
Il 10 maggio 2010 ricorre il primo anniversario della scomparsa di Eduardo Vittoria, socio onorario della SITdA e professore emerito di Disegno Industriale presso l’Università La Sapienza di Roma
Nell’approssimarsi di quella data, Napoli, prima tra le sedi universitarie in cui Vittoria ha insegnato nella sua lunga carriera, ha voluto ricordare la sua versatile figura di intellettuale.
La scelta di tenere il convegno a Napoli, sua città natale, il giorno 8 marzo scorso, è stata dettata dalla continuità del legame nel tempo con le sue radici, ma soprattutto dalla rilevanza che ha rivestito il “decennio” napoletano di Vittoria, non solo nell’arco della sua vita, ma nell’assetto delle discipline intorno a cui si raccoglie la SITdA.
Tra il 1969 ed il 1979 infatti egli scelse di tornare a Napoli per insegnarvi nella Facoltà di Architettura, in cui si era laureato nel 1947 con Piccinato, ma anche per riprendere il percorso politico che vi aveva iniziato come giovane militante nelle file del PCI, mentre frequentava lo studio di Luigi Cosenza. Entrambe le attività, che mai hanno oscurato la sua personalità di archiettto, lo hanno portato ad imprimere tracce indelebili nella vita della città, sia per la partecipazione, in quegli anni, alla “fondazione” della nuova disciplina delle Facoltà di Architettura, la Tecnologia dell’Architettura, sia per l’esperienza come assessore al Centro storico, al Patrimonio e all’Ambiente nella prima Giunta di sinistra della città, guidata da Maurizio Valenzi (1975-1980).
Il convegno ha avuto il patrocinio del Comune di Napoli (che ha offerto la bella sede del Palazzo delle Arti), del Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C., dell’Ordine degli Architettti P. P.C. della provincia di Napoli e si è avvalso della collaborazione della SITdA e della Fondazione Adriano Olivetti di Roma.
Dopo il saluto del Preside della Facoltà di Architettura di Napoli, prof. Claudio Claudi (anch’egli allievo di Vittoria negli anni ’70), del Presidente dell’Ordine di Napoli, arch. Gennaro Polichetti (anche a nome dell’arch. Paolo Pisciotta, del C.N.A.P.P.C.) e del prof. Mario Losasso, in rappresentanza del Presidente della SITdA, prof. Paolo Felli, la dott. Patrizia Bonifazi, responsabile del Comitato promotore Unesco per Ivrea, ha ricordato la partecipazione di Vittoria alla costruzione della città industriale ad opera del gruppo di architetti raccolti da Adriano Olivetti.
Al’inizio della riunione, il Prof. Augusto Vitale, che condivise fin dal 1970 l’esperienza di Vittoria a Napoli, prendendo lo spunto dalle tre passioni del suo maestro (la politica, l’archietttura come prassi e come pensiero, la ricerca e la formazione dei giovani architetti), ha sintetizzato le ragioni che hanno motivato il convegno, inquadrandolo nelle manifestazioni che, nel corso dell’anno, provvederanno a tenere viva la memoria dell’azione di Vittoria.
Il convegno si è articolato, come segnalato dal suo titolo, sulle varie componenti della figura di Vittoria, ad iniziare dalla sua personalità di architetto militante.
Carlo Melograni, primo relatore, rievoca la loro lunga amicizia e collaborazione; architetto anche lui, ma sulla sponda romana, ebbe modo di conoscere Vittoria tra Roma e Napoli, grazie alla frequentazione del partito nel quale militavano entrambi: anni del dopoguerra, anni di grandi speranze e fervore. Riemergono così le vicende della breve vita della SAU, Società di Archietttura e Urbanistica a Roma e dell’InArch, poi l’esperienza milanese con Zanuso e il lungo periodo di Ivrea. Dopo la morte di Olivetti il ritorno a Roma e quindi la parentesi napoletana, su cui Melograni si interroga: la volontaria chiusura della vita professionale coincide con un rinnovato impegno politico, mentre l’inzio della carriera di docente e maestro universitario costituisce forse la ripresa della missione che Olivetti gli aveva indicato, quella di preparare futuri architetti a corrispondere alle necessatià e alle aspirazioni della società italiana in trasformazione.
Successivamente il prof. Giovanni Guazzo, Preside fino al 2005 della Facoltà di Ascoli Piceno, in cui Vittoria si impegnò profondamente fin dalla sua formazione, ne ricorda il forte legame di collaborazione e cerca anche lui di spiegare le ragioni del suo ritorno a Napoli, riprendendo alcuni dei temi da lui trattati nella monografia sul suo maestro, edita alcuni anni fa da Gangemi a Roma.
L’arch. Ennio Migliarotti, architetto in forza al Comune di Napoli e capo-staff di Vittoria nell’Assessorato da lui retto per cinque anni, e l’on. Andrea Geremicca, Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa e Assessore anche lui nella Giunta Valenzi, ricordano il fervore di quegli anni e lo straordinario spirito rivoluzionario che li guidò nella difficile esperienza amministrativa in una città difficile come Napoli.
In particolare Migliarotti rievoca i progetti a cui lavorò Vittoria e che puntavano a riportare nella città straordinari disegni di cultura nutriti nel passato più illustre della città. Ne porta la testimonianza con alcuni documenti ritrovati nell’Archivio comunale con la collaborazione dell’arch. Patrizia Vollero, anch’essa in forza al Comune ed allieva di Vittoria, documenti di cui si auspica la pubblicazione.
In ultimo il prof. Vitale, rievocando il sodalizio decennale del gruppo napoletano (La Creta, Capasso e lui stesso, ma anche Gangemi, Caterina, Murolo) con il fondatore dell’Istituto di Tecnologia dell’Archietttura, ripercorre il lungo percorso che portò alla fondazione disciplinare della disciplina, partendo proprio dalla battaglia che agli inizi del decennio ’70-’80 egli ingaggiò, insieme a Ciribini ed a Spadolini, contro il nozionismo tecnico erede del razionalismo, contro “l’aggiornamento puro e semplice dei valori tecnico-esecutivi tradizionali” in nome di un più forte e innovativo sforzo culturale che tese a “riportare l’architetttura a strumento della fantasia collettiva, nella quotidiana opera di trasformazione e modificazione dell’ambiente”, come egli stesso ebbe a scrivere nella formulazione dei primi programmi didattici della nuova disciplina, a cui si aggiunsero ben presto la “progettazione ambientale” e la “cultura tecnologica della progettazione”.
Al termine della serata l’arch. Emanuele Piccardo illustra il documentario su Adriano Olivetti, “Lettera 22”, che successivamente verrà proiettato nella sala. Voluto dagli Ordini degli Architetti di Genova e di Torino e dallo stesso C.N.A. e patrocinato dalla Fondazione Olivetti, il DVD propone all’osservatore un viaggio all’interno di un mondo, quello di Olivetti, che ha determinato l’evoluzione economica, sociale, politica e culturale dell’Italia del dopoguerra e che trasfuse l’educazione di stampo socialista e la lezione dell’organizzazione del lavoro delle grandi fabbriche americane, che Adriano Olivetti ebbe modo di studiare, in una nuova concezione degli spazi industriali. A questa missione egli chiamò a collaborare, seguendo la linea segnata da Figini e Pollini, i migliori architetti giovani della generazione del dopoguerra. Tra essi anche Vittoria, di cui il documentario ha riproposto una toccante intervista, eseguita pochi mesi prima della morte.
A cura di Augusto Vitale
Scarica il testo
Scarica la locandina con il programma