29 April 2009

INNOVATIVE DESIGN AND CONSTRUCTION TECHNOLOGIES

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22 April 2009

CITYFUTURES II SESSIONE
VISIONE

Conferenza Cityfutures, MADE Milano, 5 Febbraio 2009
Apertura del convegno alle ore 9:30

VISIONE
Durante la prima sessione erano stati affrontati i temi della governance, e degli strumenti disponibili per intervenire sullo sviluppo delle città; nella seconda sessione del convegno si è invece posto l’accento sulla visione dell’assetto futuro delle nostre città. Il tema, complesso, mette in campo aspetti generali, quali i modelli economici alla base dello stile di vita dei Paesi ricchi, basati sul consumo delle risorse primarie, ma anche aspetti individuali basate sulle scelte e sul consenso dei singoli individui. Progetto e visione sono elementi necessari, ma non sufficienti a innescare il cambiamento: è necessaria una profonda svolta culturale, basata su nuovi modelli economici e su una visione integrata dei problemi in gioco. Ad affrontare questo aspetto sono stati invitati relatori provenienti da Europa, Asia e Sud America, moderati da Lorenzo Matteoli (Professore, Relatore Generale Cityfutures).

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Il primo relatore, Eduardo De Oliveira Fernandes, membro di numerose organizzazioni scientifiche internazionali (ISES, ASHRAE, ISIAQ) e Presidente dell’Agenzia Energetica della città di Porto, ha innanzitutto invitato a ripensare le città che sono nate nell’”era del petrolio”, cioè in un contesto energetico che al tempo sembrava poter disporre di risorse illimitate e che si mostra adesso senza più futuro. La sfida maggiore sarà come attuare la transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, tenendo conto che la maggior parte delle grandi città del mondo è interessata da questo problema. La questione ambientale ha assunto una dimensione globale e per questo deve essere introdotta in modo esplicito anche nella pianificazione urbana: occorre che vengano calcolate la quantità di risorse necessarie alla costruzione, esercizio e manutenzione della città, e in secondo luogo che vengano identificate le fonti di approviggionamento delle risorse necessarie, ponendo attenzione all’impatto sull’ambiente e alle emissioni di CO2 equivalente. Le persone che vivono nelle città degradano le risorse naturali e ciò non è più sostenibile. Le città avranno bisogno di alcune aree necessarie a produrre cibo, energia, ossigeno. Questo è quello che chiamiamo Impronta. C’è poi una forma di energia speciale su cui concentrarsi, che spesso viene sottovalutata: è l’EFFICIENZA, l’organizzazione e l’uso razionale delle risorse. Il concetto di sostenibilità ha aspetti ambientali, sociali ed economici che devono essere considerati per predisporre una transizione verso modelli futuri. Come è già successo per molti altri valori universali come la giustizia, la sostenibilità non sarà risolta facilmente, ma un cambiamento è possibile riaggiustando l’approccio all’uso delle risorse e i valori del sistema economico. Poiché le città sono anche sistemi di relazioni umane, è necessaria consapevolezza. Mai come in questo momento sono necessarie conoscenza e cultura per creare le migliori condizioni in cui vivere: facendo convergere i diversi approcci in una visione finalmente integrata del problema e della strategie da attuare. Zheng Shiling, professore alla Tongii University di Shanghai e membro del Superior Committee of Science and Technology della Repubblica Democratica Popolare Cinese ha invece portato una testimonianza di quanto avviene in Asia, dove già da tempo gli amministratori delle città si pongono questi problemi. Il caso di Shanghai, metropoli storicamente in continua e rapida espansione, è particolarmente interessante perché anch’essa, come Milano, ospiterà un Expo nei prossimi anni (2010). I periodi di massima espansione, nella storia della città, sono stati tre: l’inizio del XII secolo, gli anni Trenta del Novecento, e infine gli anni Novanta, a partire dai quali Shanghai sta attraversando una rapida fase di espansione urbana che si riflette in una crescita a macchia d’olio del suolo edificato, nello sviluppo delle infrastrutture, nella costruzione a vasta scala di edifici e nella conservazione delle aree storiche. L’occasione dell’Expo è stata utilizzata innanzitutto per migliorare la qualità della vita nella città, e per raggiungere questo obiettivo sono state avviate una serie di azioni per ristrutturare il settore industriale e lo spazio urbano, ed è in corso una rigenerazione urbana complessa e molto estesa: il tema stesso dell’Expo sarà infatti “Better City, Better Life”, un argomento a cui non si era mai prestata sufficiente attenzione. Nel caso specifico, gli apetti fondamentali su cui Shanghai ha investito sono stati tre: lo sviluppo dell’area Pudong, nuova area nata per ristrutturare il settore industriale; un programma per bilanciare lo sviluppo urbano, e per riqualificare l’esistente, prestando anche attenzione alla conservazione di edifici e canali d’acqua del tessuto storico, recuperando il waterfront e vecchie aree industriali destinate a spazi pubblici, un programma per lo sviluppo della periferia grazie ad un miglioramento della rete di trasporti pubblici, potenziando in modo consistente la rete metropolitana e aumentando in modo significativo le aree verdi.

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L’intervento di Jaime Lerner, infine, esorta a lasciarsi alle spalle scenari apocalittici e ad affrontare con creatività i problemi delle città e i desideri dei loro abitanti. Pianificatore, già sindaco per due mandati della città di Curitiba, in Brasile, e membro dell’UIA, nella sua esperienza Lerner ha rivoluzionato il piano urbanistico, la gestione dei trasporti pubblici, le politiche ambientali e sociali della sua città. Considerando la città come un sistema integrato tra vita, lavoro e movimento (simbolicamente rappresentati dalla tartaruga), Lerner suggerisce di prestare attenzione a tre aspetti principali: la sostenibilità, la mobilità e la solidarietà. La sostenibilità è un’equazione tra quello che si conserva e quello che si spreca, quindi più cose si riescono a riutilizzare e più il risultato dell’equazione sarà positivo; risultato ottenuto a Curitiba investendo sui sistemi educativi, e insegnando ai bambini perché e come separare i rifiuti e compiere scelte virtuose. Per quanto riguarda la mobilità, ogni città dovrebbe ottimizzare i sistemi di trasporto di cui dispone, siano essi in superficie o sotterranei; la cosa più importante è non metterli in competizione sullo stesso luogo, per utilizzarli nel modo più efficiente. Quando il trasporto su auto private viene ridotto, si incoraggiano i flussi pedonali lungo le strade e nei luoghi pubblici, e quando i luoghi pubblici vengono vissuti e condivisi nelle diverse ore del giorno, si crea aggregazione e solidarietà sociale. Infine, una città è un sogno collettivo, un ritratto di famiglia che dev’essere condiviso attraverso il coinvolgimento degli abitanti. Ogni volta che la società individua aspetti non desiderabili, lì comincia la trasformazione, il cambiamento che poi porta alla soluzione. In questo momento è necessario passare da scenari negativi a visioni positive e focalizzarsi sull’incredibile potenziale di trasformazione di queste ultime, puntando soprattutto sulle risorse dell’intelligenza e della creatività.

Al termine dalla seconda sessione, un animato dibattito ha sollevato alcuni temi importanti:
Domanda a Zheng Shiling: date le analogie tra Shanghai, con l’Expo del 2010, e Milano, con l’Expo del 2015, si chiedono consigli per migliorarla gestione delle opportunità.
Zheng Shiling risponde che in realtĂ  le due cittĂ  hanno strutture urbane differenti: Shanghai deve costruire ex-novo e deve anche demolire molto, ma ci si sta preparando dal 2000. Milano ha molta piĂą storia, ma meno tempo per pianificare e gestire le scelte; esprime poi fiducia nel fatto che gli amministratori italiani sapranno usare al meglio questa opportunitĂ .
Domanda a Jaime Lerner: in quasi tutte le città italiane, vi sono grandi problemi a realizzare metropolitane. Eppure sembra che questo sia l’unico modo di risolvere il problema della viabilità urbana. Si chiede un’opinione in merito.
Jaime Lerner risponde che la città non è poi un organismo così complesso. Il modo migliore per ottenere buoni risultati è mettere insieme tutti i sistemi a disposizione, e in questo ogni città deve sfruttare le risorse e le infrastrutture che ha senza spendere troppo, con creatività, e soprattutto senza sacrificare le prossime generazioni. Le Metropolitane sono anche molto costose, e vanno comunque integrate con mezzi a livello strada su cui bisogna puntare.
Domanda a Oliveira Fernandes: Cosa intende per “Città Sostenibile”? Più edifici sostenibili insieme fanno una città sostenibile?
Eduardo de Oliveira Fernandes sostiene che sia sempre pericoloso parlare di sostenibilità come di un’etichetta da mettere su oggetti o sistemi. Bisogna pensare in modo olistico, integrato, globale. In questa fase si dovrebbe ragionare su alcuni temi per ottenere qualcosa in futuro. C’è bisogno bisogno di intelligenza e di pensare al futuro in termini integrati e globali.

TAVOLA ROTONDA
Al termine della sessione si è svolta una tavola rotonda che ha visto confrontarsi rappresentanti delle universitĂ  e delle istituzioni, chiamati ad affrontare il tema della Visione della cittĂ  del futuro nella situazione italiana, in vista dell’Expo 2015 a Milano. Moderatore dell’incontro è stato Fabrizio Schiaffonati (Politecnico di Milano), che in un breve excursus ha inquadrato la visione della cittĂ  contemporanea nelle sue fasi piĂą salienti: dalla visione catastrofica degli anni Settanta (dalla metropoli alla Necropoli), alla ripresa economica e culturale degli anni Ottanta e Novanta. Olivetti diceva che il Futuro, piĂą che prevederlo, occorre inventarlo: in questa fase la risorsa piĂą importante sono i giovani. La Visione del futuro è direttamente collegata alla progressione della conoscenza, e dunque impone di passare da un’economia della produzione ad un’economia della conoscenza. in questo ambito gli ospiti chiamati a intervenire sapranno indicare i principali riferimenti culturali, sociali e economici di riferimento. Ezio Andreta (ex Presidente APRE, Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea), ha posto l’accento sull’importanza dell’azione promossa a Lisbona dai Governi della ComunitĂ  Europea, occasione in cui si è decisa una strategia comune decisamente innovativa: la volontĂ  comune di passare da un’economia di tipo quantitativo, basata sulla produzione, ad un’economia di tipo qualitativo, basata sulla conoscenza. Un passaggio di questo tipo non si può ottenere rimaneggiando parzialmente il modello economico-produttivo attuale, che consuma molte risorse senza incrementare piĂą, in modo significativo, la produzione: bisogna prepararsi a passare all’economia della conoscenza, in cui la conoscenza è il cuore del prodotto. La differenza alla base dei due modelli consiste nel considerare il prodotto non piĂą come un bene, ma come uno strumento per risolvere un problema. Le nostre tecnologie produttive, per quanto avanzate, sono al capolinea: bisogna cominciare a modificare il nostro approccio al sistema economico-produttivo puntando in modo decisivo sull’innovazione e sull’intelligenza incorporata nei prodotti, perchĂ© senza conoscenza non c’è futuro per l’economia europea. Bellezza, Tecnologia e conoscenza potrebbero portere l’Europa ad un nuovo Rinascimento, ma è fondamentale e prioritario un investimento nell’educazione. Alfredo Mela (Politecnico di Torino, Sociologo), riflette sulle possibilitĂ  di avviare un processo di coesione in una realtĂ  in cui vi sono dimensioni corporative e gruppi con interessi in conflitto. Analizzando le dinamiche urbane da un punto di vista anche sociale, si può affermare che siamo arrivati ad un punto di svolta. Negli ultimi Trent’anni, in Italia ci sono stati dapprima il Welfare State, in cui una visione collettiva si coniugava allo sviluppo materiale, poi anni di frantumazione della societĂ , a cui è corrisposto un sistema economico sempre piĂą autoreferenziale e distante: in questa ultima fase è stata decisiva una mancanza di visione: molti si sono rifiutati di immaginare la cittĂ  del futuro e, quando lo hanno fatto, è stato con accenti molto negativi. Questa carenza ha pesato molto sulla situazione generale: mentre il Pensiero Unico dell’economia andava avanti, non ci sono state visioni di bilanciamento. La nuova visione comune e condivisa potrebbe essere la SostenibilitĂ , ma è un termine abusato e che si sta logorando rapidamente: bisogna utilizzarlo con serietĂ , supportandolo con metodi scientifici, indicatori sviluppati per misurarla. La SostenibilitĂ  è una profezia che si autoverifica. Da punto di vista economico, tutti i grandi eventi (come gli Expo) pongono problemi, Un grande evento è un forte stimolante ma può creare ferite sociali. Per questo, negli ultimi anni, si assiste a profili piĂą contenuti. Marco Romano (UniversitĂ  di Genova, Urban Planner) propone un punto di vista differente. Immaginando di svolgere lo stesso colto dibattito alla fine del Settecento, avremmo una visione della tecnica che procede su un doppio filone: da un lato Voltaire, che vedeva nel progresso tecnico illimitato le condizioni per un aumento della felicitĂ  individuale allo stesso modo illimitato; dall’altro Shelley, (con “L’ultimo uomo”) che immaginava un mondo sterminato dalla peste come conseguenza di un mondo che si è autodistrutto a causa dell’incapacitĂ  da parte degli uomini di mantenere quei principi morali ed etici necessari per la salvaguardia e per il progresso della societĂ . In questa dicotomia la forma sociale produce un’immagine che si riflette nelle cittĂ , e nelle costruzioni che le compongono. Le cittĂ  europee sono diverse da quelle degli altri continenti perchĂ© basate su una mobilitĂ  limitata (sviluppate per essere percorse a piedi), e in cui i luoghi collettivi come strade, piazze, teatri, biblioteche etc., sono stati disposti secondo un progetto estetico condiviso. Da sempre, in Europa, la vivibilitĂ  dei luoghi è data dalla densitĂ  dei temi collettivi e dalla bellezza, e questo è un parametro solo qualitativo e non quantitativo. Oggi l’Europa ha un problema drammatico: nelle periferie non ci sono temi collettivi che esprimano la dignitĂ  di chi ci vive. Quanto al caso specifico dell’Italia e degli interventi partecipati, le possibilitĂ  ci sono ma non vengono utilizzate. Il nostro piĂą grande problema è di ordine culturale. Luigi Fusco Girard (UniversitĂ  di Napoli Federico II, Strategic Planner), seguendo la traccia duale di qualitĂ  / quantitĂ , propone una lettura del problema che tenga conto di come esse possano essere integrate in una visione futura. Gli indicatori da accostare ai criteri quantitativi sono da tempo oggetto di dibattito. L’Europa ha una tradizione che coniuga bellezza e funzioni; una strategia può trovare attuazione se riesce a incorporare le visioni individuali, e quindi viene condivisa dalla comunitĂ  cui è destinata. Senza responsabilitĂ  non si può ottenere sostenibilitĂ . In questa chiave di lettura, è importantissima la partecipazione, per creare gerarchie di interventi, aspetto importantissimo perchĂ© garantisce il riconoscimento del singolo nel collettivo. Nonostante la grande importanza di questo tema, non vi sono strumenti ufficiali per attuarlo, nĂ© normative che lo prevedano. Il pericolo è che i grandi eventi si trasformino in interventi di cosmesi, senza valutare la dimensione sociale e le opportunitĂ  ad essa collegate.

Valeria Zacchei

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Comunicato SITdA
La Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura

La SocietĂ  Italiana di Tecnologia dell’Architettura – SITdA, associazione onlus che riunisce docenti universitari, ricercatori e cultori della materia afferenti all’area della Tecnologia dell’Architettura e provenienti da 23 atenei italiani, di fronte alla gravitĂ  dei fenomeni connessi ai recenti eventi sismici che hanno colpito la cittĂ  dell’Aquila e l’Abruzzo nel suo insieme, esprime innanzitutto la profonda e completa solidarietĂ  a tutti i soci coinvolti negli affetti, nei beni e nelle memoria dalla tragicitĂ  dei fenomeni.
Esprime inoltre il convincimento che le situazioni emerse confermano un’assenza di politiche di prevenzione e di controllo delle azioni di trasformazione e di edificazione del territorio, sia nelle fasi programmatiche che in quelle progettuali e costruttive, sia per la formazione di nuovi nuclei abitativi che per la salvaguardia di realtà e beni storici, espressioni di complesse eredità culturali e civili.
Si dichiara disponibile ad offrire, ove occorra, l’insieme delle proprie cognizioni tecnico scientifiche, che fanno capo ai soci aderenti e sostenitori, con assoluto spirito di servizio e di solidale dovere verso i cittadini e le istituzioni, ponendosi a disposizione delle diverse autorità ed enti preposti all’accertamento dei danni ed alla definizione di criteri e metodologie d’intervento organicamente delineate.

Firenze, 8 aprile 2009

Paolo Felli
Presidente SITdA

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20 April 2009

intraVidére
Scienza ed Arte tra Memoria Storica e Futuri Digitali

Miniatura della “Carta delle Fondazioni”  del Centro Storico di Potenza.

Si tratta, in particolare, della “Scheda” concernente la Pubblicazione di 1.000 esemplari (ciascuno numerato, alla stregua di un “multiplo d’arte”) della citata Miniatura che, oltre ad avere un alto valore scientifico (è stata ritenuta “unica” ed è applicabile a qualsiasi altro centro storico), ha anche una piacevole armonia estetica, grazie alla ricchezza dei forti cromatismi.
La creazione e l’elaborazione della “Carta delle Fondazioni” del Centro Storico di Potenza fa parte di due monografie che, selezionate e pubblicate, nell’ambito della prestigiosa “Fifth International Conference on Case Histories in Geotechnical Engineering” (New York, 2004), sintetizzano una complessa attività di ricerca interdisciplinare [ “GEOTECNICA AMBIENTALE per lo STUDIO di un CENTRO STORICO”].

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Miniatura Carta delle Fondazioni per i Centri Storici

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8 April 2009

CITYFUTURES

Nell’ambito degli eventi ospitati da MADE Expo, è da poco terminato Cityfutures, convegno internazionale sul futuro delle città. Organizzato da SITdA (Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura) con il paternariato di MADE expo, l’incontro ha ospitato relatori nazionali e internazionali chiamati a discutere le possibilità e i modi della transizione da un modello di società basato sul consumo di combustibili fossili, a un nuovo modello basato sulle energie rinnovabili e su una visione integrata dei problemi degli ambienti urbani. Le città sono senza dubbio i luoghi di massima potenzialità per il cambiamento e allo stesso tempo di massima concentrazione dei problemi ambientali, sociali ed economici: luoghi che catalizzano gli aspetti caratterizzanti del tempo, e ne amplificano gli effetti.  La città del futuro, intesa come l’insieme delle condizioni per migliorare la qualità della vita nelle città, rappresenta quindi un progetto a lungo termine, multigenerazionale, e in quanto tale non può svolgersi senza una precisa volontà e un chiaro programma politico. Gli esperti ritengono che i prossimi dieci anni saranno critici per l’impiego delle risorse naturali, e in questo tempo si deciderà la sorte delle nostre città e del nostro territorio; per questo, il dibattito ha proposto sostanzialmente il tema della transizione e dei suoi strumenti: a livello di Governo, di Visione, e infine di Tecnologie con cui attuarla, fornendo anche un quadro internazionale in cui collocare le questioni emergenti per l’Expo di Milano 2015, suggerendo, infine, spunti ed elementi di confronto nuovi e interessanti.

APERTURA DEL CONVEGNO
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Hanno presentato l’evento i promotori e i rappresentanti istituzionali. Chiara Soverini (Responsabile Convegni/Eventi MADEexpo, Moderatore), ha posto l’accento sull’importanza di questa edizione di MADE Expo, che avviene in seguito alla designazione di Milano come cittĂ  sede dell’EXPO 2015; l’evento rappresenta una grande opportunitĂ  per riflettere su alcuni evidenti cambiamenti in atto; il convegno, in particolare, è incentrato proprio sulle cittĂ  come generatori di sviluppo in una visione strategica proiettata al futuro, cosa ancora piĂą importante dato il periodo che attraversiamo. L’Expo sarĂ  una vera grande occasione per la cittĂ  e per l’intero Paese; e ben guidato, sarĂ  motore di sviluppo del territorio e delle infrastrutture che lo innervano. Rosario Messina (Presidente Federlegno-Arredo) ha affrontato poi un aspetto importante della situazione attuale, ovvero l’atteggiamento degli operatori: nonostante la crisi economico-finanziaria abbia visto un abbassamento nel livello di consumo medio, la crisi piĂą preoccupante investe soprattutto l’aspetto culturale. La parola “crisi”, dal greco, significa OpportunitĂ , e bisogna vedere le cose in quest’ottica: c’è una grande opportunitĂ  di innovare i modelli aziendali e affrontare nuovi mercati, senza paure ma con energia e nuove idee. Andrea Negri (Presidente MADE Eventi), ha analizzato alcuni dati del settore delle costruzioni, che vale da solo il 20% della ricchezza nazionale. Manca una visione univoca che ne renda l’importanza, e MADE vuole andare in questa direzione. Vi sono molte opportunitĂ , e quella forse piĂą consistente è l’enorme parco di edifici con piĂą di trentacinque anni, obsoleti dal punto di vista delle prestazioni: un’azione mirata e intelligente di recupero potrebbe essere un’area di sviluppo enormemente importante. Giulio Cesare Alberghini (Amministratore Delegato MADE Eventi) ha poi illustrato i dati che si riferiscono a MADE, dati in crescita che mostrano l’intenzione di scommettere sul futuro: c’è una grande razionalitĂ  nell’impostazione di questa edizione e quest’atteggiamento è mirato a far diventare MADE il principale riferimento italiano per il settore dell’edilizia. Libero Ravaioli (Presidente Uncsaal) ha sottolineato l’importanza di un convegno volto a individuare stimoli per innalzare la qualitĂ  della vita nelle nostre cittĂ  e ringrazia gli organizzatori dell’evento. Paolo Felli (UniversitĂ  di Firenze, Presidente di SITdA) ha infine indicato le principali motivazioni che hanno portato SITdA a promuovere il convegno Cityfutures: certo, perchĂ© i suoi membri anche giovani s’incontrino, ma soprattutto perchĂ© è necessario che SITdA si confronti con chi produce e governa le trasformazioni dell’ambiente. Mai come in questo momento è opportuno passare da visioni limitate a visioni globali, che investono la totalitĂ  del territorio.

INIZIO UFFICIALE DEL CONVEGNO CITYFUTURES
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Lorenzo Matteoli (Professore, Relatore Generale Cityfutures), moderatore della prima sessione del convegno, ha introdotto alcuni temi su cui discutere, che costituiscono la traccia del convegno:
1 – Le cittĂ  oggi fanno fatica a fornire le loro funzioni fondamentali (servizio alla residenza, al territorio, alla cultura, protezione della socialitĂ  e della dignitĂ , garbata convivenza). Si può vedere una sostanziale non-sostenibilitĂ  sociale e culturale delle cittĂ  come si vanno formando.
2 – SostenibilitĂ  di energia e territorio, dovuta al fatto che le cittĂ  che conosciamo sono nate e si sono sviluppate su modelli che presupponevano risorse naturali illimitate e abbondanza di energia e spazi disponibili.
3 – Recupero della coerenza ambientale ed energetica. Un’educazione al recupero energetico potrebbe essere traino per un cambiamento culturale: la tecnica può fungere da traino per la cultura e la socialitĂ .
4 – Trasformazione: la cittĂ  è un organismo vivo, e come nei tessuti organici, è soggetta a cambiamenti continui. Per le cittĂ  il ricambio è garantito da sistemi di manutenzione. Le industrie dell’indotto edilizio sono motori essenziali di questo metabolismo, e i processi di manutenzione sono guidati dalle industrie dell’indotto edilizio. PerchĂ© le cittĂ  consumino meno, è necessario che cambino gli atteggiamenti culturali e le soluzioni tecniche. Una tale rivoluzione è pari solo al passaggio dal lavoro manuale al carbone come fonte di energia, e oggi dobbiamo porci il problema di come avviare le trasformazioni necessarie per abbassare i consumi attuali del 40%, e passare a energie piĂą leggere e sostenibili. Si tratta sicuramente di un’impresa multi generazionale.
5 – Crisi economico-finanziaria attuale. Si tratta di una crisi dal contorno sfumato. La realtĂ  è probabilmente che la crisi è così profonda e pervasiva perchĂ© nasce dall’impostazione stessa di un sistema economico. Non può avere soluzione solo finanziaria salvo che non si riproponga lo stesso modello che l’ha generata. La leva che bisogna usare è quella dell’economia reale, e nel nostro settore si traduce essenzialmente nel rinnovo dell’edilizia esistente.
La complessitĂ  di questi problemi che sono giĂ  il nostro presente, e da cui dipenderĂ  gran parte del nostro futuro, può essere affrontata solo con una visione integrata e complessiva di questi problemi, che investono ormai la globalitĂ  del pianeta. S’impone la transizione a un diverso uso dell’energia, che modificherĂ  radicalmente molte delle cose cui siamo abituati.
La prima sessione è dedicata alle possibilità e modalità di transizione ad un diverso modello di uso delle risorse e dell’energia attraverso gli strumenti del governo dei sistemi urbani e territoriali.

I SESSIONE: GOVERNO
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Il primo relatore, chiamato a intervenire sul quadro locale e globale nella gestione della città, è stato Gary Lawrence, dagli Stati Uniti, responsabile ARUP per le Strategie Urbane. Esperto internazionale di urbanistica e sviluppo sostenibile, si occupa di stabilire linee-guida per la predisposizione di strategie urbane attraverso le 92 sedi dell’ARUP dislocate in 37 nazioni. Partendo dall’assunto che le nostre città siano molto inefficienti in termini di uso dell’energia,  e che circa due terzi delle risorse sono state consumate dalle città, nel suo intervento Lawrence ha individuato la strategia chiave di una buona pianificazione nella capacità di adattamento di una città ai cambiamenti futuri. Quest’aspetto dipende però da scelte politiche, e in particolare dalla partecipazione e dal livello di informazione dei cittadini verso il cambiamento: i cittadini dovrebbero intendere il futuro come qualcosa da abbracciare e non da temere. Per questo, i sistemi educativi sono fondamentali per il compimento di qualsiasi strumento, perché l’informazione è una delle principali chiavi di successo di ogni programma. Pensando alla sostenibilità, possiamo affermare che essa fa parte di una dialettica. Per quanto riguarda l’approccio dei pianificatori, Lawrence invita a tener presente che i problemi sono fortemente interrelati e si dovrebbe esplorarli nella loro ampiezza e non focalizzando interpretazioni e soluzioni. Certo, nel contesto urbano il quadro è ancora più complesso poiché le decisioni vengono spesso prese anche a scala regionale o nazionale, ma non bisogna trascurare l’aspetto multidisciplinare e generale, se non globale, dei problemi legati alla città. Lee Schipper, invece, ha dedicato la sua ricca e varia carriera alle problematiche dei trasporti, dell’energia e dell’ambiente. Laureato in astrofisica, ha diretto l’EMBARQ, il World Resources Institute (WRI) Center for Sustainable Transport, e attualmente è membro del US Transportation Research Board’s on Sustainable Transport, Energy, and Developing Countries Committees. L’intervento di Schipper si è aperto con una previsione: nei prossimi venti-venticinque anni il numero di abitanti insediati in aree urbane raddoppierà superando i cinque miliardi di persone (circa due terzi della popolazione mondiale). La velocità e la consistenza del processo di urbanizzazione creano nuove problematiche legate alla gestione delle risorse, delle infrastrutture, e la capacità istituzionale di sostenere la crescita delle città, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Nello stesso tempo, si assiste a una rapida diffusione dei mezzi di trasporto motorizzati individuali (ad esempio con la commercializzazione, in India, della Nano), e al declino generalizzato dei sistemi di trasporto collettivo. Attraverso l’analisi di una serie di casi di studio reali, Schipper afferma che bisogna ripensare il sistema dei trasporti, che non vuol dire solo abbassare il livello di emissioni di CO2 dei veicoli per kilometro percorso, ma, piuttosto, creare una città dove l’accessibilità sia così efficace da non rendere necessari gli spostamenti a lunga distanza, e la maggior parte dei servizi sia accessibile a tutti semplicemente spostandosi a piedi, in bici o tramite trasporti collettivi. George Kunihiro, infine, pianificatore nella città di Tokyo e membro UIA, ha invitato a riflettere sull’aspetto culturale della sostenibilità. Nelle città asiatiche lo sviluppo del secolo scorso è stato così rapido che la sua potenziale eredità non ha avuto il tempo di essere riconosciuta per i suoi contributi culturali. Soprattutto nelle regioni in via di sviluppo del nostro pianeta, molti edifici e paesaggi sono stati cancellati con grande rapidità e leggerezza. La globalizzazione è una forza potente e può essere benefica per la nostra società, ma dobbiamo anche salvaguardare il microcosmo delle culture locali e delle loro eredità. Per questo motivo in Cina, nel 2000 è nato MAAN (Modern Architectural Asian Network): rete che attesta la creatività e il grande dinamismo dell’Asia moderna. Suo compito è valutare e documentare idee, tecniche, forme dell’Architettura Moderna in Asia, e anche quello di divulgare tali idee e contenuti presso l’opinione pubblica. Nei casi studio di Medan, in Indonesia, o di Tokyo, MAAN ha agito come un vero e proprio laboratorio per rivalutare e conservare il patrimonio culturale e architettonico moderno, il verde, l’acqua. I problemi devono essere affrontati in scala locale e globale. Le operazioni urbane devono tenere conto della sostenibilità del luogo e degli edifici preesistenti, riscoprendo la storia della città attraverso il suo rapporto con il verde e con l’acqua, per ritornare a una città con più verde , con più riciclaggio, e più compatta.

DIBATTITO
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Al termine dalla prima sessione, un animato dibattito ha sollevato alcuni temi importanti:

  • Quale approccio o modello efficace per il concetto di governance (rappresentata da personaggi diversi portatori di interessi diversi)

Lawrence risponde ponendo l’accento sul contesto, che cambia per ogni progetto rendendo difficile indicare un modello organizzativo sempre valido
Schipper individua la necessitĂ  di Trasparenza di regole e azioni per una governance efficace, a prescindere dal modello scelto

  • Vi sono alcune analogie tra Milano e Tokyo. Non ultimo, il fatto che entrambe saranno sede dell’Expo nei prossimi anni. Non è il caso di prendere esempio?

Matteoli indica l’efficacia delle azioni per Milano in una programmazione che individui una fase di necessità immediate (edifici e infrastrutture necessarie all’Expo) e una fase di necessità di lungo raggio, almeno a cinquant’anni: infrastrutture a più lungo termine per la città. Spero che il sindaco sappia controllare la gestione e sfruttare questa opportunità per la città

  • Quindici anni fa in Cina c’erano pochissime auto; adesso, sono troppe: traffico congestionato. Vi sono modalitĂ  di trasporto ideali per le cittĂ ? Se si, quali? Possiamo usarle nelle nuove cittĂ  cinesi?

Schipper risponde di si. C’è evidentemente un problema politico per il modello di trasporto. Le soluzioni ci sono, le abbiamo di fronte, però coinvolgono sindaci, politici, amministratori. La gente deve sapere che le automobili non sono buone per le nostre città. Il sindaco di Singapore ha puntato tutto sui mezzi pubblici, ma nessun’altra città che si stia sviluppando adesso ha adottato questa strategia. Questo è un problema molto importante, più ancora del problema di trovare fondi per migliorare i servizi pubblici.

TAVOLA ROTONDA
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Al termine di ciascuna sessione del convegno si è svolta una tavola rotonda che ha visto confrontarsi rappresentanti delle università e delle istituzioni. In questo contesto si è avuto modo di affrontare lo specifico della situazione italiana e l’opportunità che si presenta in questi mesi a Milano, in vista dell’Expo 2015.
Nella tavola rotonda a seguito della prima sessione del convegno, moderatore è stato Romano del Nord (Pro Rettore Università di Firenze), che ha sollevato la questione di quali connessioni si possano attuare tra quello che è stato detto dagli esperti, e la ricerca. Indispensabile creare connessioni tra Università, Centri di Ricerca, Operatori del settore. Gli scenari futuribili delle trasformazioni urbane sono state lette con il filtro della Governance, e la città è oggetto della nostra attenzione: sempre più sede dei non-luoghi, dell’insicurezza, della violenza, ospita il 75% della popolazione mondiale, ed è nelle città che si realizzeranno (o meno) le soluzioni per risolvere i più gravi problemi di crisi funzionale. Sono necessari approcci multidisciplinari ma coerenti ai diversi livelli di gestione e decisione. L’America sembra ora voler puntare sul contenimento delle emissioni di CO2. Però, rispetto a una visione più ampia, globale, se da un lato si cerca di tagliare i consumi, dall’altro si possono innescare altre dinamiche: l’improvviso calo del prezzo del petrolio rende meno competitive le fonti alternative. La dimensione dell’economia e delle scelte di politica governativa hanno effetti determinanti. In Europa vi sono impegni a ridurre del 20-30% le emissioni. Vedremo gli interventi previsti e programmati. Chiel Boostra (International Solar Cities Initiative) ha individuato innanzitutto gli indicatori di consumo energetico e di impatto ambientale condivisi attraverso importanti congressi mondiali: essi tengono conto dei livelli di produzione di CO2 pro-capite, misurate in tonnellate, e in Europa siamo intorno ai 10-12. L’obiettivo che ci si è posti è di scendere a 3. Gli Stati Uniti e l’Australia hanno un livello di 20 tonnellate di CO2. In Cina, i livelli attuali sono di 3-4. La colpa quindi non è della Cina o dei paesi in via di sviluppo: siamo noi che dobbiamo ridurre i nostri livelli di emissioni; inoltre, in Cina stanno fondando delle Città ecosostenibili. Per ridurre i livelli di emissioni attuali va cambiata la domanda energetica. Bisogna certo sostituire il combustibile fossile. In Olanda e in Gran Bretagna abbiamo ridotto del 10% rispetto a prima e questa riduzione si può attuare sia rispetto a edifici nuovi che già esistenti. Probabilmente si può scendere fino al 90% dei nostri attuali livelli di emissioni, e il restante 10% può essere abbattuto utilizzando energie rinnovabili. Attualmente il consumo di energia è suddiviso con un 25% attribuibile agli edifici, un 25% ai trasporti, un 25% al ciclo alimentare e l’ultimo 25% all’industria. Sono quindi le città che devono ridefinire il loro futuro. Virginia Bombelli, responsabile delle campagne del Ministero per l’Ambiente ”Campagna per le energie sostenibili per l’Europa” e “Patto dei Sindaci” ha presentato le iniziative del Ministero volte a coinvolgere direttamente i sindaci e gli amministratori delle città: nel 2008 la Commissione Europea ha lanciato il “patto dei sindaci” per contribuire a ridurre le emissioni agendo in modo coordinato, considerando chi governa le città partner indispensabili per la riduzione delle emissioni di CO2 e per l’efficacia del monitoraggio dell’attuazione di tali iniziative. Sono Trecentotrentasei i sindaci europei che hanno aderito all’iniziativa, ed il Ministero agisce da “Focal point”. Nel 2008 28 città hanno aderito e il 2009 è l’anno in cui si inizierà l’attuazione delle politiche di riduzione delle emissioni di CO2. Piercarlo Fabbio, sindaco di Alessandria e membro del “Patto dei Sindaci” ha presentato il caso della città di Alessandria. Il Patto introduce una modalità innovativa senza le intermediazioni della Regione o dello Stato. Il consiglio Comunale ha ben accolto la direttiva, perché aveva già esperienza in un programma-concerto volto a realizzare la diagnosi energetica su Tremila abitazioni di edilizia economica e popolare di un quartiere anche socialmente degradato. Altre Duecentonovantanove abitazioni verranno sottoposte a riqualificazione energetica. Siamo passati a 200Kw/m2 a 120 Kw/m2 e l’intera superficie abitata del quartiere è di 48000 m2. Per quanto riguarda il verde, occorre modificare i comportamenti attraverso campagne di sensibilizzazione e comunicazione dei progetti e delle iniziative. Edoardo Croci, Assessore ai trasporti del Comune di Milano, ha invece illustrato alcune delle iniziative promosse dal Comune di Milano in vista dell’Expo 2015. Innanzitutto il piano-clima redatto per la città di Milano: iniziativa promossa e monitorata dalla Unione Europea, poi  l’adesione a diversi network internazionali. Le azioni predisposte che avranno ricadute sulla città sono, ad esempio, l’ampliamento delle aree verdi, forme di mobilità sostenibile, aree pedonali, ed un ampliamento sostanziale del programma del teleriscaldamento per le residenze. Per fare tutto ciò occorre una migliore definizione degli standard per l’edilizia e per i trasporti, occorrono forme di incentivi e disincentivi, occorrono controlli e informazioni. Ci dev’essere uno sforzo concreto per rendere i cittadini partecipi delle politiche per il raggiungimento degli obiettivi posti.

di Valeria Zacchei

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6 April 2009

SAIE Selection 09
LOW COST & LOW ENERGY SUSTAINABLE HOUSING

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Saie Selection organizzato da BolognaFiere
in collaborazione con Archi-Europe ed Edilio
Segreteria organizzativa: Archi-Europe
www.saie.bolognafiere.it

SAIE 2009 lancia il concorso SAIE Selection
LOW COST & LOW ENERGY SUSTAINABLE HOUSING
Soluzioni abitative sostenibili a basso costo e a basso consumo energetico

Social housing e efficienza energetica sono, oggi, fra le priorità per il mondo delle costruzioni, fattori che incidono in maniera significativa sulle politiche e sui programmi anche in relazione alle risorse economiche disponibili e all’esigenza di promuovere forme di edilizia sempre più efficienti in termini di consumoenergetico.
SAIE Salone internazionale dell’edilizia – fiera leader per il mercato nazionale delle costruzioni, fra le principali su scala internazionale – dedica a questi ambiti un’interessante iniziativa, indicendo un concorso internazionale dedicato alle Soluzioni abitative sostenibili e a basso consumo energetico, riservato a studenti e giovani progettisti.
Il concorso sarà anche l’occasione per mettere a confronto due temi portanti per la nostra società: sostenibilità sociale e l’innovazione in edilizia; due fattori strategici anche in chiave di ripresa economica sostenibile capace, quindi, di sviluppare tutela ambientale e riduzione dei consumi energetici pariteticamente.
Esistono esempi significativi al riguardo, esperienze che dimostrano quanto sia importante promuovere la progettazione e costruzione di soluzioni abitative sostenibili, vuoi per il rientro in termini di tutela ambientale, vuoi per i ritorni in termini di economia e occupazione, fra i quali risulta interessante il caso Germania.
Dopo aver lanciato nell’edizione 2008 SAIENERGIA, il salone dedicato alle energie rinnovabili e tecnologie a basso consumo per il costruire sostenibile, SAIE 2009 intende focalizzare ulteriormente l’attenzione ad un tema di tale importanza attraverso le testimonianze dirette dei progetti partecipanti al concorso internazionale e alcuni workshop di approfondimento.
Saranno proprio i progetti (selezionati da una Giuria presieduta da Mario Cucinella, composta da progettisti di livello internazionale) i protagonisti di un’interessante mostra (allestita al Centro servizi) che evidenzierà soluzioni progettuali e tecnologie costruttive di riferimento.

I progetti in concorso dovranno rispondere a tre parametri fondamentali:
• utilizzo di criteri di sostenibilità per la definizione della soluzione e nella scelta di tecnologie, materiali e sistemi costruttivi;
• attenzione ai criteri di efficienza energetica della soluzione, sia in termini di risparmi energetici conseguiti attraverso soluzioni tecnologiche, che in termini di apporti energetici previsti attraverso l’applicazione di sistemi attivi;
• costo di realizzazione compatibile con i costi massimi previsti dagli interventi di social housing del Paese in cui si localizza la soluzione.

Il concorso LOW COST & LOW ENERGY SUSTAINABLE HOUSING viene lanciato e gestito attraverso il portale europeo ArchiEurope, con la collaborazione di Edilio per l’Italia.
TEMPISTICA: i progetti dovranno essere presentati entro luglio 2009; la selezione finale sarà effettuata a Bologna entro il 20 settembre 2009; la presentazione e la mostra dei progetti selezionati è prevista nell’ambito di SAIE 2009 (28 – 31 ottobre 2009).

Per maggiori informazioni:
http://www.archi-europe.com/archi-saie-awards/

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