Conferenza Cityfutures, MADE Milano, 5 Febbraio 2009
Apertura del convegno alle ore 9:30
VISIONE
Durante la prima sessione erano stati affrontati i temi della governance, e degli strumenti disponibili per intervenire sullo sviluppo delle città ; nella seconda sessione del convegno si è invece posto l’accento sulla visione dell’assetto futuro delle nostre città . Il tema, complesso, mette in campo aspetti generali, quali i modelli economici alla base dello stile di vita dei Paesi ricchi, basati sul consumo delle risorse primarie, ma anche aspetti individuali basate sulle scelte e sul consenso dei singoli individui. Progetto e visione sono elementi necessari, ma non sufficienti a innescare il cambiamento: è necessaria una profonda svolta culturale, basata su nuovi modelli economici e su una visione integrata dei problemi in gioco. Ad affrontare questo aspetto sono stati invitati relatori provenienti da Europa, Asia e Sud America, moderati da Lorenzo Matteoli (Professore, Relatore Generale Cityfutures).

Il primo relatore, Eduardo De Oliveira Fernandes, membro di numerose organizzazioni scientifiche internazionali (ISES, ASHRAE, ISIAQ) e Presidente dell’Agenzia Energetica della città di Porto, ha innanzitutto invitato a ripensare le città che sono nate nell’”era del petrolio”, cioè in un contesto energetico che al tempo sembrava poter disporre di risorse illimitate e che si mostra adesso senza più futuro. La sfida maggiore sarà come attuare la transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, tenendo conto che la maggior parte delle grandi città del mondo è interessata da questo problema. La questione ambientale ha assunto una dimensione globale e per questo deve essere introdotta in modo esplicito anche nella pianificazione urbana: occorre che vengano calcolate la quantità di risorse necessarie alla costruzione, esercizio e manutenzione della città , e in secondo luogo che vengano identificate le fonti di approviggionamento delle risorse necessarie, ponendo attenzione all’impatto sull’ambiente e alle emissioni di CO2 equivalente. Le persone che vivono nelle città degradano le risorse naturali e ciò non è più sostenibile. Le città avranno bisogno di alcune aree necessarie a produrre cibo, energia, ossigeno. Questo è quello che chiamiamo Impronta. C’è poi una forma di energia speciale su cui concentrarsi, che spesso viene sottovalutata: è l’EFFICIENZA, l’organizzazione e l’uso razionale delle risorse. Il concetto di sostenibilità ha aspetti ambientali, sociali ed economici che devono essere considerati per predisporre una transizione verso modelli futuri. Come è già successo per molti altri valori universali come la giustizia, la sostenibilità non sarà risolta facilmente, ma un cambiamento è possibile riaggiustando l’approccio all’uso delle risorse e i valori del sistema economico. Poiché le città sono anche sistemi di relazioni umane, è necessaria consapevolezza. Mai come in questo momento sono necessarie conoscenza e cultura per creare le migliori condizioni in cui vivere: facendo convergere i diversi approcci in una visione finalmente integrata del problema e della strategie da attuare. Zheng Shiling, professore alla Tongii University di Shanghai e membro del Superior Committee of Science and Technology della Repubblica Democratica Popolare Cinese ha invece portato una testimonianza di quanto avviene in Asia, dove già da tempo gli amministratori delle città si pongono questi problemi. Il caso di Shanghai, metropoli storicamente in continua e rapida espansione, è particolarmente interessante perché anch’essa, come Milano, ospiterà un Expo nei prossimi anni (2010). I periodi di massima espansione, nella storia della città , sono stati tre: l’inizio del XII secolo, gli anni Trenta del Novecento, e infine gli anni Novanta, a partire dai quali Shanghai sta attraversando una rapida fase di espansione urbana che si riflette in una crescita a macchia d’olio del suolo edificato, nello sviluppo delle infrastrutture, nella costruzione a vasta scala di edifici e nella conservazione delle aree storiche. L’occasione dell’Expo è stata utilizzata innanzitutto per migliorare la qualità della vita nella città , e per raggiungere questo obiettivo sono state avviate una serie di azioni per ristrutturare il settore industriale e lo spazio urbano, ed è in corso una rigenerazione urbana complessa e molto estesa: il tema stesso dell’Expo sarà infatti “Better City, Better Life”, un argomento a cui non si era mai prestata sufficiente attenzione. Nel caso specifico, gli apetti fondamentali su cui Shanghai ha investito sono stati tre: lo sviluppo dell’area Pudong, nuova area nata per ristrutturare il settore industriale; un programma per bilanciare lo sviluppo urbano, e per riqualificare l’esistente, prestando anche attenzione alla conservazione di edifici e canali d’acqua del tessuto storico, recuperando il waterfront e vecchie aree industriali destinate a spazi pubblici, un programma per lo sviluppo della periferia grazie ad un miglioramento della rete di trasporti pubblici, potenziando in modo consistente la rete metropolitana e aumentando in modo significativo le aree verdi.

L’intervento di Jaime Lerner, infine, esorta a lasciarsi alle spalle scenari apocalittici e ad affrontare con creatività i problemi delle città e i desideri dei loro abitanti. Pianificatore, già sindaco per due mandati della città di Curitiba, in Brasile, e membro dell’UIA, nella sua esperienza Lerner ha rivoluzionato il piano urbanistico, la gestione dei trasporti pubblici, le politiche ambientali e sociali della sua città . Considerando la città come un sistema integrato tra vita, lavoro e movimento (simbolicamente rappresentati dalla tartaruga), Lerner suggerisce di prestare attenzione a tre aspetti principali: la sostenibilità , la mobilità e la solidarietà . La sostenibilità è un’equazione tra quello che si conserva e quello che si spreca, quindi più cose si riescono a riutilizzare e più il risultato dell’equazione sarà positivo; risultato ottenuto a Curitiba investendo sui sistemi educativi, e insegnando ai bambini perché e come separare i rifiuti e compiere scelte virtuose. Per quanto riguarda la mobilità , ogni città dovrebbe ottimizzare i sistemi di trasporto di cui dispone, siano essi in superficie o sotterranei; la cosa più importante è non metterli in competizione sullo stesso luogo, per utilizzarli nel modo più efficiente. Quando il trasporto su auto private viene ridotto, si incoraggiano i flussi pedonali lungo le strade e nei luoghi pubblici, e quando i luoghi pubblici vengono vissuti e condivisi nelle diverse ore del giorno, si crea aggregazione e solidarietà sociale. Infine, una città è un sogno collettivo, un ritratto di famiglia che dev’essere condiviso attraverso il coinvolgimento degli abitanti. Ogni volta che la società individua aspetti non desiderabili, lì comincia la trasformazione, il cambiamento che poi porta alla soluzione. In questo momento è necessario passare da scenari negativi a visioni positive e focalizzarsi sull’incredibile potenziale di trasformazione di queste ultime, puntando soprattutto sulle risorse dell’intelligenza e della creatività .
Al termine dalla seconda sessione, un animato dibattito ha sollevato alcuni temi importanti:
Domanda a Zheng Shiling: date le analogie tra Shanghai, con l’Expo del 2010, e Milano, con l’Expo del 2015, si chiedono consigli per migliorarla gestione delle opportunità .
Zheng Shiling risponde che in realtĂ le due cittĂ hanno strutture urbane differenti: Shanghai deve costruire ex-novo e deve anche demolire molto, ma ci si sta preparando dal 2000. Milano ha molta piĂą storia, ma meno tempo per pianificare e gestire le scelte; esprime poi fiducia nel fatto che gli amministratori italiani sapranno usare al meglio questa opportunitĂ .
Domanda a Jaime Lerner: in quasi tutte le città italiane, vi sono grandi problemi a realizzare metropolitane. Eppure sembra che questo sia l’unico modo di risolvere il problema della viabilità urbana. Si chiede un’opinione in merito.
Jaime Lerner risponde che la città non è poi un organismo così complesso. Il modo migliore per ottenere buoni risultati è mettere insieme tutti i sistemi a disposizione, e in questo ogni città deve sfruttare le risorse e le infrastrutture che ha senza spendere troppo, con creatività , e soprattutto senza sacrificare le prossime generazioni. Le Metropolitane sono anche molto costose, e vanno comunque integrate con mezzi a livello strada su cui bisogna puntare.
Domanda a Oliveira Fernandes: Cosa intende per “Città Sostenibile”? Più edifici sostenibili insieme fanno una città sostenibile?
Eduardo de Oliveira Fernandes sostiene che sia sempre pericoloso parlare di sostenibilità come di un’etichetta da mettere su oggetti o sistemi. Bisogna pensare in modo olistico, integrato, globale. In questa fase si dovrebbe ragionare su alcuni temi per ottenere qualcosa in futuro. C’è bisogno bisogno di intelligenza e di pensare al futuro in termini integrati e globali.
TAVOLA ROTONDA
Al termine della sessione si è svolta una tavola rotonda che ha visto confrontarsi rappresentanti delle universitĂ e delle istituzioni, chiamati ad affrontare il tema della Visione della cittĂ del futuro nella situazione italiana, in vista dell’Expo 2015 a Milano. Moderatore dell’incontro è stato Fabrizio Schiaffonati (Politecnico di Milano), che in un breve excursus ha inquadrato la visione della cittĂ contemporanea nelle sue fasi piĂą salienti: dalla visione catastrofica degli anni Settanta (dalla metropoli alla Necropoli), alla ripresa economica e culturale degli anni Ottanta e Novanta. Olivetti diceva che il Futuro, piĂą che prevederlo, occorre inventarlo: in questa fase la risorsa piĂą importante sono i giovani. La Visione del futuro è direttamente collegata alla progressione della conoscenza, e dunque impone di passare da un’economia della produzione ad un’economia della conoscenza. in questo ambito gli ospiti chiamati a intervenire sapranno indicare i principali riferimenti culturali, sociali e economici di riferimento. Ezio Andreta (ex Presidente APRE, Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea), ha posto l’accento sull’importanza dell’azione promossa a Lisbona dai Governi della ComunitĂ Europea, occasione in cui si è decisa una strategia comune decisamente innovativa: la volontĂ comune di passare da un’economia di tipo quantitativo, basata sulla produzione, ad un’economia di tipo qualitativo, basata sulla conoscenza. Un passaggio di questo tipo non si può ottenere rimaneggiando parzialmente il modello economico-produttivo attuale, che consuma molte risorse senza incrementare piĂą, in modo significativo, la produzione: bisogna prepararsi a passare all’economia della conoscenza, in cui la conoscenza è il cuore del prodotto. La differenza alla base dei due modelli consiste nel considerare il prodotto non piĂą come un bene, ma come uno strumento per risolvere un problema. Le nostre tecnologie produttive, per quanto avanzate, sono al capolinea: bisogna cominciare a modificare il nostro approccio al sistema economico-produttivo puntando in modo decisivo sull’innovazione e sull’intelligenza incorporata nei prodotti, perchĂ© senza conoscenza non c’è futuro per l’economia europea. Bellezza, Tecnologia e conoscenza potrebbero portere l’Europa ad un nuovo Rinascimento, ma è fondamentale e prioritario un investimento nell’educazione. Alfredo Mela (Politecnico di Torino, Sociologo), riflette sulle possibilitĂ di avviare un processo di coesione in una realtĂ in cui vi sono dimensioni corporative e gruppi con interessi in conflitto. Analizzando le dinamiche urbane da un punto di vista anche sociale, si può affermare che siamo arrivati ad un punto di svolta. Negli ultimi Trent’anni, in Italia ci sono stati dapprima il Welfare State, in cui una visione collettiva si coniugava allo sviluppo materiale, poi anni di frantumazione della societĂ , a cui è corrisposto un sistema economico sempre piĂą autoreferenziale e distante: in questa ultima fase è stata decisiva una mancanza di visione: molti si sono rifiutati di immaginare la cittĂ del futuro e, quando lo hanno fatto, è stato con accenti molto negativi. Questa carenza ha pesato molto sulla situazione generale: mentre il Pensiero Unico dell’economia andava avanti, non ci sono state visioni di bilanciamento. La nuova visione comune e condivisa potrebbe essere la SostenibilitĂ , ma è un termine abusato e che si sta logorando rapidamente: bisogna utilizzarlo con serietĂ , supportandolo con metodi scientifici, indicatori sviluppati per misurarla. La Sostenibilità è una profezia che si autoverifica. Da punto di vista economico, tutti i grandi eventi (come gli Expo) pongono problemi, Un grande evento è un forte stimolante ma può creare ferite sociali. Per questo, negli ultimi anni, si assiste a profili piĂą contenuti. Marco Romano (UniversitĂ di Genova, Urban Planner) propone un punto di vista differente. Immaginando di svolgere lo stesso colto dibattito alla fine del Settecento, avremmo una visione della tecnica che procede su un doppio filone: da un lato Voltaire, che vedeva nel progresso tecnico illimitato le condizioni per un aumento della felicitĂ individuale allo stesso modo illimitato; dall’altro Shelley, (con “L’ultimo uomo”) che immaginava un mondo sterminato dalla peste come conseguenza di un mondo che si è autodistrutto a causa dell’incapacitĂ da parte degli uomini di mantenere quei principi morali ed etici necessari per la salvaguardia e per il progresso della societĂ . In questa dicotomia la forma sociale produce un’immagine che si riflette nelle cittĂ , e nelle costruzioni che le compongono. Le cittĂ europee sono diverse da quelle degli altri continenti perchĂ© basate su una mobilitĂ limitata (sviluppate per essere percorse a piedi), e in cui i luoghi collettivi come strade, piazze, teatri, biblioteche etc., sono stati disposti secondo un progetto estetico condiviso. Da sempre, in Europa, la vivibilitĂ dei luoghi è data dalla densitĂ dei temi collettivi e dalla bellezza, e questo è un parametro solo qualitativo e non quantitativo. Oggi l’Europa ha un problema drammatico: nelle periferie non ci sono temi collettivi che esprimano la dignitĂ di chi ci vive. Quanto al caso specifico dell’Italia e degli interventi partecipati, le possibilitĂ ci sono ma non vengono utilizzate. Il nostro piĂą grande problema è di ordine culturale. Luigi Fusco Girard (UniversitĂ di Napoli Federico II, Strategic Planner), seguendo la traccia duale di qualitĂ / quantitĂ , propone una lettura del problema che tenga conto di come esse possano essere integrate in una visione futura. Gli indicatori da accostare ai criteri quantitativi sono da tempo oggetto di dibattito. L’Europa ha una tradizione che coniuga bellezza e funzioni; una strategia può trovare attuazione se riesce a incorporare le visioni individuali, e quindi viene condivisa dalla comunitĂ cui è destinata. Senza responsabilitĂ non si può ottenere sostenibilitĂ . In questa chiave di lettura, è importantissima la partecipazione, per creare gerarchie di interventi, aspetto importantissimo perchĂ© garantisce il riconoscimento del singolo nel collettivo. Nonostante la grande importanza di questo tema, non vi sono strumenti ufficiali per attuarlo, nĂ© normative che lo prevedano. Il pericolo è che i grandi eventi si trasformino in interventi di cosmesi, senza valutare la dimensione sociale e le opportunitĂ ad essa collegate.
Valeria Zacchei






