25 May 2009

Interviste ai protagonisti di Cityfutures

Alexandros Tombazis
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D: Cosa pensa dell’architettura della nuova Fiera di Milano che ospita MADE EXPO?
R: Penso sia un’architettura d’effetto, adatta alla sua funzione perché unisce i diversi edifici grazie ad una promenade coperta attraverso la quale ci si può spostare da una funzione all’altra. Credo che da questo punto di vista sia un vero successo. Ritengo, inoltre, che per questo tipo di destinazione d’uso, sia importante avere un edificio d’impatto, in grado di rimanere scolpito nella memoria. Ho solo un dubbio, dettato più che altro dal fatto che non conosco in dettaglio come l’edificio si comporti dal punto di vista della sostenibilità, che riguarda la presenza di grandi superfici vetrate. Infatti, è possibile che si verifichi un surriscaldamento estivo degli ambienti tale da aumentare notevolmente la quantità di energia necessaria per il condizionamento.

Lee Schipper
D: Come si può eliminare la contraddizione esistente tra la necessità di flessibilità e mobilità individuale e il continuo aumento di emissioni di GHG nei paesi in corsa per lo sviluppo?
R: Non possiamo prenderci la responsabilità di impedire la mobilità individuale, in quanto il problema non è far fronte ad una contraddizione ma riportare un certo equilibrio. Bisogna garantire ad ogni persona un ambiente di vita salubre senza andare molto oltre. Quello che possiamo fare è introdurre delle tasse sulle emissioni di carbone e sul traffico per incentivare la mobilità pedonale. In questo modo, portando la discussione su un piano economico, le persone cambieranno il modo di valutare la loro mobilità individuale
D: Se lei fosse invitato a studiare il piano dei trasporti di Shanghai, quale sarebbe secondo lei la migliore soluzione per questa città?
R: In realtà, ho lavorato con Lu Jimin che si è occupato della pianificazione dei trasporti a Shanghai. Lu non condivide il mio lavoro. Il problema principale è che Lu Jimin è a favore dell’uso dell’automobile come la maggior parte delle persone nel mondo. Lu è della mia generazione e quando era giovane non c’erano automobilimacchine in Cina. La stessa cosa, d’altronde, è avvenuta prima negli Stati Uniti e in Europa. Nel giro di una generazione tutti hanno sentito il bisogno di avere un’a automacchina e non possono, oggi, immaginare di vivere senza. La diffusione dell’uso dell’automobile è stata molto veloce. Il problema, secondo me, è che in Cina non hanno compreso bene che cosa comporti l’uso massiccio dell’auto. Se la Cina non riduce il traffico, il collasso causato dall’improvvisa densità di automobili sarà di grandi dimensioni. Questo è quello che penso.
D: Perciò quello che suggerisce ai cinesi è di non possedere un’auto propria ma di utilizzare i mezzi pubblici?
R: No, non sto dicendo questo. Il problema non è se bisogna o meno possedere una automobilemacchina. Il problema è che potrebbe non esserci abbastanza spazio per la macchina. Come si risolve il problema dello spazio? È ovvio che ognuno può possedere un’autoa macchina, ma dove la parcheggia?
Ci possono essere alcune soluzioni: una è rendere difficile l’uso della automobilemacchina, un’altra è valutare come usarla. Shanghai ha reso costoso il fatto stesso di possedere l’automobileuna macchina ma non il modo in cui usarla.  La cosa migliore è ragionare su come poter utilizzare al meglio lo spazio a nostra disposizione.
Penso che la Cina e gli USA si assomiglino molto. Entrambi non possono eliminare le emissioni di GHG adesso perché hanno bisogno di sviluppare l’economia.
La Cina, però, non ha bisogno di ripercorrere tutti gli errori compiuti dagli Stati Uniti. Può scegliere di costruire edifici e città migliori e di usare meno automobilimacchine, oppure può comportarsi allo stesso identico modo degli USA.
D: Per concludere, il modo migliore per la Cina di controllare le emissioni dovute al traffico è di sviluppare un buon sistema di trasporto pubblico?
R: Migliorare non sviluppare, migliorare. La Cina possiede già un sistema di trasporto pubblico.  Una strategia potrebbe essere l’aumento delle ore di esercizio di questi servizi. Questo è il modo migliore, secondo me.

George Kunihiro
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D: Dalla storia e dalla cultura impariamo che la città orientale e la città occidentale sono molto differenti l’una dall’altra. Nell’ottica della globalizzazione, come sarà la città in futuro?
R: Penso che se parliamo di globale e di locale oggi, nel mondo globalizzato, dobbiamo ricordare che per globale si intende diffuso, in quanto ogni cosa è connessa nello stesso momento. Alcuni anni fa, quando vivevo in America, cercavo di essere Americano, ognuno cerca di essere Americano. Ma adesso non bisognerebbe più agire più in questo modo, io non potrò mai essere americano. È, infatti, più importante essere noi stessi pur mantenendo una comunicazione universale. Bisogna essere globali e locali allo stesso tempo. Occorre mantenere ogni sorta di identità. Perciò io non penso che dobbiamo farci spaventare dalla globalizzazione ma piuttosto essere preoccupati per i paesi in via di sviluppo per evitare che la loro crescita passi attraverso i nostri stessi errori. È come dire ad un bambino che non deve fare una certa cosa perché è sbagliata, lui sa di sbagliare ma lo fa lo stesso e si fa male, il bambino non ascolta. Lo stesso avviene con i paesi in via di sviluppo. Loro non ascoltano il mondo perciò spesso rifanno i nostri stessi sbagli. Noi non riusciamo a controllare questo processo. Il pericolo è che questi paesi vogliano diventare occidentali come tutti gli altri. I Giapponesi volevano diventare Americani e ci sono riusciti. Abbiamo perso tutto e abbandonato la nostra cultura. Questo è il trend, per quanto non penso che porti problemi ai  paesi sviluppati di certo ne genera per quelli in via di sviluppo. Ecco perché credo sia importante organizzare questo genere di conferenze, per far capire alle comunità locali che vogliono arricchirsi di non agire in questo modo.

Gary Lawrence
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D: Qual è il consiglio più importante che lei può dare alla città di Milano per la trasformazione che sta avvenendo in relazione all’EXPO di Milano 2015?
R: Penso che molte città coinvolte negli Expo abbiano creato monumenti all’evento invece di pensare ad investimenti fondamentali che avrebbero potuto influire sul ruolo della città in futuro; perciò la cosa più importante per me è di concentrarsi su quello che succederà alle persone che devono vivere nella città non per quelle che verranno a visitarla.
D: Che cosa può fare la tecnologia per il futuro della città?
R: Molte persone credono che la tecnologia sia la risposta giusta, io credo però che occorra anche un cambiamento dello stile di vita delle persone. Infatti, mentre la tecnologia migliora la vita delle persone, il loro comportamento influenzacausa la riduzione dei consumi. Questo è il campo su cui occorre focalizzare la nostra attenzione.
D: Qual è la principale strategia nell’approccio mondiale di ARUP sullo sviluppo urbano?
R: La nostra strategia principale è il progetto integrato, ovvero noi dobbiamo riconoscere fin dal principio che tutti i sistemi all’interno delle dentro la nostrea città sono connessi l’un, l’altro e che investimenti in un luogo hanno forti effetti in altri sistemi urbaninel sistema di un altri paesi; perciò capire queste relazioni finisce per essere una motivazione chiave quando ci si prende cura di una città.
Certamente vogliamo ridurre il consumo delle risorse, creare ambienti più salubri, ridurre l’uso di combustibilicarburanti fossili per i nostri veicoli e cose di questo genere, tuttavia per indirizzare le nostre rispostetutte queste domande bisogna capire come formare sistemi integrati per massimizzare il beneficio per la gente.

Denise DeLuca, Biomimicry Institute
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D: L’innovazione biomimetica può interessare esiti formali (shallow biomimicry), può essere di processo e di organizzazione dello spazio (deep biomimicry). Come si articola il metodo biomimetico?
R: Nel corso della conferenza non ho trattato la metodologia dei processi biomimetici. È un argomento delicato, spesso mal recepito da chi si avvicina alla ricerca bioispirata. Infatti, ho notato come, specialmente gli architetti, chiamino biomimetico un progetto, un oggetto, una soluzione che parte da un processo di emulazione (sviluppo di soluzioni basate su modelli naturali). Il metodo biomimetico è invece differente. L’emulazione è solo il quinto step della metodologia elaborata e proposta dall’Istituto Biomimetico.
La tecnica biomimetica è assimilabile ad un processo a spirale che ruota intorno a sei tappe fondamentali, percorse almeno due volte per ogni progetto.
La prima è l’identificazione, lo sviluppo di uno schema delle esigenze umane. Segue l’interpretazione: la traduzione dello schema in termini biologici e la conseguente definizione di parametri. Si passa quindi alla scoperta di modelli biologici in grado di incontrare/rispondere ai parametri dello schema iniziale. L’abstract costituisce il quarto passaggio nel quale si identificano i modelli e si crea una classificazione tassonomica. Si arriva quindi all’emulazione, passaggio nel quale si sviluppano soluzioni progettuali basate sui modelli biologici. La valutazione costituisce l’ultimo step e permette di confrontare le soluzioni con i principi della vita. A questo punto si è pronti per ricominciare: identificazione intesa in questo caso come sviluppo di un nuovo schema, questa volta a partire da esigenze evidenziate dai principi della vita.
D: Spesso si fa riferimento a modelli in grado di descrivere i differenti approcci, propri di diverse scuole di pensiero, riguardo alla stabilità di un ecosistema. In altri termini faccio riferimento ai lavori di Mary Douglas e Michael Tompson e alle diverse possibili concezioni della natura di fronte ai fenomeni perturbativi. Per alcune popolazioni (espansionisti) la natura è in grado di rispondere a tutti i fenomeni perturbativi ritrovando l’equilibrio; in altri approcci invece la natura non può rispondere a nessun fenomeno perturbativo. Un terzo approccio invece pensa che la natura possa, entro certi limiti, far fronte ad alcuni fenomeni perturbativi, superata una certa soglia, però, l’equilibrio viene perso (concezione dirigistica).
R: Questi modelli sono molto interessanti. Anche l’Istituto biomimetico ne ha elaborato uno: per noi la natura è come una sfera che si sposta liberamente e che l’uomo cerca di richiudere all’interno di un cubo. Sfortunatamente una sfera chiusa in un cubo perde le sue proprietà di adattabilità e di risposta agli agenti perturbanti, in altri termini da un lato è complicato confinare una sfera in un cubo, dall’altro lato è un’azione senza senso in quanto contraria alle caratteristiche dell’â€oggettoâ€.

Le interviste sono state realizzate da:
Giacomo Chiesa, Valentina Marino, Lorenzo Savio, Yu Wei, Zhang Yu, Giulia Bonomi

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20 May 2009

“PREMIO INTERNAZIONALE ARCHITETTURA SOSTENIBILE” FASSA BORTOLO
VI edizione 2009

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Giuria del Premio
Jury of the Prize

Thomas Herzog
Presidente / Chairperson
Françoise Hélène Jourda
Michael Hopkins
Nicola Marzot
Gianluca Minguzzi
Segretario / Secretary

Si svolgerà a Ferrara il 27 Maggio p.v. la Cerimonia di Premiazione della sesta edizione del “Premio Internazionale Architettura Sostenibileâ€, concorso nato nell’ambito dell’importante manifestazione internazionale del decennale di fondazione della Facoltà di Architettura di Ferrara, svoltasi nel 2003.
Ideato e promosso dalla Facoltà stessa con il sostegno economico dell’azienda Fassa Bortolo, il Premio intende promuovere architetture che sappiano rapportarsi in maniera equilibrata con l’ambiente, che siano pensate per le necessità dell’uomo e che siano capaci di soddisfare i bisogni delle nostre generazioni senza limitare, con il consumo indiscriminato di risorse e l’inquinamento prodotto, quello delle generazioni future.
La Cerimonia si svolgerà presso Palazzo Tassoni, antico prestigioso edificio appena restaurato, che costituisce l’ultimo ampliamento del complesso architettonico che ospita la Facoltà di Architettura di Ferrara.

PROGRAMMA DELLA CERIMONIA DI PREMIAZIONE
Palazzo Tassoni,
via della Ghiara 36,
Ferrara

ore 15.00 SALUTO DI BENVENUTO
Graziano Trippa, Preside della Facoltà di Architettura di Ferrara
Paolo Fassa, Presidente Fassa Bortolo
Riccardo Orlandi, Presidente Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Ferrara
Alessandro Marata, Presidente Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bologna

ore 15.30 PREMIAZIONE E PRESENTAZIONE DELLA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO
Marcello Balzani, Direttore del DIAPReM, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara

ore 16.00 PRESENTAZIONE PROGETTI VINCITORI E PROGETTI MENZIONATI
Thomas Herzog, Presidente Giuria Premio Internazionale Architettura Sostenibile
Motivazioni delle scelte di giuria e conferimento dei premi

OPERE REALIZZATE
Vincitore:
26 VPO, residenze sociali ad Umbrete - Progetto Solinas-Verd Arquitectos – Siviglia (Spagna)

Menzioni speciali:
Elm Park Mixed-Use Development - Progetto Bucholz McEvoy Architects – Dublino (Irlanda)
Città dell’altra economia all’ex mattatoio di Testaccio – Progetto Luciano Cupelloni Architettura – Roma (Italia)
Elemental Iquique, Expanded House - Progetto Elemental – Santiago (Cile)
High school building in Dano, Burkina Faso – Progetto Kere Architecture – Berlino (Germania)
Padiglione Spagnolo all’Expo di Saragozza – Progetto Mangado & Asociados – Pamplona (Spagna)

TESI DI LAUREA
Menzioni speciali:
S_M_L Edificio residenziale in Malaysia – Progetto Andrea Brivio, Davide Conti, Fabio Galli
Politecnico di Milano Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura, Polo Regionale di Lecco
Relatore Ettore Zambelli – Correlatore Filippo Pagliani

Live in Paris: progetto di edificio residenziale ad alta densità – Progetto Valentino Lucchini, Thomas Lepore, Nicola Losi
Politecnico di Milano Facoltà di Architettura Milano Leonardo, Sede di Mantova
Relatore Vittorio Longheu

Innovazione ambientale degli spazi per la cultura: nuovi requisiti prestazionali di ecosostenibilità per biblioteche
Progetto Letizia Martinelli – Università La Sapienza di Roma, Facoltà di Architettura
Relatore Salvatore Dierna – Correlatore Alessandra Battisti

Complesso scolastico nel villaggio di May-Habar, Eritrea – Progetto Roberto Pennacchio
Università degli Studi di Napoli Federico II, Facoltà di Architettura
Relatore Donatella Mazzoleni – Correlatore Mario Losasso

ore 18.45 CONCLUSIONI. Seguirà rinfresco a buffet

La cerimonia di Premiazione sarà preceduta in mattinata, alle ore 10:30, da una conferenza di Sir Michael Hopkins, sempre presso palazzo Tassoni.

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Scarica l’invito alla Cerimonia
Scarica l’invito al Convegno
Scarica la cedola di adesione al Convegno

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19 May 2009

SITdA PER L’ABRUZZO

La Società Italiana di Tecnologia dell’Architettura – SITdA, associazione onlus che riunisce docenti universitari, ricercatori e cultori della materia afferenti all’area della Tecnologia dell’Architettura e provenienti da 23 atenei italiani, di fronte alla gravità dei fenomeni connessi ai recenti eventi sismici che hanno colpito la città dell’Aquila e l’Abruzzo nel suo insieme, esprime innanzitutto la profonda e completa solidarietà a tutti i soci coinvolti negli affetti, nei beni e nelle memoria dalla tragicità dei fenomeni.
Esprime inoltre il convincimento che le situazioni emerse confermano un’assenza di politiche di prevenzione e di controllo delle azioni di trasformazione e di edificazione del territorio, sia nelle fasi programmatiche che in quelle progettuali e costruttive, sia per la formazione di nuovi nuclei abitativi che per la salvaguardia di realtà e beni storici, espressioni di complesse eredità culturali e civili.
Si dichiara disponibile ad offrire, ove occorra, l’insieme delle proprie cognizioni tecnico scientifiche, che fanno capo ai soci aderenti e sostenitori, con assoluto spirito di servizio e di solidale dovere verso i cittadini e le istituzioni, ponendosi a disposizione delle diverse autorità ed enti preposti all’accertamento dei danni ed alla definizione di criteri e metodologie d’intervento organicamente delineate.

Firenze, 24 aprile 2009

Prof. Paolo Felli
Presidente SITdA

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18 May 2009

SOSTEGNO A FAVORE DI SITdA: 5×1000 IRPEF

Cari Soci,
anche quest’anno il Consiglio Direttivo vi comunica la possibilità di sostenere la SITdA onlus devolvendo il 5×1000 IRPEF in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi.

I Soci che intendono condividere tale opportunità a favore di SITdA dovranno apportare una semplice indicazione nel quadro
SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL 5×1000 DELL’IRPEF, dei Modelli CUD, 730-1 e Unico.
Apponi la tua firma solo nel primo dei tre spazi previsti, quello con la dicitura:

“Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale,
delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute
che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997â€

Sotto la firma inserisci il Codice Fiscale della SITdA
94142130486

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Si precisa che le opzioni dell’ 8×1000 ed il 5×1000 non sono in alcun modo alternative fra loro. Conseguentemente è possibile, per chi esegue la destinazione dell’8×1000, effettuare anche la scelta del 5×1000 senza modificare quanto di personale consuetudine.
La devoluzione del 5×1000 a SITdA aiuterà la nostra Associazione per sostenere i futuri progetti.

Invitiamo i soci che condividono tale scelta a diffondere tale messaggio.

Per il Consiglio Direttivo
Paolo Felli | Presidente SITdA

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14 May 2009

FIERAMILANOTECH

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FIERAMILANOTECH

presenta

 

LIVINLUCE 2009 – ENER MOTIVE 2009

 

fieramilano (Rho)
26 – 30 maggio 2009

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CITYFUTURES III SESSIONE
Tecnologia

Conferenza Cityfutures, MADE Milano, 5 Febbraio 2009
Apertura del convegno alle ore 14:30

Denise De Luca ricercatrice al Biomimicry Institute a Missoula, Montana
Imparare dalla natura. Biomimetica: innovare ispirandosi alla natura

La biomimetica è la consapevole emulazione del genio della natura (Janine Benyus)
Lo studio della natura ci può fornire una strada per imitare le modalità con cui la natura risolve alcuni problemi, l’emulazione della natura avviene più studiando le strategie che la natura mette in atto per determinare la soluzione di un problema che imitando la soluzione stessa.
Un esempio di come imparare dalla natura ci viene dallo studio delle conchiglie, esse sono realizzate con materiale calcareo secondo una disposizione a strati che ne conferisce una straordinaria resistenza due volte superiore a quella della ceramica inventata dall’uomo. La ceramica esiste da migliaia di anni e sembra essere un materiale sostenibile, ma in realtà ha bisogno di calore, lavoro e trattamenti attraverso un processo manifatturiero non sostenibile.

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Come viene fatta la ceramica in natura? L’orecchia di mare è un mollusco il cui guscio è due volte più resistente della ceramica, è fatto a strati sovrapposti. La composizione del materiale è stata emulata con le nanotecnologie e ha permesso di realizzare delle ossa artificiali molto efficienti. L’emulazione della natura indica la strada per un impiego efficiente delle risorse ottimizzando le forze, l’energia e la materia.

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La Biomimetica è, dunque, un nuovo modo di vedere e considerare la natura, basato non più su cosa è possibile sfruttare del mondo naturale ma su che cosa possiamo imparare da esso.
Altri esempi di come si può imparare dalla natura sono: l’effetto auto pulente delle foglie del Loto, le microventose adesive presenti sulle zampe del Geco, le spire del Nautilus per lo studio delle turbine, un pesce tropicale a forma di scatola per la forma di un auto monovolume.

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Nel campo delle esperienze più vicine all’architettura, sono stati fatti degli studi sui termitai che garantiscono per mezzo di sistemi di ventilazione un raffrescamento passivo dell’interno, e questi studi sono stati mutuati nella concezione dello spazio interno di edifici multi piano. In conclusione quando abbiamo un problema progettuale la domanda da porsi è : come fa la natura in una situazione simile? Nella natura troveremo una risposta.

Reena Tiwari Docente di Urban Design, Curtin University of Technology, Pert (Australia)
Integrare le comunità marginali verso una città coesa.

Le bidonville nelle megalopoli crescono secondo delle regole non codificate e negli ultimi anni ci siamo dedicati a studiare queste regole con l’obiettivo di ridurre i fenomeni di emarginalizzazione e tendere ad una città integrata.
Gli slums occupano gli spazi liberi della città, i nuovi arrivati occupano gli slums, poi si costruiscono le periferie e vi vengono trasferite le persone degli slums, creando delle enclaves urbane.

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Secondo uno studio dell’ONU, (World Urbanization Prospect: the 2001 revision. UN 2002) oggi circa tre miliardi di persone vivono nelle città. Un terzo di queste vive in vasti agglomerati di baracche nelle megalopoli dei paesi in via di sviluppo. Si prevede che gli incrementi della popolazione mondiale saranno concentrati tutti nelle aree urbane dei paesi in via di sviluppo, mentre le aree urbane dei paesi industrializzati e le zone rurali rimarranno con una popolazione stabile. Il numero degli abitanti degli slums raddoppierà nei prossimi trent’anni fino a raggiungere i due miliardi di persone. Ma cosa sono gli slums? Sono città spontanee, con permanenze temporanee, fatte di case non sicure che non appartengono a nessuno, non gestite.

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Come creare delle città senza divisioni tra ricchi e poveri?
Il primo tema individuato è quello della vicinanza tra il luogo dove si abita e quello dove si lavora e la individuazione della strada come spazio di relazione, dove gli stessi spazi sono utilizzati per differenti funzioni: lavoro, socializzazione.

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Un’altra opportunità è la crescita per accumulazione, prima sono impiegati materiali di recupero e in seguito sono sostituiti con materiali più durevoli e le case vengono dotate di maggiori comodità (elettricità) questo processo è graduale e asseconda le possibilità economiche delle persone.

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Il secondo tema individuato è quello del rapporto tra il costo e la qualità degli elementi edilizi. Un progetto dell’università di Perth ha riguardato l’impiego di materiali di scarto per realizzare componenti per le costruzioni con costi molto bassi. Ad esempio sono state impiegate delle bottiglie all’interno di pareti per realizzate parti trasparenti. Costruire con materiali riciclati ha prodotto meno inquinamento,maggiore economia, la riduzione del 60% di prodotti specifici per le costruzioni e una maggiore consapevolezza economica.

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Le comunità locali coinvolte dovevano aiutare e lavorare per la costruzione delle case secondo una strategia di partecipazione. Le ONG che hanno sviluppato il progetto risiedevano nel luogo per creare la partecipazione. Questo approccio è stato definito “soft empirismâ€.
Il terzo tema ha riguardato le infrastrutture di base e l’uso del terreno, negli slums gli abitanti si occupavano di stabilire delle regole comuni e le ONG e i governi locali hanno favorito questi processi.

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Il quarto tema è stato quello dei trasporti, il 65% della popolazione delle baraccopoli si muove con i mezzi pubblici, la creazione di corsie per questi mezzi, sebbene sia stata osteggiata ha dato dei benefici alla circolazione.

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Alexandros N. Tombazis Fondatore di PLEA (Passive and Low Energy Architecture) membro UIA
Tecnologia e architettura. Eco tecnologie o progettazione ecologica?

L’architettura vernacolare è un ottimo esempio di progettazione ecologica, ma non può essere riprodotta in luoghi differenti da quelli dove si è sviluppata.

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Essa nasce dall’unione di esigenze specifiche e dalla limitatezza dei mezzi, quando i mezzi sono limitati bisogna avere menti illuminate, oggi che i mezzi sembrano illimitati le menti sembrano esserlo di meno.

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Ciò che facciamo oggi sono soluzioni passpartout, che possono essere inserite in qualsiasi contesto. Un edificio progettato a Denver può essere utilizzato in qualsiasi luogo del pianeta. Cosi utilizzare una architettura vernacolare in un luogo differente da quello in cui si è sviluppata appare a tutti un gesto senza senso.

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Ogni epoca ha le sue regole, il movimento moderno aveva le sue, le regole sono la cornice all’interno della quale noi sviluppiamo le nostre idee. Oggi i computer sembrano avere il sopravvento, permettono di ottenere risultati molto rapidamente, e molti si fanno condurre dallo strumento invece di utilizzarlo. E’ una condizione simile a quanto accaduto con le prime architetture solari, sembrava che l’impiego di energie solari costringesse tutti ad adottare soluzioni simili. L’architettura non può avere soluzioni banali, noi non amiamo i vincoli ma sono i vincoli che ci permettono di creare delle soluzioni non banali.

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Alcune architetture contemporanee sembrano delle sculture autoreferenziali, sono delle sculture con delle funzioni integrate. Non basta mettere una funzione ad una scultura per farla diventare una architettura, c’è dell’altro, c’è il clima, una architettura non può essere indifferente al clima, non può essere spostata.

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I cambiamenti climatici sono una realtà tangibile da tutti, ed è la nostra principale preoccupazione oggi. Il governo USA ha firmato una legge energetica e l’atteggiamento delle persone sta cambiando. Cosa accade nell’architettura? Molti esempi sono architetture spettacolo, la corsa a fare il grattacielo più alto per avere l’attenzione dei media sta creando delle mostruosità.

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Ho cercato negli anni di sensibilizzare i colleghi progettisti sul concetto “less is beautifulâ€, in altre parole sul concetto che la progettazione bioclimatica è qualcosa di più di una questione legata all’economia e alla sostenibilità. Di fronte ai cambiamenti climatici è nostro obbligo pensare e agire in modo eco-logico.
Nei progetti che produciamo nel nostro studio in varie modalità si cerca di integrare le soluzioni bioclimatiche alla radice delle scelte architettoniche. È’ il caso, ad esempio, del progetto per l’ospedale di Salonicco, in cui si è arrivati a poter prevedere dei risparmi del 40% per i consumi energetici. Nel progetto per la chiesa della Santissima Trinità a Fatima invece abbiamo progettato una copertura attiva che permette attraverso un controlllo computerizzato di elementi in copertura di ottenere delle configurazioni variabili di luce naturale all’interno.

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di Alberto Raimondi

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4 May 2009

QUALITA’ DEGLI EDIFICI TERZIARI:
LA COSTRUZIONE DI UN MODELLO DI RATING IMMOBILIARE

CONVEGNO
Milano, 13 maggio 2009 – ore 15.30
Politecnico di Milano, Aula Rogers
Via Ampere, 2 – Milano

Il mercato immobiliare, in particolare nell’ambito degli edifici terziari, è solito indicare gli edifici che corrispondono ad uno standard qualitativo elevato con il termine di “Classe Aâ€.
A questa definizione, mutuata dai modelli di rating finanziario, non corrisponde una precisa, oggettiva e scientifica individuazione degli elementi che la determinano: per consuetudine vengono genericamente indicati elementi quali la “flessibilità delle superficiâ€, la “dotazione impiantistica di elevato standardâ€, la presenza di “pavimenti sopraelevati†o altre caratteristiche che connotano le dotazioni degli edifici.
La ricerca, condotta dal Laboratorio GestiTec del Dipartimento BEST, Politecnico di Milano, con il supporto di importanti società partner dell’iniziativa, Generali Gestione Immobiliari, Pirelli RE, Paschi Gestioni Immobiliari, si è posta come obiettivo la costruzione di un modello di rating immobiliare, finalizzato all’individuazione di elementi che possano oggettivamente identificare il livello di “qualità†e le prestazioni degli edifici terziari.

Scarica l’invito e il programma

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