cosa possiamo imparare†(Janine Benyus). Questo deve indurre noi progettisti a intendere la natura non come un serbatoio di risorse da cui attingere, bensì come una riserva di conoscenze, informazioni, ispirazioni. Possiamo rivolgerci alla natura come a un maestro che ci insegni come integrarci nei suoi sistemi.

R E E N A T I W A R I
INTEGRARE LE COMUNITÀ MARGINALI
VERSO UNA CITTÀ COESA

Rendere vivibile la città, riscontrare le esigenze dettate dalla sostenibilità, affrontare la lenta fine del petrolio e i cambiamenti climatici sono parti dello stesso problema. Chi si occupa dei problemi della città deve trovare soluzioni credibili per affrontare queste urgenti scadenze. Sarà però tutto inutile fino a quando l’intera collettività urbana non si attiverà per rendere le città vivibili – sicure, protette, ambientalmente coerenti e belle. La distanza che separa la gente dall’ambiente urbano è oramai chiaramente denunciata dalla crisi di identità, dal consumismo, dalla polarizzazione sociale. Oggi circa tre miliardi di persone vivono nelle città. Un terzo di queste vive nei vasti agglomerati di baracche. Questo numero raddoppierà nei prossimi trent’anni fino a raggiungere i due miliardi (secondo le stime dell’UN-Habitat) se non verranno attuate serie politiche per affrontare i problemi. Nelle megalopoli indiane dal 30% al 60% degli abitanti vive negli agglomerati di baracche. Il 93% della offerta di manodopera viene da quello che sia chiama il “settore informale†come viene da questo settore il 64% dei risparmi che alimentano l’economia. Il “settore informale†trova la sua residenzialità e i suoi servizi esistenziali proprio nei grandi agglomerati di baracche. (NSSO 2002).
L’economia informale qualifica quindi queste aree urbane e questa struttura residenziale come luoghi di produzione di merci e servizi che sono essenziali riferimenti dell’assetto sociale e delle interazioni collettive di questa fascia di popolazione. Ciononostante la gente che vive nelle baraccopoli è completamente marginalizzata rispetto al resto della società urbana. Dove si collocano? Dal momento che operano e si sviluppano al di fuori del controllo formale dello Stato, non fanno legalmente parte della città e non appartengono ad altre strutture del sistema insediato come i villaggi. Risiedono in una zona limite che si può collocare a metà fra l’ordine e il caos, fra la stabilità e l’instabilità. Gli abitanti dell’area “marginale†sopravvivono e si sviluppano con un minimo se non nella completa mancanza di servizi infrastrutturali (acqua, elettricità, servizi igienici e fogne, scuole e trasporti). I tentativi di integrare questa urbanizzazione informale nella struttura regolare degli insediamenti si sono a volte basati su azioni di riqualificazione in sito introducendo nuove morfologie spaziali che hanno dato luogo a rifiuto sociale. Un altro approccio è stato quello dello spostamento di queste comunità in altre aree nella periferia delle città ma è stato solo uno spostamento del problema non una soluzione. Di fronte a queste esperienze ci si chiede se ci siano altri modi di intervenire negli assetti spaziali insediati esistenti e di individuare i problemi per mezzo di partecipazione democratica e di delega del potere. Di fronte alla rapida crescita degli insediamenti marginali di baracche diventa nodale affrontare ed esplorare conoscitivamente le geografie urbane marginali esistenti e il loro rapporto con la città ufficiale – tra la povertà urbana e la società affluente. Cosa succederà nella Città Tecnologica del Futuro con l’aumento della immigrazione e della dipendenza globale ci sarà un aggravamento della polarizzazione e della marginalità? o si troveranno invece i modi di utilizzare la potenza degli strumenti della tecnologia e degli affetti sia della società garantita, che di quella marginale per fare una Città per la gente, della gente e dalla gente, capace di riscontrare i problemi della urbanizzazione rapida e della massiccia immigrazione.

ALEXANDROS N . T OMBAZIS
TECNOLOGIA E ARCHITETTURA
ECO-TECNOLOGIE O PROGETTAZIONE ECOLOGICA?

L’architettura vernacolare è di grande importanza per gli architetti nel mondo della globalizzazione, perché costituisce un’enorme fonte dalla quale imparare senza copiare. Copiare queste architetture sarebbe, infatti,senza senso tranne che per azioni di pura estetica formale. È solo dopo la prima crisi del petrolio, a metà degli anni ’70, che nasce l’architettura definita “solareâ€, caratterizzata da un particolare interesse per la conservazione dell’energia. Sebbene questa prima fase, a causa del design molto rudimentale, abbia avuto poca influenza sull’architettura tradizionale di quel periodo, negli anni ’80 e ’90 si è assistito a un numero crescente di realizzazioni e allo sviluppo di un approccio progettuale più olistico.
Ho cercato, negli anni, di sensibilizzare i colleghi sul concetto del “less is beautifulâ€, in altre parole sottolineare che la progettazione bioclimatica è qualche cosa di più di una questione legata all’economia e alla sostenibilità. Credo che non ci sia più tempo da perdere. Di fronte ai cambiamenti climatici che conosciamo così bene, è un nostro obbligo progettare e pensare in maniera eco-logica, la quale, dopo tutto, non dovrebbe generare solo architettura. Nel mondo attuale, dove si vede un’estrema tirannia delle forme e una continua morpho-competizione, l’elemento chiave, in grado cioè di tenere insieme le varie discipline, potrebbe, sempre di più, essere un approccio ecologico alla progettazione inteso come aspetto complementare di quello che è sotto molti punti di vista considerato così positivo: il globalismo.
La presentazione sarà integrata con esempi tratti dai progetti dello studio A. N. Tombazis e Associati.

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